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Sciopero della fame per l’amnistia

22 Giugno 2011 2 commenti

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Dal 20 aprile, da poco più di due mesi, Marco Pannella è in sciopero della fame per denunciare la situazione illegale e criminogena in cui versano le carceri italiane. A fronte di una capienza di circa 45.000 detenuti, attualmente “dimorano” presso le patrie galere oltre 67.000, in uno stato di evidente disumanità oltre che di patente illegalità rispetto a tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani. Da quella data, salvo rarissime e marginali eccezioni, nessun organo della stampa ufficiale di regime, nessuna radio (a parte ovviamente Radio Radicale), nessuna televisione locale o nazionale ha dato notizia di questa iniziativa di lotta politica di proposta (e che non venga detto in termini mistificatori di protesta) del leader radicale che, individua nell’amnistia, lo strumento di soluzione, seppur nel breve e medio periodo, del problema. Tale criticità non riguarda solo i detenuti, ma comporta gravi ripercussioni anche sui loro familiari e soprattutto sul personale della polizia penitenziaria, con aumento di patologie legate allo stress e di suicidi a causa della cronica insufficienza dell’organico per far fronte al sovraffollamento.
Dalla mezzanotte di lunedì Marco Pannella, ha trasformato la modalità di conduzione di questa lotta politica da sciopero della fame a sciopero della sete, con tutto ciò che ne consegue; per questo motivo ho deciso di iniziare uno sciopero della fame di 48 ore a partire dalle 00.10 del 22 giugno fino alle 00.09 del 24 giugno, come forma di vicinanza a Marco e alle migliaia di detenuti e familiari degli stessi, che in tutta Italia in questi ultimi giorni stanno dando forza a questa lotta politica nonviolenta e di libertà.
I tre cappuccini giornalieri, che sono previsti per questo tipo di sciopero della fame, rappresenteranno un brindisi alla verità e alla dignità della persona.

Michele Latorraca
Tesoriere Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone


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Relazione sullo stato dell’inquinamento Alta Valle del Sacco.

16 Giugno 2011 6 commenti

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Tratto da: http://radicalifrosinone.wordpress.com/2011/06/16/relazione-sullo-stato-dell%E2%80%99inquinamento-alta-valle-del-sacco/

Nel 2005 scoppia il caso dell’inquinamento nelle zone limitrofe il corso del fiume Sacco a cavallo dei territori della bassa provincia di Roma, nei comuni di Colleferro, Valmontone, Gavignano etc, e quelli dell’alta provincia di Frosinone, nei comuni di Anagni, Sgurgola, Morolo, etc.

Il problema emerge causa il ritrovamento, in un campione di latte crudo di un azienda agricola del comune di Gavignano, dell’isomero beta dell’,esaclorocicloesano ( BHC ) a livelli altissimi, un insetticida clororganico delle colture agrarie, depennato dal 1974 tra i prodotti in utilizzo in campo agricolo perché ritenuto nocivo per la salute dell’uomo e quindi ritirato dal commercio.

Siccome sul campione in questione, risultato positivo al BHC, era stata allestita un’analisi mirata alla ricerca di quella specifica molecola d’insetticida, questo induce a pensare che antecedentemente a quella data qualcosa doveva essere già affiorato, ovverosia che in tempi anteriori al 2005 qualche cosa doveva essersi verificato sul territorio tanto da determinare poi, in ogni caso sempre troppo tardi, quell’indagine finalizzata.

Ricordiamo infatti che la Regione Lazio, con la giunta Badaloni sul finire degli anni ’90, stanziò dei propri fondi per bonificare e mettere in sicurezza un’aria che faceva capo all’azienda BPD di Colleferro, azienda che produceva, guarda caso, il BHC in tutte le sue componenti isomeriche e che ne aveva rilevanti scorte divenute per lo più inutilizzabili ( primo finanziamento! ).

Sindaco di Colleferro in quei giorni era il dott.Silvano Moffa che, dopo il varo dei cospicui piani economici dalla Regione atti al risanamento dell’area BPD, interventi mai realizzati ( ciò perché, se lo fossero stati, oggi non saremmo qui a parlare di contaminazione territoriale! ), è assurto alla carica prima di Presidente della Provincia di Roma, in seguito parlamentare della Repubblica in quota AN poi PDL ed oggi primo fautore dei “Responsabili”.

Il caso scoppia, dicevamo, nel ’05 sul finire del mandato a Presidente della Regione Lazio Francesco Storace che lascia la questione esplosiva al suo successore l’On.Piero Marrazzo, il quale, nella primavera dello stesso anno, dichiara lo stato di calamità su una vasta area limitrofa al corso del fiume Sacco tra i territori delle province di Roma e Frosinone, ordina l’abbattimento cautelativo di circa 6000 capi di bestiame, mettendo sul lastrico circa 70 aziende agricole che non verranno mai completamente risarcite ( argomento che riprenderemo in seguito ), avvia il risanamento, la riqualificazione delle aree colpite e la bonifica dei siti inquinanti ( secondo finanziamento! ) con investimenti di generosa portata attraverso l’istituzione di un commissario ad hoc.

[ Permetteteci una digressione che potrebbe rivelarsi inesatta perché frutto della ns. memoria: non era in vigore già da più anni una legge nazionale che sanzionava chi avesse inquinato e condannava l’inquinatore al recupero del territorio ed al pagamento dei danni arrecati all’ambiente ed eventualmente alle persone? Se non ricordiamo male, legge del ministro per l’ambiente del primo governo Prodi, On. Ronchi ].

-Nota a margine ma dovuta per completezza d’informazione: la discarica di servizio necessariamente creata per accantonare le migliaia di metri cubi di terra escavata per poter attuare i piani di risanamento delle aree colpite, volutamente situata all’interno della stessa azienda BPD, che fine a fatto? Come è stata allestita la discarica per questo materiale?

Chi la gestisce ed in che maniera? [sarà la stessa BPD a gestire il danno arrecato alle aree limitrofe intascando anche i soldi per lo stoccaggio dei terreni inquinati? ( terzo finanziamento! )]? Quanto materiale scavato è stato prodotto e condotto nella discarica? Aggiungiamo che in base a quanto detto sullo stato dell’arte alla conferenza tenutasi nella sala della Provincia di Frosinone in data 10 novembre 2010 dal Commissario incaricato al risanamento della Valle del Sacco, avv. Pierluigi Di Palma, non dovrebbero essere state poi molte migliaia di metri cubi di terra inquinata in quanto, citiamo le parole del Commissario: “i valori dell’ inquinamento delle acque del fiume Sacco sono perfettamente in linea con quelle degli altri fiumi italiani; certamente sul sedimento c’è ancora da lavorare per ristabilire il perfetto equilibrio naturale così come sulle sponde del fiume non perfettamente in linea con i parametri, ma tutto sommato si può affermare che il peggio è passato e che anche le analisi effettuate sulla popolazione rivierasca, per individuare la presenza dell’ esaclorocicloesano, sono state confortanti.” -

Arriviamo appunto ai nostri giorni evidenziando che anche la magistratura è intervenuta nel frattempo effettuando accertamenti ed indagini che a tutt’oggi non hanno condotto però a nessun risultato palpabile ( non sappiamo spiegarci il perché! ) e che varie associazioni ambientaliste e vari comitati di zona sono scese sul piede di guerra producendosi in svariate manifestazioni di protesta dichiarandosi pronte a comparire come parte lesa in un processo aperto contro gli eventuali responsabili della catastrofe ambientale. Sollecitate dagli stessi, le Province di Roma e Frosinone e la Regione Lazio non hanno potuto esimersi dall’intervenire, seppur a singhiozzo, sulla grave situazione venutasi a creare anche per tentare il risanamento territoriale e la tutela delle popolazioni investite dal tragico evento.

A parte la ancor non ben chiara delimitazione delle zone soggette al vincolo di non coltivazione e delle zone a parziale vincolo, a parte le ripetute segnalazioni e casi di moria di bestiame e inquinamento a macchia di leopardo nel territorio, quel che ci preme evidenziare è la totale sufficienza con cui si affronta il tema dell’inquinamento provocato dell’agente insetticida, il BHC, sulle persone e la volontarietà a minimizzarne l’esistenza a sottacerne la pericolosità se non addirittura a negarne la presenza.

Quello che ha detto l’avv. Di Palma, nel Suo intervento alla Provincia di Frosinone, sulla effettiva bassa presenza sulla popolazione rivierasca della molecola di BHC (residenti che più di ogni altri avrebbero potuto essere esposti all’accumulo della stessa particella), sembra essere confermato dai risultati riscontrati su un campione di circa 650 persone su cui sono stai eseguiti accertamenti specifici nell’ultimo anno ( 2010 ) da un secondo e diverso gabinetto di analisi privato del nord Italia. Ciò contrasta, però, con quanto emerso e divulgato da altre indagini svolte dalla stessa Regione Lazio e da un più attento esame di queste ultime analisi divulgate dal Dott. Blasetti della USL G di Roma sul campione dei 650 esaminati.

Un breve ricapitolo. Al tempo del mandato del Presidente Marrazzo l’Assessore all’Ambiente, l’On. Angerlo Bonelli, fece fare, pressato dalla situazione contingente, degli esami mirati su un qualificato ma limitato numero di persone ( 60-65 ) da un laboratorio privato del nord Italia proprio per accertare se e quanto BHC fosse presente in questi soggetti inconsapevoli. I risultati vennero sottaciuti per parecchio tempo fino a che non si potette più nasconderli e rilevarono un’atroce verità: la molecola insetticida era entrata nel ciclo alimentare ed era stata assimilata dalle persone soggette agli esami e rivelava la sua presenza con valori anche più di quattro volte oltre il limite massimo di tollerabilità.

Questo principio attivo in campo agricolo, questi valori riscontrati altissimi nel piccolo campione di abitanti del territorio investito dall’inquinamento ha, purtroppo, una sua peculiarità negativa, ossia una volta assimilato proprio per il fatto che si insinua nei tessuti adiposi dell’essere umano e nelle ghiandole quale quella tiroidea, non si riesce ad eliminarlo ne tantomeno viene abbassandosi nei suoi valori col passare del tempo.

Purtroppo, ma è così: coloro che presentino alti parametri di BHC non possono intervenire sull’eradicazione dall’intossicazione ( non esiste rimedio ) e si portano dietro questo valore, inalterato, per il resto dei loro giorni.

Oggi, dice il Commissario avv. Di Palma, le analisi effettuate sul campione di oltre 650 persone, in cui sono anche presenti i soggetti già precedentemente analizzati, danno risultati “confortanti”; difatti, dicevamo, valori assai al di sotto dei limiti di tollerabilità vengono ad avvalorare tale dichiarazione che collide con quanto riscontrato dall’anteriore indagine effettuata dalla stessa Regione Lazio sul primo piccolo campione selezionato.

Com’è possibile questo conversione a U dei risultati degli esami eseguiti? Sono sbagliati i risultati delle prime analisi o delle seconde? Chi ha alterato o altera e perché tali risposte?

In più. La Regione Lazio avendo dichiarato da più anni che i siti ed i territori contaminati sono stati quasi totalmente messi in sicurezza, deve spiegare come e perché i bambini nati dopo il disastro ambientale e l’avvenuta bonifica territoriale, dopo che gli animali responsabili, nella catena alimentare, del trasferimento all’uomo dell’agente inquinante sono stati abbattuti, dopo che, appunto, si è radicalmente intervenuti per la quasi totale estirpazione delle cause scatenanti il problema determinato dal BHC, come e perché, dicevamo, bambini di pochi anni, nati dopo il disastro, presi in esame solo nella seconda tornata di accertamenti, presentino valori, pur bassi, simili a quelli dei loro genitori, dei loro nonni o parenti?

Tanto per essere ancora più espliciti, e per tentare di individuare chi tenta di alzare cortine fumogene affinché tutto rimanga incomprensibile e poco chiaro, è stata commissionata, finanziata e realizzata un’ulteriore indagine sempre da parte della Regione Lazio, su richiesta dell’On. Franco Fiorito, e da questi seguita nel suo iter, atta all’accertamento dello stato di inquinamento dei terreni dell’Alta Valle del Sacco, in special modo degli isomeri del BHC ma anche di diossina e metalli pesanti di origine industriale. Anche qui i risultati sono stati confortanti, per usare il gergo caro all’alto commissario avv. Di Palma, il quale proprio per il Suo meritorio stato di servizio e per l’abnegazione nel prodigarsi sul territorio è stato fatto oggetto di numerosi encomi e ringraziamenti ( al tempo della Giunta Marrazzo più volte l’On. Fiorito ed altri avevano espresso pubblicamente la volontà che, se vinto le elezioni regionali, avrebbero, come prima cosa, dato il ben servito all’avv. Di Palma per il Suo mal operato!! ). Queste conclusioni, dicevamo, irridono e sbeffeggiano sia il distretto che i suoi abitanti: il rendiconto di questa indagine conoscitiva resa nota durante un convegno appena svoltosi ad Anagni, oltre a divulgare nuovi ed inesplorati capitoli di scienze geologiche e ha partorire uno sciatto libretto di 85 pagine di cui solo 14 elencano i risultati ottenuti ( omettendo totalmente i dati riconducibili alle analisi su campioni di terreno superficiale e profondo ), ci fa capire quanta poca considerazione si abbia per questa povera terra martoriata ed i suoi residenti, quanto poco si sia operato per il risanamento dell’area e come si tenti di coprire l’alto stato di calamità vigente, i suoi responsabili e corresponsabili, con pietose bugie!

Ma dei soldi arrivati dalla Regione Lazio si sa quanto effettivamente speso dal Commissario Di Palma ( specialmente per le consulenze: laboratori privati al nord e perché non le ns. ARPA ragionali)? Si è mai chiesto conto dell’operato dello stesso? Quali effettivi, tangibili risultati sono stati conseguiti sul territorio in questi anni?

Su quest’ultima nota riprenderei rapidamente il tema dei risarcimenti che dovevano essere corrisposti alle aziende agricole danneggiate dagli eventi calamitosi prodottosi con la scoperta del BHC sia sui terreni che nelle stalle. Accennavo che queste 70 aziende sono state solo parzialmente risarcite ed alcune oggi hanno chiuso definitivamente.

Bene, la Regione Lazio, l’avv. Di Palma, sanno quante hanno chiuso i battenti? Quante ancora operano sul mercato? Quante sono per chiudere? Sanno se i soldi stanziati a copertura degli abbattimenti sono stati sufficienti e totalmente impiegati? Conoscono il vero danno perpetrato con l’abbattimento dei capi di bestiame ed il fermo al coltivo per l’economia del territorio ed il suo indotto?

Visto il grave stato di disagio in cui versano queste realtà economiche da più di 6 anni si può affermare, senza tema di smentite, che l’operato del Commissario e di conseguenza della Regione, anche su questo versante, è stato totalmente deficitario per non dire indecoroso.

E siccome per chi vive nei territori colpiti da questa catastrofe è palese lo stato di abbandono e sufficienza con cui si è proceduto e si continua a procedere, non ci sentiamo minimamente intenzionati ad avallare quanto detto dalle varie giunte succedutesi nel tempo e dai politici di turno nei confronti dell’operato del Commissario incaricato al risanamento dell’area colpita.

Chiederne l’immediato allontanamento sarebbe, oggi ed ora, il minimo indispensabile.

Ma ancora cosa più gradita sarebbe conoscere il vero status della situazione senza falsità ed infingimenti.

Frosinone aprile 2011 Direzione Associazione Radicale “ Pier Paolo Pasolini”


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Il mio personalissimo voto ai prossimi referendum

4 Giugno 2011 27 commenti

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Premesso che ritengo questa tornata referendaria completamente anti democratica come la totalità delle elezioni in Italia, a causa di una mancata informazione sostituita, a volte, con della vera e propria disinformazione, il mio orientamento attuale per i referendum è questo:
Quesito 1 Acqua: NO
Da quello che sono riuscito a capire non è in gioco la privatizzazione dell’acqua bensì la gestione del servizio e, questa norma, non si riferisce solo all’acqua ma a tutti i servizi pubblici, quelli che in parte hanno già una gestione privata o che sono gestiti dalle municipalizzate. Convinto del fatto che in Italia la gestione pubblica non esiste e non è mai esistita, ma vi è se mai una gestione privatistica da parte dei partiti sia di governo che di opposizione, credo che il decreto Ronchi sia nella parte che riguarda appunto la gestione abbastanza prudente e ragionevole, prevedendo sia la gara pubblica, sia la possibilità di far gestire il servizio ad una azienda mista pubblico privata, sia, dopo una relazione dettagliata all’anti trust anche la possibilità di gestione diretta da parte dell’ente comunale o sovra comunale. E’ carente dal punto di vista dei controlli, perché credo sia finito il tempo delle sole Autorità di settore, ma c’è bisogno di un controllo più diffuso, che renda parte attiva sia l’associazionismo che il singolo cittadino. Sia che vinca il sì, sia che vinca il no poco cambierà, anche perché vi è una normativa europea che impone la gara come il modus operandi normale nella gestione di questa tipologia di servizi, ed essendo quella europea una normativa gerarchicamente superiore rispetto a quella nazionale nessuno potrà impedire a sindaci o altri enti di fare gare pubbliche per assegnare la gestione del servizio. Pertanto meglio soffermarsi sulla parte dei controlli, ma questi non sono oggetto del referendum.

Quesito 2 Acqua: NO
Viene stabilito per legge in misura del 7%, la remunerazione del capitale investito dal privato o dal pubblico per il riammodernamento delle strutture (acquedotti, fogne, tubature, ecc.). E’ sicuramente una remunerazione alta, ma definita. Con l’abrogazione della norma che prevede il 7%, potremmo trovarci in bolletta anche una percentuale maggiore, visto che è comunque previsto l’addebito per remunerazione del capitale.

Quesito 3 Nucleare: SI (turandomi il naso)
Sempre da quel poco che si riesce a trovare on line, ho capito che probabilmente non è vero che i costi del nucleare siano più bassi delle altre tipologie di energia. Inoltre l’uranio è un minerale anch’esso in via di esaurimento e quindi, probabilmente, il costo tenderà ad aumentare. Inoltre c’è il problema delle scorie radioattive. Non siamo capaci di gestire le scorie normali (spazzatura), figuriamoci quelle radioattive. Poi c’è anche il problema sicurezza, non propriamente risolto. Mi turerò il naso perché ho trovato scandalosa (ma fine ad un certo punto considerato che siamo in Italia) la sentenza della Cassazione che ha “riammesso” il referendum dopo che il parlamento, anche se con un escamotage, aveva modificato l’articolo oggetto del quesito referendario andando nella direzione richiesta dai proponenti il referendum stesso. Si doveva posticipare il voto, per spiegare anche questo passaggio.

Quesito 4 Legittimo Impedimento: SI (anche se…)
Credo che la legge debba valere per tutti e allo stesso modo, anche per il capo del governo. Tuttavia c’è anche la necessità dello stesso premier in carica di far fronte al dovere di governare. Attualmente il problema non si pone, nel senso che non vi è una elezione diretta del capo del governo in Italia, quindi potrebbe essere benissimo sostituito da altro soggetto dello stesso partito, ma nel caso ci fosse una elezione diretta del capo del governo, io propenderei non solo per il legittimo impedimento ma anche per l’immunità dello stesso, come per tutte le cariche esecutive elette direttamente.


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