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In ricordo di Marco

22 Maggio 2016 Commenti chiusi

E’ da ieri che sono chiuso in un dolore che pervade la mia persona. Un dolore che ha varie sfaccettature, di ciò che poteva essere e non è stato, ciò che potevo fare e non ho fatto, ciò che ho condiviso, che mi ha dato da pensare e che mi ha completamente avvolto.
Sono uno dei pochi radicali “storici”, considerato la mia militanza ultraventennale, che non aveva un rapporto personale con Pannella. Un po’ per timidezza, la mia, molto per scelta.
Marco aveva un carattere difficile, non era facile stargli accanto e probabilmente anche io avevo un carattere poco compatibile con Pannella. A me è sempre interessato capire le sue battaglie politiche, dare un apporto da militante, fare un passo nella direzione giusta, non mi interessava esserne amico, avevo timore di esserne troppo coinvolto dal punto di vista personale.
Ho contato nulla nella sua vita, ma lui ha contato molto nella mia e credo nella vita di tutti noi italiani.
Molti lo ricordano per le battaglie sul divorzio, sull’aborto, sull’obiezione di coscienza (spesso svilita nell’accezione con cui facilmente adesso se ne fa abuso), a me piace ricordarlo anche e soprattutto per le battaglie impopolari che sono diventate popolarissime dopo e penso alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti o alla legalizzazione dell’eutanasia, la libertà di ricerca scientifica, ma anche a quelle che ancora scontano una impopolarità, spesso legata alla mancata conoscenza delle stesse, come quelle sulla giustizia giusta, l’amnistia, il tribunale penale internazionale, la moratoria universale sulla pena di morte, gli Stati Uniti d’Europa e d’America, l’organizzazione mondiale della e delle democrazie e, ovviamente, la lotta per lo sterminio per fame nel mondo.
In tutto questo è giusto ricordare la sua ultima lotta politica per la transizione verso lo Stato di diritto e l’affermazione del diritto umano alla conoscenza; in provincia di Frosinone, il comune di Anagni ha già approvato una mozione che impegna il governo italiano a supportare la propria candidatura come membro temporaneo del Consiglio di Sicurezza Onu, proprio sull’affermazione dello Stato di Diritto.
Un amico e compagno di battaglie di Sciascia, di Pasolini, di Tortora, di Modugno, di Vasco, di Saramago, Ionescu, Sartre e del Dalai Lama.
Un militante della libertà e della laicità, un uomo che ha sempre sfidato l’impopolarità per non essere antipopolare, un politico che non si è mai seduto sugli allori e che ha sempre cercato nuove battaglie, un integralista del diritto contro le ragion di Stato o di partito, insomma una persona d’altri tempi che, come amava dire lui, speriamo futuri.
Spes contra spem. Il suo ultimo grande insegnamento, “essere” speranza e non “avere” speranza, essere proattivi e non sperare in una soluzione calata dall’alto.
Ciao Marco, mi mancherai, spero solo non troppo.

Continua la mia adesione al Satyagraha di Marco Pannella

9 Dicembre 2014 Commenti chiusi

Uno Stato di diritto non può e non deve aspettare le logiche spartitocratiche per far rispettare le stesse leggi di cui si è dotato. E’ impensabile che a 10 mesi dall’introduzione della figura del Garante Nazionale dei Detenuti ancora non si è proceduti alla nomina, non è pensabile che il diritto alla salute non venga garantito nei fatti ai detenuti, in quanto le carceri italiane sono un bubbone di malattie soprattutto psichiatriche.
Nella sola casa Circondariale di Frosinone, più di un terzo dei detenuti sono sotto osservazione psichiatrica e nonostante l’immenso lavoro effettuato dall’infermeria del carcere, che lavora in condizioni a dir poco imbarazzanti, la situazione non può considerarsi sotto controllo con alcuni gravi casi di incompatibilità, a mio parere, col regime carcerario.
La miriade di lavoro presente sulle scrivanie dei magistrati, anche in virtù di un obsoleto principio della obbligatorietà dell’azione penale, fa si che i tempi di giustizia diventino inevitabilmente tempi di ingiustizia, con il corollario della prescrizione che non è altro che una amnistia di classe, visto che coloro che si possono permettere un buon avvocato hanno molte probabilità di riuscire a garantirsi questo fondamentale istituto.
E’ ovvio che la risposta non può essere allungare i tempi della prescrizione, perché sarebbe l’allungarsi di un’agonia, ciò che è necessario nel breve termine è un ulteriore provvedimento di indulto legato ad un altro ancor più fondamentale provvedimento di amnistia per garantirsi il tempo necessario per arrivare ad una vera riforma della giustizia. Sarà compito del parlamento italiano, nel quale noi siamo assenti, garantire agli italiani una riforma che tenda a superare lo stato perenne di emergenza nel quale versa questo importante pilastro dell’organizzazione dello Stato.
La stessa revoca del 41 bis al detenuto Bernardo Provenzano e l’abolizione dello stesso in quanto incompatibile con il dettato dell’art. 27 della Costituzione, non è altro il rientro nella legalità da parte dello Stato Italiano sempre più tecnicamente criminale come le stesse condanne ricevute dalla Cedu dimostrano, in particolar modo sul fronte della irragionevole durata dei processi e per i trattamenti inumani e degradanti legati alle condizioni in cui vivono i detenuti.
Non è pensabile lasciare da soli i direttori dei carceri ed il Corpo della polizia Penitenziaria nell’affrontare un così grave problema, la politica e la giustizia devono fare la loro parte non presto ma subito.
Sono profondamente convinto che il Satyagraha radicale sia fondamentale e addirittura dirimente per rientrare nella traiettoria di una Giustizia Giusta nel pieno rispetto della legalità esistente e nel rispetto della persona e delle persone che sono ospitate nelle carceri italiane.
Per questo motivo dopo aver aderito con 48 ore di sciopero della fame gli scorsi 5 e 6 dicembre, continuerò insieme a Marco Pannella, a Rita Bernardini e ai Radicali tutti con altre 48 ore il 10 e 11 dicembre e 17 e 18 dicembre.

Relazione al Congresso dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone

12 Dicembre 2010 1 commento

Care Compagne, cari compagni,
la situazione politica internazionale e quindi anche quella italiana vive momenti di confusione politica, culturale e quindi democratica allarmante.
Per noi radicali è un già saputo ed un già vissuto, almeno a livello nazionale, ma l’affacciarsi di una crisi prima di tutto di democrazia e delle democrazie e poi economica sullo scenario internazionale rappresenta una “novità” ed una ulteriore fonte di preoccupazione che deve necessariamente portare, come direbbe De Gregori in una sua celebre canzone “a calpestare nuove aiuole con un canestro di parole nuove” .
Quelle aiuole e quelle parole nuove sono state già percorse e precorse da noi radicali; infatti già qualche lustro orsono parlavamo di Stati Uniti d’Europa e d’America come strumento per arrivare da una parte all’O.M.D. (Organizzazione mondiale della e delle democrazie) e dall’altra per difendere le stesse democrazie dagli attacchi che dal proprio interno e dall’esterno già erano a noi (e solo a noi) evidenti già da allora.
Qualcuno potrebbe interrogarsi sul fatto che oggi stiamo costituendo un’associazione territoriale e che quindi questo “cappello” potrebbe sembrare esagerato, inadeguato e comunque non confacente a questa sede, ma so già che quel qualcuno non è presente in questa platea, perché alla base di un politica meramente liberale e quindi radicale vi è il millimetro da percorrere nella direzione giusta verso l’obiettivo dato.
Noi oggi con la costituzione dell’Associazione Radicale della Provincia di Frosinone dobbiamo “arrogarci” il dovere di percorrere uno o più di questi millimetri nella direzione che ci siamo dati da tempo e che continuamente ed in varie forme viene confermata e mai smentita nelle mozioni generali dei vari congressi di Radicali Italiani succeduti negli ultimi anni.
Tenendo bene a mente qual è l’obiettivo massimo da raggiungere, dobbiamo essere consapevoli che, proprio perché vi è una crisi di democrazia e delle democrazie e che attualmente le forze della partitocrazia italiana e a questo punto anche europea, non sono riusciti ad adottare una qualsiasi politica che riuscisse a bloccare la deriva antidemocratica o comunque non democratica, il nostro operato, qualunque esso sia, si muoverà all’interno di uno scenario paludoso, infimo e perfino pericoloso.
Ma anche questo è essere radicale, conoscere la realtà, capirne le criticità e coglierne le opportunità.
E la realtà che viviamo in questi anni, anche e oserei dire soprattutto nella nostra provincia, è una realtà di grave crisi economica, di enorme crisi politica e di moltiplicazione di burocrazie parassitarie e malaffare.
Sono tutti fenomeni legati fra di loro e che hanno radici lontane e sono rappresentate dalla mancanza di alternativa alle politiche che si sono succedute negli anni, alla industrializzazione selvaggia che ha impedito una gestione oculata delle risorse del territorio, alla mancanza di una giustizia che funzioni, a deficit culturali che sono stati volutamente coltivati dalla partitocrazia, all’assenza di senso istituzionale da parte di chi ha gestito il potere nella nostra provincia.
In poche parole è mancata la strategia, la mancata definizione di obiettivi nel lungo periodo ha fatto sì che le politiche adottate avendo presente un arco temporale elettorale, ha portato allo scempio attuale.
Perché di scempio si deve parlare. Vedete, una provincia come quella di Frosinone, con un bacino di 150/200.000 cittadini, che non ha un polo sanitario non dico d’eccellenza ma almeno congruo con le esigenze della popolazione, grida vendetta. Ma si è arrivati a questa situazione perché da una parte si è voluto aprire piccoli ospedali destinati a chiudere ma che servivano ad accontentare qualche “referente” locale e dall’altra si è accettata la “devolution romana” verso le cliniche cattoliche convenzionate. Così ad ora a la struttura ospedaliera di eccellenza più vicina è probabilmente Tor Vergata a quasi 100 chilometri dal capoluogo ciociaro. Pertanto è fondamentale che il nuovo nosocomio di Via Armando Fabi funzioni realmente e risponda effettivamente alle esigenze di una provincia che troppo ha penato e che in qualche modo dovrà essere risarcita.
Altro scempio è il disastro ambientale. Anche qui, senza necessariamente entrare nel particolare, ci troviamo dinanzi a interessi particolari che, nascondendosi dietro il paravento del garantire posti di lavoro, non solo non li garantiscono ma immettono nell’aria, nelle acque e nei terreni sostanze nocive per la salute pubblica. Ed è sotto gli occhi di tutti il proliferare di malattie tumorali che attaglia la nostra provincia. Senza considerare il problema smaltimento rifiuti e raccolta differenziata, dove siamo in attesa, se sono ben informato, di un nuovo piano provinciale dopo che la Giunta Iannarilli ha pensato bene di abrogare quello precedente senza sostituirlo con un altro.
Ma so che il tempo è tiranno e mi avvio a fare le mie conclusioni.
Credo che questa associazione che stiamo costituendo debba avere come sua prerogativa il non perdere di vista quelle che io amo definire le tre A: Alfabetizzazione, Azione e Armonia. Brevemente spiego.
Alfabetizzazione: Noi abbiamo la fortuna di trovarci in una regione nel cui consiglio regionale siedono due nostri importanti dirigenti. Con loro e attraverso loro dobbiamo meglio capire i nuovi linguaggi della politica e soprattutto capire normative e procedure attualmente in vigore, per individuare puntualmente le sacche di illegalità e procedere alla loro rielaborazione in termini liberali;
Azione: Partendo dallo scenario dato, analizzando le problematiche varie bisogna agire attraverso iniziative precise, puntuali e congrue con le nostre risorse umane e finanziarie;
Armonia: Dobbiamo essere un tutt’uno, rispettando come è ovvio le nostre prerogative individuali che non dovranno essere mai bloccate o ostacolate ma che necessariamente dovranno essere emanazione di un sentire comune e di politiche condivise. Da questo punto di vista, mi piace ricordarlo più a me stesso che al resto degli associati e degli associandi, che, i compagni di strada “esterni” all’associazione, nel caso fossimo così bravi da trovarne saranno coloro che vorranno condividere quel millimetro da correre, senza distinzione di appartenenza politica.
Credo di aver detto molto nei limiti dei tempi che ci siamo dati e che un Congresso deve darsi, auguro a tutti noi un buon Congresso ed un ottimo dopo Congresso che è quello che mi sta più a cuore.

Basilicata: Il Parco come il monopoli

9 Febbraio 2010 Commenti chiusi

Berlusconi non è “il primo del nuovo”, ma è “l’ultimo del vecchio”

4 Luglio 2008 2 commenti

ENZO TORTORA: BIOGRAFIA

17 Maggio 2008 171 commenti

Lettera aperta ai vertici Radicali

17 Aprile 2008 4 commenti


 

Cari compagni dirigenti radicali,

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Italia vs. Marco Pannella

24 Febbraio 2008 2 commenti


 

Povero Paese l’Italia. Non mi riferisco naturalmente alle sue difficoltà economiche, bensì alle paure, ai timori, che vengono subiti e non si riescono ad affrontare. Analizzando un aspetto prettamente politico ad esempio: perchè la non candidatura nelle file del PD di Ciriaco De Mita ha suscitato cotanto scandalo e nello stesso tempo ha dato il via ad una ridda di dichiarazioni di solidarietà nei confronti dell’ottantenne leader democristiano. Un Paese serio dovrebbe riuscire a fare a meno di qualsiasi personalità politica, a maggior ragione di uno che ha vissuto dentro Montecitorio per piu di 40 anni, altrimenti che Paese è?

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Invito Antonio Di Pietro a ritirarsi dall?impegno politico-elettorale…

11 Febbraio 2008 1 commento

Dirigenti radicali: basta con il massacro di immagine e identità di Pannella

3 Gennaio 2007 1 commento


Roma, 3 gennaio 2007

Dichiarazione congiunta dei dirigenti radicali Sergio D?Elia (Segretario di Nessuno tocchi Caino), Elisabetta Zamparutti (tesoriera di NtC e Radicali Italiani), Rita Bernardini (Segretaria di Radicali Italiani), Maria Antonietta Coscioni (Presidente di Radicali Italiani), Daniele Capezzone (Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati), Marco Cappato (Segretario dell?Associazione Luca Coscioni), Sergio Stanzani (Presidente di Non c?è Pace senza Giustizia), Maurizio Turco (Presidente Vicario del Senato del PRT).

?Tutti i telegiornali di ieri hanno insistito nel definire una ?protesta? la iniziativa di Marco Pannella di sciopero della fame e della sete, giunto all?ottavo giorno, per la moratoria Onu delle esecuzioni capitali. Hanno anche travisato il colloquio di Pannella con Romano Prodi dando l?idea di un governo italiano che ha già presentato la proposta di moratoria al Palazzo di Vetro e di un Pannella ostinato e irragionevole che non tiene conto di atti e fatti compiuti.

E? un massacro di identità e di immagine che colpisce Marco Pannella e pregiudica gli obiettivi della sua lotta – ripetiamo: lotta e non protesta – per ottenere dal governo italiano di compiere gli atti formali e conseguenti all?impegno a presentare una risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali all?Assemblea Generale dell?ONU in corso.

Su questo, Pannella condivide con Prodi la necessità di sapere cosa sta avvenendo realmente e ufficialmente a New York: per l?esattezza, il testo della proposta di moratoria che sarebbe stata presentata alla Assemblea Generale e le procedure regolamentari che sarebbero state attivate per metterla all?ordine del giorno e portarla al voto. A questo momento, sia Pannella che Prodi non conoscono nè il testo nè la procedura. Se non si interrompe subito la deformazione della verità e la disinformazione in atto, anche l?obiettivo immediato dell?azione di Pannella e l?impegno di Prodi saranno pregiudicati.?

Riferimenti: radicali italiani

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