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Anagrafe pubblica deglie eletti e dei nominati: Occorre attuarla immediatamente

10 Gennaio 2012 165 commenti

Con delibera n. 54 del 26 novembre 2008, il Consiglio provinciale di Frosinone approvò l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati; da allora poco o nulla si è fatto per l’attuazione di quella delibera.
Nulla vale ricordare che all’epoca il Presidente della Giunta fosse Scalia e che la maggioranza era di centro sinistra, perché tale delibera fu approvata all’unanimità.
Con quella delibera la provincia di Frosinone si impegnò, fra l’altro, a mettere a disposizione di tutto il suo elettorato, i dati di ogni consigliere, di ogni assessore e di tutti i dirigenti di nomina dell’ente, i dati reddituali e patrimoniali di ognuno di essi, la produttività dei consiglieri e degli assessori espressa sia in termini quantitativi (presenze nelle assisi di appartenenza), sia in termini qualitativi (provvedimenti prodotti e/o votati), i curricula dei dirigenti ed i criteri di nomina degli stessi.
Alla luce di quella iniziativa, che ebbe anche un buon riscontro di media, ci furono anche altri soggetti politici ed istituzionali che, a parole, si dichiararono d’accordo con l’impostazione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, salvo poi non adoperarsi e riportare il tutto nel dimenticatoio.
Mi piace ricordare come lo stesso sindaco frusinate Michele Marini, più volte si impegnò a far approvare una delibera simile, ma i suoi impegni rimasero lettera morta; probabilmente vi era altro tipo di impedimento per cercare di raggiungere questo elementare criterio di trasparenza e di corretto rapporto fra elettorato e rappresentanza dello stesso.
Al sindaco Marini vogliamo ricordare anche che, probabilmente, lo strumento per superare la sua crisi di maggioranza può essere proprio quello dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, evitando rimpasti o blindature di giunta che a poco servono, prendendo il timone della trasparenza per dare una risposta politica anche ai recenti ed incresciosi avvenimenti di cronaca giudiziaria che hanno visto coinvolti sia componenti di maggioranza che dirigenti nominati dalla stessa.
I radicali dell’Associazione Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone si batteranno nelle prossime ore per cercare di far attuare questo importante strumento, sia dove vi è già una delibera approvata (Provincia di Frosinone), sia per farla approvare dove ancora non si è provveduto (Comune di Frosinone), in quanto riteniamo non più rinviabile una concezione del rapporto fra elettorato e istituzioni basato sulla consapevolezza, sulla conoscenza e la massima trasparenza, lasciando la delega in bianco ad una politica ormai superata dai fatti e dagli eventi.

Michele Latorraca
Segretario Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone
michelelatorraca@tiscali.it

E SE NON FOSSE UN CASO ISOLATO?

27 Marzo 2011 266 commenti

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La vicenda di questi giorni che ha visto una famiglia di Veroli venire raggirata al fine di trovare una collocazione lavorativa al proprio figlio, non può essere derubricata a semplice truffa. Personalmente qualche riflessione la farei. Innanzitutto, con tutto il rispetto e la solidarietà che a questa famiglia va riconosciuto, per ripristino di un minimo di verità e non certo per amore del politically uncorrect, se la notizia è quella diffusa dai principali organi di informazione, bisogna dire che questa famiglia, a sua volta, voleva raggirare la comunità; perchè parlando fuori dai denti si voleva trovare un posto di lavoro al figlio senza fare una selezione o peggio ancora truccandola, altrimenti come potrebbe giustificarsi tale esborso?
E qui ci sono altri punti interrogativi che mi pongo e che, credo altri dovrebbero porsi. Ad esempio, il comportamento di questa famiglia rappresenta un fatto unico oppure è molto più diffuso e “popolare”? Cioè ci sono altre famiglie che hanno avuto esborsi di questo tipo che non sono stati denunciati o peggio ancora sono andati a buon fine (per la famiglia e probabilmente non per la comunità)? Ed i miei interrogativi non vengono certo da una persona, quale il sottoscritto, che pretende una moralità dei comportamenti pubblici ma che si preoccupa semplicemente del rispetto di procedure e legalità.
E proprio a tal fine ragionerei sul ruolo ancora e sempre più determinante di alcuni potenti locali, (che al di fuori del loro “raggio d’azione”, non solo non sono potenti ma, più decisamente, diventano codazzo) che ancora oggi gestiscono posizioni chiave, luoghi di lavoro e purtroppo vite umane, senza preoccuparsi di elementi come produttività, qualità dei servizi, benefici della popolazione e costi che quest’ultima deve sostenere, solo al fine di alimentare clientele e di conseguenza la propria posizione di potere.
Detto questo, spero che queste dinamiche, possano consentire anche e soprattutto alla magistratura di capire se, rimangono casi isolati o se, questo “malcostume” rappresenta la spia di una illegalità più complessa e diffusa.

Michele Latorraca
tesoriere Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini per la provincia di Frosinone


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IL ROVESCIO DEL ROVESCIO

26 Marzo 2011 150 commenti

TRATTO DA: http://www.radicali.it/comunicati/20110326/rovescio-del-rovescio
Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani

In un contesto, l’Italia, in cui non esiste lo Stato di diritto ci sono degli autentici buchi neri: uno di questi è rappresentato dalla Lucania, che qualcuno descrive felix, ma che in realtà è letteralmente occupata, soffocata e saccheggiata da un sistema di potere che credo rappresenti la quintessenza di quel il sessantennio partitocratico che abbiamo denunciato e descritto nel dossier “La peste italiana”.
“La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli.” Vero, verissimo, e alcune vicende campane, lucane, pugliesi e meridionali sono lì a testimoniarlo. Storie di veleni industriali figli di una malapolitica che ha prodotto la devastazione e l’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e della terra.
In Basilicata i reati ambientali che coinvolgono potenti multinazionali di fatto non vengono perseguiti. In cambio, però, si producono film apologetici, sponsorizzati da una delle sette sorelle. I reati ambientali non si perseguono, si preferisce perseguire chi li denuncia nel palese tentativo di tacitare qualsiasi voce che rompa l’idillio e gli intrecci perversi e perniciosi che passano anche attraverso le rotte dell’oro nero.
A fine gennaio, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ho parlato delle proposte radicali in materia di riforma della giustizia ad iniziare dalla responsabilità civile dei magistrati. L’ho fatto in un contesto che definirei quanto meno ostile. Il Presidente della Corte d’appello presso il tribunale di Potenza mi ha prontamente risposto che la responsabilità civile in Italia c’è. Questione di punti di vista, evidentemente.
Pochi giorni fa, la Procura di Catanzaro ha archiviato l’inchiesta “Toghe lucane”. Evito di commentare e mi limito a prendere atto della decisione. Sarebbe opportuno, però, evitare stucchevoli apologie. In questa brutta storia non ci sono eroi e nemmeno vittime. Anzi no, temo che una vittima ci sia: la verità che, a mio avviso, è altra rispetto a quanto contenuto negli atti giudiziari.
Ci sono uffici giudiziari in questo nostro paese, in questo nostro sud, dove la giustizia viene asservita ad interessi particolari e quando occorre viene usata come maglio per demolire i nemici degli amici di cosca. In un contesto, lo ripeto, che rende l’aria irrespirabile e dove tutto è tenuto sotto un ferreo controllo.
L’Alsia di Basilicata avrebbe diritto a chiedere la retrocessione dei terreni della Marinagri spa. Ne avrebbe diritto, ma evita accuratamente di procedere. Vitale e soci, all’inizio degli anni settanta, ricevettero alcuni ettari di terreno per realizzare un’attività industriale mai nata.
L’attuale commissario dell’Alsia è un uomo di Don Tonino Di Pietro; il commissario che lo ha preceduto, pure. Gli uomini della legalità a corrente alternata, però, tacciono, ad iniziare da Belisario e De Magistris.
Potrei aggiungere altro, ma per il momento mi fermo qui. Non vorrei che qualche illustre principe del foro mi accusi di giustizialismo. A tutti, però, ricordo che per poter parlare di un tema occorre approfondirlo e forse per poter comprendere un contesto bisogna viverlo. Anche se non è indispensabile.
“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. Pier Paolo Pasolini
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2011: Inizio amaro per Ceccano

8 Gennaio 2011 10 commenti

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L’anno non è iniziato nei migliori dei modi per la Valle del sacco e per Ceccano in generale. L’episodio della schiuma di Capodanno come ben documentato dal video del sottoscritto, inviato via e-mail alla procura della Repubblica di Frosinone, all’Arpa Lazio e all’Autorità di bacino del Liri e del Garigliano, nonchè al comune di Ceccano attraverso il form che si trova sul sito del comune e l’incendio all’impianto di autodemolizione della Cosmin Enasoae fa pensare che non solo l’allarme ambientale è sempre più di tipo emergenziale, ma la cosa preoccupante è che le istituzioni non riescono a informare la popolazione sullo stato effettivo della questione ambiente.
Infatti, mentre nel primo caso, le istituzioni a qualsiasi livello non hanno ritenuto di intervenire e di informare le popolazioni residenti sul motivo di quella strana e sospetta scia di schiuma bianca che, guarda caso, il giorno di capodanno ha “macchiato” il corso del fiume Sacco nel territorio ceccanese, nel secondo caso si sfiora il paradosso con l’ordinanza dell’amministrazione di Ceccano che, dopo aver riunito rappresentanti dell’Arpa Lazio, dell’Asl e dei Vigili del fuoco ha emanato una ordinanza cautelativa consistente nel non aprire le finestre, lavarsi bene le mani, non utilizzare prodotti agricoli e non consentire il pascolo agli animali da cortile e d’allevamento, il tutto nel raggio di 500 metri.
Voglio premettere che l’odore acre di gomma bruciata sprigionato dall’incendio, ha interessato per almeno 48 ore sia Ceccano, sia l’area industriale Asi di Frosinone, che la nube derivante dall’incendio era di colore grigio scuro nelle prime 24 ore, per attenuarsi nella colorazione nelle successive 24 ma che di solo vapore acqueo non si trattava (così come riportato nella stessa ordinanza cautelativa), che il centro abitato di Ceccano si trova a ben più di 500 metri dal luogo dell’incendio e che, all’interno dello stesso sito come documentato dagli organi di informazione, si verificavano delle esplosioni dovute a presenza di bombole di gpl che, da rimembranze di chimica, non mi risultano producano vapore acqueo a contatto con calore e fiamme, pertanto sarebbe opportuno per amore di decenza, di buon senso ed in conformità all’art. 5 comma 1.c della Convenzione di AAhrus che vengano resi sin da subito le risultanze che l’Arpa, l’Asl ed il NOE hanno riscontrato realmente nelle rilevazioni da loro effettuate, al fine di consentire alla popolazione di prendere eventualmente le precauzioni del caso e nello stesso tempo per mantenere un sufficiente grado di fiducia nelle istituzioni.

Michele Latorraca
Tesoriere Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone


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