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Continua la mia adesione al Satyagraha di Marco Pannella

9 Dicembre 2014

Uno Stato di diritto non può e non deve aspettare le logiche spartitocratiche per far rispettare le stesse leggi di cui si è dotato. E’ impensabile che a 10 mesi dall’introduzione della figura del Garante Nazionale dei Detenuti ancora non si è proceduti alla nomina, non è pensabile che il diritto alla salute non venga garantito nei fatti ai detenuti, in quanto le carceri italiane sono un bubbone di malattie soprattutto psichiatriche.
Nella sola casa Circondariale di Frosinone, più di un terzo dei detenuti sono sotto osservazione psichiatrica e nonostante l’immenso lavoro effettuato dall’infermeria del carcere, che lavora in condizioni a dir poco imbarazzanti, la situazione non può considerarsi sotto controllo con alcuni gravi casi di incompatibilità, a mio parere, col regime carcerario.
La miriade di lavoro presente sulle scrivanie dei magistrati, anche in virtù di un obsoleto principio della obbligatorietà dell’azione penale, fa si che i tempi di giustizia diventino inevitabilmente tempi di ingiustizia, con il corollario della prescrizione che non è altro che una amnistia di classe, visto che coloro che si possono permettere un buon avvocato hanno molte probabilità di riuscire a garantirsi questo fondamentale istituto.
E’ ovvio che la risposta non può essere allungare i tempi della prescrizione, perché sarebbe l’allungarsi di un’agonia, ciò che è necessario nel breve termine è un ulteriore provvedimento di indulto legato ad un altro ancor più fondamentale provvedimento di amnistia per garantirsi il tempo necessario per arrivare ad una vera riforma della giustizia. Sarà compito del parlamento italiano, nel quale noi siamo assenti, garantire agli italiani una riforma che tenda a superare lo stato perenne di emergenza nel quale versa questo importante pilastro dell’organizzazione dello Stato.
La stessa revoca del 41 bis al detenuto Bernardo Provenzano e l’abolizione dello stesso in quanto incompatibile con il dettato dell’art. 27 della Costituzione, non è altro il rientro nella legalità da parte dello Stato Italiano sempre più tecnicamente criminale come le stesse condanne ricevute dalla Cedu dimostrano, in particolar modo sul fronte della irragionevole durata dei processi e per i trattamenti inumani e degradanti legati alle condizioni in cui vivono i detenuti.
Non è pensabile lasciare da soli i direttori dei carceri ed il Corpo della polizia Penitenziaria nell’affrontare un così grave problema, la politica e la giustizia devono fare la loro parte non presto ma subito.
Sono profondamente convinto che il Satyagraha radicale sia fondamentale e addirittura dirimente per rientrare nella traiettoria di una Giustizia Giusta nel pieno rispetto della legalità esistente e nel rispetto della persona e delle persone che sono ospitate nelle carceri italiane.
Per questo motivo dopo aver aderito con 48 ore di sciopero della fame gli scorsi 5 e 6 dicembre, continuerò insieme a Marco Pannella, a Rita Bernardini e ai Radicali tutti con altre 48 ore il 10 e 11 dicembre e 17 e 18 dicembre.

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