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Sciopero della fame per l’amnistia

22 Giugno 2011 2 commenti

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Dal 20 aprile, da poco più di due mesi, Marco Pannella è in sciopero della fame per denunciare la situazione illegale e criminogena in cui versano le carceri italiane. A fronte di una capienza di circa 45.000 detenuti, attualmente “dimorano” presso le patrie galere oltre 67.000, in uno stato di evidente disumanità oltre che di patente illegalità rispetto a tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani. Da quella data, salvo rarissime e marginali eccezioni, nessun organo della stampa ufficiale di regime, nessuna radio (a parte ovviamente Radio Radicale), nessuna televisione locale o nazionale ha dato notizia di questa iniziativa di lotta politica di proposta (e che non venga detto in termini mistificatori di protesta) del leader radicale che, individua nell’amnistia, lo strumento di soluzione, seppur nel breve e medio periodo, del problema. Tale criticità non riguarda solo i detenuti, ma comporta gravi ripercussioni anche sui loro familiari e soprattutto sul personale della polizia penitenziaria, con aumento di patologie legate allo stress e di suicidi a causa della cronica insufficienza dell’organico per far fronte al sovraffollamento.
Dalla mezzanotte di lunedì Marco Pannella, ha trasformato la modalità di conduzione di questa lotta politica da sciopero della fame a sciopero della sete, con tutto ciò che ne consegue; per questo motivo ho deciso di iniziare uno sciopero della fame di 48 ore a partire dalle 00.10 del 22 giugno fino alle 00.09 del 24 giugno, come forma di vicinanza a Marco e alle migliaia di detenuti e familiari degli stessi, che in tutta Italia in questi ultimi giorni stanno dando forza a questa lotta politica nonviolenta e di libertà.
I tre cappuccini giornalieri, che sono previsti per questo tipo di sciopero della fame, rappresenteranno un brindisi alla verità e alla dignità della persona.

Michele Latorraca
Tesoriere Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone


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Relazione sullo stato dell’inquinamento Alta Valle del Sacco.

16 Giugno 2011 6 commenti

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Tratto da: http://radicalifrosinone.wordpress.com/2011/06/16/relazione-sullo-stato-dell%E2%80%99inquinamento-alta-valle-del-sacco/

Nel 2005 scoppia il caso dell’inquinamento nelle zone limitrofe il corso del fiume Sacco a cavallo dei territori della bassa provincia di Roma, nei comuni di Colleferro, Valmontone, Gavignano etc, e quelli dell’alta provincia di Frosinone, nei comuni di Anagni, Sgurgola, Morolo, etc.

Il problema emerge causa il ritrovamento, in un campione di latte crudo di un azienda agricola del comune di Gavignano, dell’isomero beta dell’,esaclorocicloesano ( BHC ) a livelli altissimi, un insetticida clororganico delle colture agrarie, depennato dal 1974 tra i prodotti in utilizzo in campo agricolo perché ritenuto nocivo per la salute dell’uomo e quindi ritirato dal commercio.

Siccome sul campione in questione, risultato positivo al BHC, era stata allestita un’analisi mirata alla ricerca di quella specifica molecola d’insetticida, questo induce a pensare che antecedentemente a quella data qualcosa doveva essere già affiorato, ovverosia che in tempi anteriori al 2005 qualche cosa doveva essersi verificato sul territorio tanto da determinare poi, in ogni caso sempre troppo tardi, quell’indagine finalizzata.

Ricordiamo infatti che la Regione Lazio, con la giunta Badaloni sul finire degli anni ’90, stanziò dei propri fondi per bonificare e mettere in sicurezza un’aria che faceva capo all’azienda BPD di Colleferro, azienda che produceva, guarda caso, il BHC in tutte le sue componenti isomeriche e che ne aveva rilevanti scorte divenute per lo più inutilizzabili ( primo finanziamento! ).

Sindaco di Colleferro in quei giorni era il dott.Silvano Moffa che, dopo il varo dei cospicui piani economici dalla Regione atti al risanamento dell’area BPD, interventi mai realizzati ( ciò perché, se lo fossero stati, oggi non saremmo qui a parlare di contaminazione territoriale! ), è assurto alla carica prima di Presidente della Provincia di Roma, in seguito parlamentare della Repubblica in quota AN poi PDL ed oggi primo fautore dei “Responsabili”.

Il caso scoppia, dicevamo, nel ’05 sul finire del mandato a Presidente della Regione Lazio Francesco Storace che lascia la questione esplosiva al suo successore l’On.Piero Marrazzo, il quale, nella primavera dello stesso anno, dichiara lo stato di calamità su una vasta area limitrofa al corso del fiume Sacco tra i territori delle province di Roma e Frosinone, ordina l’abbattimento cautelativo di circa 6000 capi di bestiame, mettendo sul lastrico circa 70 aziende agricole che non verranno mai completamente risarcite ( argomento che riprenderemo in seguito ), avvia il risanamento, la riqualificazione delle aree colpite e la bonifica dei siti inquinanti ( secondo finanziamento! ) con investimenti di generosa portata attraverso l’istituzione di un commissario ad hoc.

[ Permetteteci una digressione che potrebbe rivelarsi inesatta perché frutto della ns. memoria: non era in vigore già da più anni una legge nazionale che sanzionava chi avesse inquinato e condannava l’inquinatore al recupero del territorio ed al pagamento dei danni arrecati all’ambiente ed eventualmente alle persone? Se non ricordiamo male, legge del ministro per l’ambiente del primo governo Prodi, On. Ronchi ].

-Nota a margine ma dovuta per completezza d’informazione: la discarica di servizio necessariamente creata per accantonare le migliaia di metri cubi di terra escavata per poter attuare i piani di risanamento delle aree colpite, volutamente situata all’interno della stessa azienda BPD, che fine a fatto? Come è stata allestita la discarica per questo materiale?

Chi la gestisce ed in che maniera? [sarà la stessa BPD a gestire il danno arrecato alle aree limitrofe intascando anche i soldi per lo stoccaggio dei terreni inquinati? ( terzo finanziamento! )]? Quanto materiale scavato è stato prodotto e condotto nella discarica? Aggiungiamo che in base a quanto detto sullo stato dell’arte alla conferenza tenutasi nella sala della Provincia di Frosinone in data 10 novembre 2010 dal Commissario incaricato al risanamento della Valle del Sacco, avv. Pierluigi Di Palma, non dovrebbero essere state poi molte migliaia di metri cubi di terra inquinata in quanto, citiamo le parole del Commissario: “i valori dell’ inquinamento delle acque del fiume Sacco sono perfettamente in linea con quelle degli altri fiumi italiani; certamente sul sedimento c’è ancora da lavorare per ristabilire il perfetto equilibrio naturale così come sulle sponde del fiume non perfettamente in linea con i parametri, ma tutto sommato si può affermare che il peggio è passato e che anche le analisi effettuate sulla popolazione rivierasca, per individuare la presenza dell’ esaclorocicloesano, sono state confortanti.” -

Arriviamo appunto ai nostri giorni evidenziando che anche la magistratura è intervenuta nel frattempo effettuando accertamenti ed indagini che a tutt’oggi non hanno condotto però a nessun risultato palpabile ( non sappiamo spiegarci il perché! ) e che varie associazioni ambientaliste e vari comitati di zona sono scese sul piede di guerra producendosi in svariate manifestazioni di protesta dichiarandosi pronte a comparire come parte lesa in un processo aperto contro gli eventuali responsabili della catastrofe ambientale. Sollecitate dagli stessi, le Province di Roma e Frosinone e la Regione Lazio non hanno potuto esimersi dall’intervenire, seppur a singhiozzo, sulla grave situazione venutasi a creare anche per tentare il risanamento territoriale e la tutela delle popolazioni investite dal tragico evento.

A parte la ancor non ben chiara delimitazione delle zone soggette al vincolo di non coltivazione e delle zone a parziale vincolo, a parte le ripetute segnalazioni e casi di moria di bestiame e inquinamento a macchia di leopardo nel territorio, quel che ci preme evidenziare è la totale sufficienza con cui si affronta il tema dell’inquinamento provocato dell’agente insetticida, il BHC, sulle persone e la volontarietà a minimizzarne l’esistenza a sottacerne la pericolosità se non addirittura a negarne la presenza.

Quello che ha detto l’avv. Di Palma, nel Suo intervento alla Provincia di Frosinone, sulla effettiva bassa presenza sulla popolazione rivierasca della molecola di BHC (residenti che più di ogni altri avrebbero potuto essere esposti all’accumulo della stessa particella), sembra essere confermato dai risultati riscontrati su un campione di circa 650 persone su cui sono stai eseguiti accertamenti specifici nell’ultimo anno ( 2010 ) da un secondo e diverso gabinetto di analisi privato del nord Italia. Ciò contrasta, però, con quanto emerso e divulgato da altre indagini svolte dalla stessa Regione Lazio e da un più attento esame di queste ultime analisi divulgate dal Dott. Blasetti della USL G di Roma sul campione dei 650 esaminati.

Un breve ricapitolo. Al tempo del mandato del Presidente Marrazzo l’Assessore all’Ambiente, l’On. Angerlo Bonelli, fece fare, pressato dalla situazione contingente, degli esami mirati su un qualificato ma limitato numero di persone ( 60-65 ) da un laboratorio privato del nord Italia proprio per accertare se e quanto BHC fosse presente in questi soggetti inconsapevoli. I risultati vennero sottaciuti per parecchio tempo fino a che non si potette più nasconderli e rilevarono un’atroce verità: la molecola insetticida era entrata nel ciclo alimentare ed era stata assimilata dalle persone soggette agli esami e rivelava la sua presenza con valori anche più di quattro volte oltre il limite massimo di tollerabilità.

Questo principio attivo in campo agricolo, questi valori riscontrati altissimi nel piccolo campione di abitanti del territorio investito dall’inquinamento ha, purtroppo, una sua peculiarità negativa, ossia una volta assimilato proprio per il fatto che si insinua nei tessuti adiposi dell’essere umano e nelle ghiandole quale quella tiroidea, non si riesce ad eliminarlo ne tantomeno viene abbassandosi nei suoi valori col passare del tempo.

Purtroppo, ma è così: coloro che presentino alti parametri di BHC non possono intervenire sull’eradicazione dall’intossicazione ( non esiste rimedio ) e si portano dietro questo valore, inalterato, per il resto dei loro giorni.

Oggi, dice il Commissario avv. Di Palma, le analisi effettuate sul campione di oltre 650 persone, in cui sono anche presenti i soggetti già precedentemente analizzati, danno risultati “confortanti”; difatti, dicevamo, valori assai al di sotto dei limiti di tollerabilità vengono ad avvalorare tale dichiarazione che collide con quanto riscontrato dall’anteriore indagine effettuata dalla stessa Regione Lazio sul primo piccolo campione selezionato.

Com’è possibile questo conversione a U dei risultati degli esami eseguiti? Sono sbagliati i risultati delle prime analisi o delle seconde? Chi ha alterato o altera e perché tali risposte?

In più. La Regione Lazio avendo dichiarato da più anni che i siti ed i territori contaminati sono stati quasi totalmente messi in sicurezza, deve spiegare come e perché i bambini nati dopo il disastro ambientale e l’avvenuta bonifica territoriale, dopo che gli animali responsabili, nella catena alimentare, del trasferimento all’uomo dell’agente inquinante sono stati abbattuti, dopo che, appunto, si è radicalmente intervenuti per la quasi totale estirpazione delle cause scatenanti il problema determinato dal BHC, come e perché, dicevamo, bambini di pochi anni, nati dopo il disastro, presi in esame solo nella seconda tornata di accertamenti, presentino valori, pur bassi, simili a quelli dei loro genitori, dei loro nonni o parenti?

Tanto per essere ancora più espliciti, e per tentare di individuare chi tenta di alzare cortine fumogene affinché tutto rimanga incomprensibile e poco chiaro, è stata commissionata, finanziata e realizzata un’ulteriore indagine sempre da parte della Regione Lazio, su richiesta dell’On. Franco Fiorito, e da questi seguita nel suo iter, atta all’accertamento dello stato di inquinamento dei terreni dell’Alta Valle del Sacco, in special modo degli isomeri del BHC ma anche di diossina e metalli pesanti di origine industriale. Anche qui i risultati sono stati confortanti, per usare il gergo caro all’alto commissario avv. Di Palma, il quale proprio per il Suo meritorio stato di servizio e per l’abnegazione nel prodigarsi sul territorio è stato fatto oggetto di numerosi encomi e ringraziamenti ( al tempo della Giunta Marrazzo più volte l’On. Fiorito ed altri avevano espresso pubblicamente la volontà che, se vinto le elezioni regionali, avrebbero, come prima cosa, dato il ben servito all’avv. Di Palma per il Suo mal operato!! ). Queste conclusioni, dicevamo, irridono e sbeffeggiano sia il distretto che i suoi abitanti: il rendiconto di questa indagine conoscitiva resa nota durante un convegno appena svoltosi ad Anagni, oltre a divulgare nuovi ed inesplorati capitoli di scienze geologiche e ha partorire uno sciatto libretto di 85 pagine di cui solo 14 elencano i risultati ottenuti ( omettendo totalmente i dati riconducibili alle analisi su campioni di terreno superficiale e profondo ), ci fa capire quanta poca considerazione si abbia per questa povera terra martoriata ed i suoi residenti, quanto poco si sia operato per il risanamento dell’area e come si tenti di coprire l’alto stato di calamità vigente, i suoi responsabili e corresponsabili, con pietose bugie!

Ma dei soldi arrivati dalla Regione Lazio si sa quanto effettivamente speso dal Commissario Di Palma ( specialmente per le consulenze: laboratori privati al nord e perché non le ns. ARPA ragionali)? Si è mai chiesto conto dell’operato dello stesso? Quali effettivi, tangibili risultati sono stati conseguiti sul territorio in questi anni?

Su quest’ultima nota riprenderei rapidamente il tema dei risarcimenti che dovevano essere corrisposti alle aziende agricole danneggiate dagli eventi calamitosi prodottosi con la scoperta del BHC sia sui terreni che nelle stalle. Accennavo che queste 70 aziende sono state solo parzialmente risarcite ed alcune oggi hanno chiuso definitivamente.

Bene, la Regione Lazio, l’avv. Di Palma, sanno quante hanno chiuso i battenti? Quante ancora operano sul mercato? Quante sono per chiudere? Sanno se i soldi stanziati a copertura degli abbattimenti sono stati sufficienti e totalmente impiegati? Conoscono il vero danno perpetrato con l’abbattimento dei capi di bestiame ed il fermo al coltivo per l’economia del territorio ed il suo indotto?

Visto il grave stato di disagio in cui versano queste realtà economiche da più di 6 anni si può affermare, senza tema di smentite, che l’operato del Commissario e di conseguenza della Regione, anche su questo versante, è stato totalmente deficitario per non dire indecoroso.

E siccome per chi vive nei territori colpiti da questa catastrofe è palese lo stato di abbandono e sufficienza con cui si è proceduto e si continua a procedere, non ci sentiamo minimamente intenzionati ad avallare quanto detto dalle varie giunte succedutesi nel tempo e dai politici di turno nei confronti dell’operato del Commissario incaricato al risanamento dell’area colpita.

Chiederne l’immediato allontanamento sarebbe, oggi ed ora, il minimo indispensabile.

Ma ancora cosa più gradita sarebbe conoscere il vero status della situazione senza falsità ed infingimenti.

Frosinone aprile 2011 Direzione Associazione Radicale “ Pier Paolo Pasolini”


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Il mio personalissimo voto ai prossimi referendum

4 Giugno 2011 27 commenti

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Premesso che ritengo questa tornata referendaria completamente anti democratica come la totalità delle elezioni in Italia, a causa di una mancata informazione sostituita, a volte, con della vera e propria disinformazione, il mio orientamento attuale per i referendum è questo:
Quesito 1 Acqua: NO
Da quello che sono riuscito a capire non è in gioco la privatizzazione dell’acqua bensì la gestione del servizio e, questa norma, non si riferisce solo all’acqua ma a tutti i servizi pubblici, quelli che in parte hanno già una gestione privata o che sono gestiti dalle municipalizzate. Convinto del fatto che in Italia la gestione pubblica non esiste e non è mai esistita, ma vi è se mai una gestione privatistica da parte dei partiti sia di governo che di opposizione, credo che il decreto Ronchi sia nella parte che riguarda appunto la gestione abbastanza prudente e ragionevole, prevedendo sia la gara pubblica, sia la possibilità di far gestire il servizio ad una azienda mista pubblico privata, sia, dopo una relazione dettagliata all’anti trust anche la possibilità di gestione diretta da parte dell’ente comunale o sovra comunale. E’ carente dal punto di vista dei controlli, perché credo sia finito il tempo delle sole Autorità di settore, ma c’è bisogno di un controllo più diffuso, che renda parte attiva sia l’associazionismo che il singolo cittadino. Sia che vinca il sì, sia che vinca il no poco cambierà, anche perché vi è una normativa europea che impone la gara come il modus operandi normale nella gestione di questa tipologia di servizi, ed essendo quella europea una normativa gerarchicamente superiore rispetto a quella nazionale nessuno potrà impedire a sindaci o altri enti di fare gare pubbliche per assegnare la gestione del servizio. Pertanto meglio soffermarsi sulla parte dei controlli, ma questi non sono oggetto del referendum.

Quesito 2 Acqua: NO
Viene stabilito per legge in misura del 7%, la remunerazione del capitale investito dal privato o dal pubblico per il riammodernamento delle strutture (acquedotti, fogne, tubature, ecc.). E’ sicuramente una remunerazione alta, ma definita. Con l’abrogazione della norma che prevede il 7%, potremmo trovarci in bolletta anche una percentuale maggiore, visto che è comunque previsto l’addebito per remunerazione del capitale.

Quesito 3 Nucleare: SI (turandomi il naso)
Sempre da quel poco che si riesce a trovare on line, ho capito che probabilmente non è vero che i costi del nucleare siano più bassi delle altre tipologie di energia. Inoltre l’uranio è un minerale anch’esso in via di esaurimento e quindi, probabilmente, il costo tenderà ad aumentare. Inoltre c’è il problema delle scorie radioattive. Non siamo capaci di gestire le scorie normali (spazzatura), figuriamoci quelle radioattive. Poi c’è anche il problema sicurezza, non propriamente risolto. Mi turerò il naso perché ho trovato scandalosa (ma fine ad un certo punto considerato che siamo in Italia) la sentenza della Cassazione che ha “riammesso” il referendum dopo che il parlamento, anche se con un escamotage, aveva modificato l’articolo oggetto del quesito referendario andando nella direzione richiesta dai proponenti il referendum stesso. Si doveva posticipare il voto, per spiegare anche questo passaggio.

Quesito 4 Legittimo Impedimento: SI (anche se…)
Credo che la legge debba valere per tutti e allo stesso modo, anche per il capo del governo. Tuttavia c’è anche la necessità dello stesso premier in carica di far fronte al dovere di governare. Attualmente il problema non si pone, nel senso che non vi è una elezione diretta del capo del governo in Italia, quindi potrebbe essere benissimo sostituito da altro soggetto dello stesso partito, ma nel caso ci fosse una elezione diretta del capo del governo, io propenderei non solo per il legittimo impedimento ma anche per l’immunità dello stesso, come per tutte le cariche esecutive elette direttamente.


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E SE NON FOSSE UN CASO ISOLATO?

27 Marzo 2011 266 commenti

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La vicenda di questi giorni che ha visto una famiglia di Veroli venire raggirata al fine di trovare una collocazione lavorativa al proprio figlio, non può essere derubricata a semplice truffa. Personalmente qualche riflessione la farei. Innanzitutto, con tutto il rispetto e la solidarietà che a questa famiglia va riconosciuto, per ripristino di un minimo di verità e non certo per amore del politically uncorrect, se la notizia è quella diffusa dai principali organi di informazione, bisogna dire che questa famiglia, a sua volta, voleva raggirare la comunità; perchè parlando fuori dai denti si voleva trovare un posto di lavoro al figlio senza fare una selezione o peggio ancora truccandola, altrimenti come potrebbe giustificarsi tale esborso?
E qui ci sono altri punti interrogativi che mi pongo e che, credo altri dovrebbero porsi. Ad esempio, il comportamento di questa famiglia rappresenta un fatto unico oppure è molto più diffuso e “popolare”? Cioè ci sono altre famiglie che hanno avuto esborsi di questo tipo che non sono stati denunciati o peggio ancora sono andati a buon fine (per la famiglia e probabilmente non per la comunità)? Ed i miei interrogativi non vengono certo da una persona, quale il sottoscritto, che pretende una moralità dei comportamenti pubblici ma che si preoccupa semplicemente del rispetto di procedure e legalità.
E proprio a tal fine ragionerei sul ruolo ancora e sempre più determinante di alcuni potenti locali, (che al di fuori del loro “raggio d’azione”, non solo non sono potenti ma, più decisamente, diventano codazzo) che ancora oggi gestiscono posizioni chiave, luoghi di lavoro e purtroppo vite umane, senza preoccuparsi di elementi come produttività, qualità dei servizi, benefici della popolazione e costi che quest’ultima deve sostenere, solo al fine di alimentare clientele e di conseguenza la propria posizione di potere.
Detto questo, spero che queste dinamiche, possano consentire anche e soprattutto alla magistratura di capire se, rimangono casi isolati o se, questo “malcostume” rappresenta la spia di una illegalità più complessa e diffusa.

Michele Latorraca
tesoriere Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini per la provincia di Frosinone


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IL ROVESCIO DEL ROVESCIO

26 Marzo 2011 150 commenti

TRATTO DA: http://www.radicali.it/comunicati/20110326/rovescio-del-rovescio
Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani

In un contesto, l’Italia, in cui non esiste lo Stato di diritto ci sono degli autentici buchi neri: uno di questi è rappresentato dalla Lucania, che qualcuno descrive felix, ma che in realtà è letteralmente occupata, soffocata e saccheggiata da un sistema di potere che credo rappresenti la quintessenza di quel il sessantennio partitocratico che abbiamo denunciato e descritto nel dossier “La peste italiana”.
“La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli.” Vero, verissimo, e alcune vicende campane, lucane, pugliesi e meridionali sono lì a testimoniarlo. Storie di veleni industriali figli di una malapolitica che ha prodotto la devastazione e l’avvelenamento dell’aria, dell’acqua e della terra.
In Basilicata i reati ambientali che coinvolgono potenti multinazionali di fatto non vengono perseguiti. In cambio, però, si producono film apologetici, sponsorizzati da una delle sette sorelle. I reati ambientali non si perseguono, si preferisce perseguire chi li denuncia nel palese tentativo di tacitare qualsiasi voce che rompa l’idillio e gli intrecci perversi e perniciosi che passano anche attraverso le rotte dell’oro nero.
A fine gennaio, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ho parlato delle proposte radicali in materia di riforma della giustizia ad iniziare dalla responsabilità civile dei magistrati. L’ho fatto in un contesto che definirei quanto meno ostile. Il Presidente della Corte d’appello presso il tribunale di Potenza mi ha prontamente risposto che la responsabilità civile in Italia c’è. Questione di punti di vista, evidentemente.
Pochi giorni fa, la Procura di Catanzaro ha archiviato l’inchiesta “Toghe lucane”. Evito di commentare e mi limito a prendere atto della decisione. Sarebbe opportuno, però, evitare stucchevoli apologie. In questa brutta storia non ci sono eroi e nemmeno vittime. Anzi no, temo che una vittima ci sia: la verità che, a mio avviso, è altra rispetto a quanto contenuto negli atti giudiziari.
Ci sono uffici giudiziari in questo nostro paese, in questo nostro sud, dove la giustizia viene asservita ad interessi particolari e quando occorre viene usata come maglio per demolire i nemici degli amici di cosca. In un contesto, lo ripeto, che rende l’aria irrespirabile e dove tutto è tenuto sotto un ferreo controllo.
L’Alsia di Basilicata avrebbe diritto a chiedere la retrocessione dei terreni della Marinagri spa. Ne avrebbe diritto, ma evita accuratamente di procedere. Vitale e soci, all’inizio degli anni settanta, ricevettero alcuni ettari di terreno per realizzare un’attività industriale mai nata.
L’attuale commissario dell’Alsia è un uomo di Don Tonino Di Pietro; il commissario che lo ha preceduto, pure. Gli uomini della legalità a corrente alternata, però, tacciono, ad iniziare da Belisario e De Magistris.
Potrei aggiungere altro, ma per il momento mi fermo qui. Non vorrei che qualche illustre principe del foro mi accusi di giustizialismo. A tutti, però, ricordo che per poter parlare di un tema occorre approfondirlo e forse per poter comprendere un contesto bisogna viverlo. Anche se non è indispensabile.
“Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. Pier Paolo Pasolini
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CI SONO LETTI E LETTI

13 Febbraio 2011 214 commenti

La parola di questi giorni è letto. Il letto di Berlusconi, gli spioni del letto altrui, il letto come luogo per selezionare la classe politica futura, tutte banalità o forse no, ma se letto fosse semplicemente il participio passato del verbo leggere?
Si scoprirebbero tante cose, politicamente e non solo politicamente interessanti. Si scoprirebbe ad esempio che, a metà degli anni 90 furono presentati e tenuti dei referendum che prevedevano fra l’altro l’abolizione degli incarichi extragiudiziali dei giudici, la trasformazione di tutti i termini giudiziari da ordinatori a perentori, l’elezione dei giudici laici del CSM attraverso un sistema maggioritario uninominale, l’introduzione della responsabilità civile diretta dei magistrati, in pratica una mini riforma della giustizia che andava accompagnata sicuramente dalla separazione delle carriere, l’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale e, magari, l’elezione diretta dei procuratori della repubblica e quant’altro fosse necessario per arrivare ad una giustizia meno partitica e più efficiente.
In quella sede, un signore, attualmente Presidente del Consiglio Pro Tempore, comunicò agli italiani che erano referendum comunisti (la sinistra di allora come quella di oggi era e rimane contraria a questo tipo di approccio) e ci avrebbe pensato lui a fare la RIFORMA del sistema giudiziario italiano.
Da allora nulla o poco si è mosso e tutto in direzione di leggi ad personam o giù di lì, da ultimo il processo breve che è la negazione di qualsiasi riforma e la resa incondizionata allo strapotere dei giudici.
Ma tutto ciò è facilmente spiegabile. Premesso che questa sinistra, soprattutto e non solo in maniera di giustizia, appare conservatrice e a volte addirittura reazionaria, Berlusconi non ha alcun interesse a fare una vera riforma della giustizia e questo grazie all’amnistia di classe che lo protegge.
Intendiamoci, ognuno è innocente fino a prova contraria ed attualmente il Presidente non è stato mai condannato con sentenza passata in giudicato, tuttavia molti dibattimenti si sono conclusi, utilizzando un termine pugilistico, con un no contest, grazie all’istituto della prescrizione.
Ed è proprio la prescrizione l’amnistia di classe, l’istituto che consente alle classi più abbienti che possono permettersi i migliori avvocati di poter prolungare i processi fino a scadenze prescrittive utilizzando strumenti e cavilli previsti dalle procedure.
Una giustizia che funzionasse davvero, concluderebbe tutti o quasi tutti i processi in termini accettabili e comunque entro quelli che prevedono la prescrizione,così facendo si arriverebbe ad avere le sentenze e Berlusconi ha dimostrato di avere, a torto o a ragione, paura di queste sentenze.
Ma è pensabile che per il timore (anche giustificato) di una persona seppur autorevole viene impedito l’inizio di un processo riformatore già di per sè difficile da portare a termine?
Io credo francamente di no, pertanto chiedo al premier di mettere da parte le sue paure ed i suoi egoismi e riparta proprio da quei quesiti referendari, per ridare speranza a chi ha sete di giustizia giusta e a chi crede nell’urgenza di un percorso riformatore e liberale; affinchè si possano scrivere nuove letture e abbandonare i letti, i materassi ed i participi passati.
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INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO

9 Febbraio 2011 1 commento

INTERROGAZIONE URGENTE
A RISPOSTA SCRITTA

Oggetto: inquinamento idrogeologico e ambientale del fiume Sacco, nei pressi del Comune di Ceccano (Fr).
PREMESSO CHE
• in data 1 gennaio 2011, nel tratto del fiume Sacco che attraversa la città di Ceccano (in provincia di Frosinone), fra le 14.30 e le 15.00, si è verificato uno strano fenomeno di schiuma bianca, così come documentato da apposito video postato su you-tube e inviato via e-mail alla procura della Repubblica di Frosinone, all’Arpa Lazio, all’Autorità di Bacino del Liri e del Garigliano, nonché al Comune di Ceccano attraverso la compilazione del forum presente sul sito dello stesso Comune;
• che tale fenomeno, portato a conoscenza dell’opinione pubblica grazie ad una iniziativa dell’Associazione Radicale “Pier Paolo Pasolini” della provincia di Frosinone, come riportato anche da quotidiani locali, si è ripresentato intorno alle 19.00 della stessa giornata;
• che nel pomeriggio del 2 gennaio 2011, sempre nel Comune di Ceccano, si è sviluppato un incendio nell’impianto di autodemolizione della Cosmin Enasoae e, come riportato da quotidiani locali, tale incendio è stato domato solo dopo oltre 48 ore dal suo inizio e che in questo arco di tempo fumi neri e puzza di plastica e vernici si sono irradiati nei centri abitati di Ceccano e Patrica e nell’area ASI di Frosinone;
• che, in riferimento a tale incendio, sono intervenuti per rilievi e controlli sia l’Asl di Frosinone, l’Arpa Lazio ed il NOE di competenza,

I sottoscritti consiglieri regionali

INTERROGANO
Il Presidente della Giunta on.le Renata Polverini e l’Assessore all’Ambiente e Sviluppo sostenibile, Marco Mattei, per conoscere:

• se, in riferimento al fenomeno di schiuma bianca nel fiume Sacco, in quei giorni, sono stati fatti rilievi dagli organi competenti;
• se sono stati rilevati dati preoccupanti sull’aggravamento dello stato di salute del fiume;
• se, relativamente all’incendio e facendo riferimento alla Convenzione di Aarhus sulla trasparenza delle informazioni nel caso di pericoli ambientali, il livello di diossina nell’aria, durante i lavori di spegnimento dell’incendio ha superato i livelli di legge;
• se, nei giorni successivi all’incendio, sono stati effettuati rilievi nei terreni limitrofi e quali sono le risultanze degli stessi;
• perché, nonostante una ordinanza cautelativa del Comune di Ceccano che vietava, fra l’altro, l’allevamento del bestiame sui terreni che si trovavano a 500 metri in linea d’aria dal luogo dell’incidente, interi greggi di pecore continuano imperterriti a “pascolare” questa area.

Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo

radicali-italiani

2011: Inizio amaro per Ceccano

8 Gennaio 2011 10 commenti

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L’anno non è iniziato nei migliori dei modi per la Valle del sacco e per Ceccano in generale. L’episodio della schiuma di Capodanno come ben documentato dal video del sottoscritto, inviato via e-mail alla procura della Repubblica di Frosinone, all’Arpa Lazio e all’Autorità di bacino del Liri e del Garigliano, nonchè al comune di Ceccano attraverso il form che si trova sul sito del comune e l’incendio all’impianto di autodemolizione della Cosmin Enasoae fa pensare che non solo l’allarme ambientale è sempre più di tipo emergenziale, ma la cosa preoccupante è che le istituzioni non riescono a informare la popolazione sullo stato effettivo della questione ambiente.
Infatti, mentre nel primo caso, le istituzioni a qualsiasi livello non hanno ritenuto di intervenire e di informare le popolazioni residenti sul motivo di quella strana e sospetta scia di schiuma bianca che, guarda caso, il giorno di capodanno ha “macchiato” il corso del fiume Sacco nel territorio ceccanese, nel secondo caso si sfiora il paradosso con l’ordinanza dell’amministrazione di Ceccano che, dopo aver riunito rappresentanti dell’Arpa Lazio, dell’Asl e dei Vigili del fuoco ha emanato una ordinanza cautelativa consistente nel non aprire le finestre, lavarsi bene le mani, non utilizzare prodotti agricoli e non consentire il pascolo agli animali da cortile e d’allevamento, il tutto nel raggio di 500 metri.
Voglio premettere che l’odore acre di gomma bruciata sprigionato dall’incendio, ha interessato per almeno 48 ore sia Ceccano, sia l’area industriale Asi di Frosinone, che la nube derivante dall’incendio era di colore grigio scuro nelle prime 24 ore, per attenuarsi nella colorazione nelle successive 24 ma che di solo vapore acqueo non si trattava (così come riportato nella stessa ordinanza cautelativa), che il centro abitato di Ceccano si trova a ben più di 500 metri dal luogo dell’incendio e che, all’interno dello stesso sito come documentato dagli organi di informazione, si verificavano delle esplosioni dovute a presenza di bombole di gpl che, da rimembranze di chimica, non mi risultano producano vapore acqueo a contatto con calore e fiamme, pertanto sarebbe opportuno per amore di decenza, di buon senso ed in conformità all’art. 5 comma 1.c della Convenzione di AAhrus che vengano resi sin da subito le risultanze che l’Arpa, l’Asl ed il NOE hanno riscontrato realmente nelle rilevazioni da loro effettuate, al fine di consentire alla popolazione di prendere eventualmente le precauzioni del caso e nello stesso tempo per mantenere un sufficiente grado di fiducia nelle istituzioni.

Michele Latorraca
Tesoriere Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone


Contatore siti

Relazione al Congresso dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone

12 Dicembre 2010 1 commento

Care Compagne, cari compagni,
la situazione politica internazionale e quindi anche quella italiana vive momenti di confusione politica, culturale e quindi democratica allarmante.
Per noi radicali è un già saputo ed un già vissuto, almeno a livello nazionale, ma l’affacciarsi di una crisi prima di tutto di democrazia e delle democrazie e poi economica sullo scenario internazionale rappresenta una “novità” ed una ulteriore fonte di preoccupazione che deve necessariamente portare, come direbbe De Gregori in una sua celebre canzone “a calpestare nuove aiuole con un canestro di parole nuove” .
Quelle aiuole e quelle parole nuove sono state già percorse e precorse da noi radicali; infatti già qualche lustro orsono parlavamo di Stati Uniti d’Europa e d’America come strumento per arrivare da una parte all’O.M.D. (Organizzazione mondiale della e delle democrazie) e dall’altra per difendere le stesse democrazie dagli attacchi che dal proprio interno e dall’esterno già erano a noi (e solo a noi) evidenti già da allora.
Qualcuno potrebbe interrogarsi sul fatto che oggi stiamo costituendo un’associazione territoriale e che quindi questo “cappello” potrebbe sembrare esagerato, inadeguato e comunque non confacente a questa sede, ma so già che quel qualcuno non è presente in questa platea, perché alla base di un politica meramente liberale e quindi radicale vi è il millimetro da percorrere nella direzione giusta verso l’obiettivo dato.
Noi oggi con la costituzione dell’Associazione Radicale della Provincia di Frosinone dobbiamo “arrogarci” il dovere di percorrere uno o più di questi millimetri nella direzione che ci siamo dati da tempo e che continuamente ed in varie forme viene confermata e mai smentita nelle mozioni generali dei vari congressi di Radicali Italiani succeduti negli ultimi anni.
Tenendo bene a mente qual è l’obiettivo massimo da raggiungere, dobbiamo essere consapevoli che, proprio perché vi è una crisi di democrazia e delle democrazie e che attualmente le forze della partitocrazia italiana e a questo punto anche europea, non sono riusciti ad adottare una qualsiasi politica che riuscisse a bloccare la deriva antidemocratica o comunque non democratica, il nostro operato, qualunque esso sia, si muoverà all’interno di uno scenario paludoso, infimo e perfino pericoloso.
Ma anche questo è essere radicale, conoscere la realtà, capirne le criticità e coglierne le opportunità.
E la realtà che viviamo in questi anni, anche e oserei dire soprattutto nella nostra provincia, è una realtà di grave crisi economica, di enorme crisi politica e di moltiplicazione di burocrazie parassitarie e malaffare.
Sono tutti fenomeni legati fra di loro e che hanno radici lontane e sono rappresentate dalla mancanza di alternativa alle politiche che si sono succedute negli anni, alla industrializzazione selvaggia che ha impedito una gestione oculata delle risorse del territorio, alla mancanza di una giustizia che funzioni, a deficit culturali che sono stati volutamente coltivati dalla partitocrazia, all’assenza di senso istituzionale da parte di chi ha gestito il potere nella nostra provincia.
In poche parole è mancata la strategia, la mancata definizione di obiettivi nel lungo periodo ha fatto sì che le politiche adottate avendo presente un arco temporale elettorale, ha portato allo scempio attuale.
Perché di scempio si deve parlare. Vedete, una provincia come quella di Frosinone, con un bacino di 150/200.000 cittadini, che non ha un polo sanitario non dico d’eccellenza ma almeno congruo con le esigenze della popolazione, grida vendetta. Ma si è arrivati a questa situazione perché da una parte si è voluto aprire piccoli ospedali destinati a chiudere ma che servivano ad accontentare qualche “referente” locale e dall’altra si è accettata la “devolution romana” verso le cliniche cattoliche convenzionate. Così ad ora a la struttura ospedaliera di eccellenza più vicina è probabilmente Tor Vergata a quasi 100 chilometri dal capoluogo ciociaro. Pertanto è fondamentale che il nuovo nosocomio di Via Armando Fabi funzioni realmente e risponda effettivamente alle esigenze di una provincia che troppo ha penato e che in qualche modo dovrà essere risarcita.
Altro scempio è il disastro ambientale. Anche qui, senza necessariamente entrare nel particolare, ci troviamo dinanzi a interessi particolari che, nascondendosi dietro il paravento del garantire posti di lavoro, non solo non li garantiscono ma immettono nell’aria, nelle acque e nei terreni sostanze nocive per la salute pubblica. Ed è sotto gli occhi di tutti il proliferare di malattie tumorali che attaglia la nostra provincia. Senza considerare il problema smaltimento rifiuti e raccolta differenziata, dove siamo in attesa, se sono ben informato, di un nuovo piano provinciale dopo che la Giunta Iannarilli ha pensato bene di abrogare quello precedente senza sostituirlo con un altro.
Ma so che il tempo è tiranno e mi avvio a fare le mie conclusioni.
Credo che questa associazione che stiamo costituendo debba avere come sua prerogativa il non perdere di vista quelle che io amo definire le tre A: Alfabetizzazione, Azione e Armonia. Brevemente spiego.
Alfabetizzazione: Noi abbiamo la fortuna di trovarci in una regione nel cui consiglio regionale siedono due nostri importanti dirigenti. Con loro e attraverso loro dobbiamo meglio capire i nuovi linguaggi della politica e soprattutto capire normative e procedure attualmente in vigore, per individuare puntualmente le sacche di illegalità e procedere alla loro rielaborazione in termini liberali;
Azione: Partendo dallo scenario dato, analizzando le problematiche varie bisogna agire attraverso iniziative precise, puntuali e congrue con le nostre risorse umane e finanziarie;
Armonia: Dobbiamo essere un tutt’uno, rispettando come è ovvio le nostre prerogative individuali che non dovranno essere mai bloccate o ostacolate ma che necessariamente dovranno essere emanazione di un sentire comune e di politiche condivise. Da questo punto di vista, mi piace ricordarlo più a me stesso che al resto degli associati e degli associandi, che, i compagni di strada “esterni” all’associazione, nel caso fossimo così bravi da trovarne saranno coloro che vorranno condividere quel millimetro da correre, senza distinzione di appartenenza politica.
Credo di aver detto molto nei limiti dei tempi che ci siamo dati e che un Congresso deve darsi, auguro a tutti noi un buon Congresso ed un ottimo dopo Congresso che è quello che mi sta più a cuore.

Diga del Merdusillo per l’uomo che non deve cagare mai.

25 Settembre 2010 1 commento

di Andrea Spinelli Barile

da Italia Terra Nostra, 21 settembre 2010

La diga del Pertusillo è un posto particolare, nel cuore della Basilicata. Costruita negli anni Cinquanta, grazie allo sbarramento del fiume Agri, forma il Lago di Pietra del Pertusillo, un luogo che nonostante la sua natura artificiale può vantare un atmosfera magica. Nonostante l?imponente impatto ambientale dell?opera, almeno inizialmente la preservazione ed il rispetto per l?ambiente hanno, da subito, permesso il proliferare di numerose specie animali, anche rare. Dimorano nel lago folaghe, germani reali e, nei tratti più isolati, anche l?airone cenerino. Gare di canottaggio, di nuoto e pesca sportiva, a ferragosto il lago si popola di lucani della Val d?Agri che sulle sue sponde festeggiano la festa agostana. E ancora, i suoi 155 milioni di metri cubi d?acqua sono in grado di rispondere a molte necessità idriche: sfruttamento dell?energia idroelettrica, trentacinquemila ettari di terra fertile da irrigare, tra Basilicata e Puglia. L?Acquedotto Pugliese da servire, che ha uno dei suoi punti di partenza proprio da questo lago, destinazione: rubinetti e fontane. Da tempo tuttavia le sue acque insospettiscono i nasi e gli occhi dei suoi più sensibili ed attenti frequentatori; c?è qualcuno che comincia a temere per il suo storico status di ?luogo incontaminato?, dove appassionati di pesca si prodigano nella cattura di carpe ed anguille, o grigliano all?ombra dei noccioli e dei castagni. E c?è chi, come Maurizio Bolognetti, preferisce andare a fondo, sin nelle particelle d?acqua del lago: i prelievi commissionati dai Radicali Lucani nel mese di gennaio fanno emergere dei dati sconcertanti, visto e considerato che le acque del lago sono ?ad uso umano?. I risultati dei prelievi, effettuati in tre punti differenti (Spinoso, Senise e Trivigno) danno un quadro raggelante dello status delle acque: tutti i campioni, in base ai limiti imposti dal decreto legislativo 31/01, non si allineano e non rientrano in tali parametri di legge, per le acque ad uso umano. In tutti e tre i campioni viene evidenziata la presenza di enterococchi intestinali ed Escherechia coli: nel lago c?è, sostanzialmente, vera e propria merda. È proprio vero che tutto torna, nel cerchio della vita. I risultati delle analisi sono inquietanti: la presenza di Bario, metallo dalle alte proprietà tossiche, è in alcuni punti addirittura di 3 mg/l: tale metallo non si trova mai in natura, proprio a causa della alta reattività con acqua ed ossigeno. La barite è utilizzata diffusamente nei pozzi di petrolio per appesantire i fluidi di trivellazione. Il 10 per cento del fabbisogno nazionale di petrolio proviene dalla Val d?Agri, dove ci sono i pozzi di trivellazione dell?Eni; stando a studi recenti, i giacimenti di quella zona potrebbero rappresentare la più grande riserva di petrolio d?Europa. E il Lago del Pertusillo potrebbe rappresentare il più grande sito di stoccaggio di bario, qualora lo sfruttamento idrocarburico continuasse nel modo scriteriato di oggi. Se assunto in acqua, il bario ha una tossicità comparabile all?arsenico. Se i suoi effetti a breve termine possono circuirsi in disturbi gastro-intestinali e debolezza muscolare, a lungo termine il bario porta un forte aumento della pressione sanguigna, con conseguenze anche mortali sia per l?uomo che per gli animali. Problemi di respirazione, irritazioni allo stomaco, gonfiore a reni e fegato, alterazione del ritmo cardiaco, alterazione dei riflessi nervosi. Inizialmente persino il Presidente dell?Arpab ha minimizzato il problema, dichiarando che nel lago ?non c?è nulla di pericoloso per la salute?, salvo poi tornare indietro sulle sue stesse frasi, parlando di un possibile malfunzionamento dei depuratori. L?Arpab ha sempre preferito glissare sulle acque del Pertusillo, così come la Regione Basilicata. Il sostituto procuratore Salvatore Colella della Procura di Potenza, invece recapita ai Radicali Lucani, nella persona di Maurizio Bolognetti, un decreto di perquisizione e sequestro, per violazione di segreto d?ufficio: avrebbero rivelato atti d?indagine proprio sull?inquinamento ?in atto? alla diga del Pertusillo, e ha disposto il sequestro di computer per risalire alla fonte sulle vicende da inquinamento degli invasi. Inoltre il pm Colella ha indagato per procurato allarme sia il radicale Bolognetti che il tenente della polizia provinciale Di Bello, che lo ha aiutato nelle rilevazioni alla diga nel gennaio scorso. ?Come mai Colella pretende di sapere la fonte informativa solo sulla vicenda del Pertusillo e non su altre vicende da noi denunciate, come l?inquinamento di Tito, della Val Basento o di Fenice?? Anzi, prosegue Bolognetti ?pare che della documentazione da noi presentata e degli esposti fatti nessuno se ne voglia curare?. La sensazione è che ci sia chi sta cercando di affogare la verità nelle torbide acque del lago del Pertusillo, usate per bere ed irrigare due terzi di Basilicata e buona parte del nord della Puglia. Bere ed irrigare. Due delle tre attività che tengono in vita l?essere umano sono in pericolo, in queste terre dimenticate.

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