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BASILICATA: ISOLA FELICE? MA DE CHE

3 Agosto 2010 5 commenti

30671“Dove c’è strage di legalità, prima o poi ci sarà strage di uomini”. Questa è una frase che ripete spesso quell’ottantenne canuto e rompicoglioni di Marco Pannella e che potrebbe sembrare una di quelle frasi ad effetto ma che viceversa è di un’attualità e di una vicinanza alla realtà, almeno quella italiana, sconcertante.
Nello scorso numero di Rivivere, ho iniziato a scrivere di emergenza ambientale in Lucania e di capovolgimento dei fatti e delle responsabilità, per cui chi documenta mancate bonifiche, scarsa qualità delle acque degli invasi lucani, impianti di depurazioni inesistenti o non funzionanti, frane in siti individuati per discariche comprensoriali a poche centinaia di metri dalla più grande diga d’Europa in terra battuta, attraverso video e analisi effettuate a proprie spese, viene raggiunto da avvisi di garanzia e perseguitato dalla fantomatica giustizia prodotta dalla procura della Repubblica di Potenza, chi invece è preposto istituzionalmente a garantirci dal degrado e dall’illegalità ambientale, come il Presidente dell’Arpab Sigillito, rimane fermo al suo posto, accompagnato dalla protervia e dalla falsa saccenza che accompagna i potenti che sembrano e ripeto sembrano inattaccabili.
Ritornando alla frase iniziale, c’è un dato incontrovertibile che spaventa e preoccupa. In Italia, l’incidenza tumorale fra la popolazione è in leggera flessione, l’unica regione che è in controtendenza è la Basilicata.
Secondo un servizio televisivo andato in onda lo scorso autunno su Current TV (il network di Al Gore, ex vice presidente Usa), esiste un collegamento fra l’emergenza ambientale lucana e l’incremento delle malattie tumorali.
Tutto ciò è reso possibile anche e soprattutto da una controinformazione e scarsa sensibilizzazione al problema; infatti da sempre la Basilicata viene “venduta” come isola felice del meridione d’Italia, anche se sappiamo che questo è profondamente falso.
Le denunce e le battaglie condotte da Maurizio Bolognetti negli ultimi lustri, nonché la stessa trasmissione televisiva indicata in precedenza, hanno dimostrato e dimostrano che la scarsa densità della popolazione, l’oscurantismo vigente nel sistema informativo ed anche la collaborazione di qualche gruppo di potere locale ha “trasformato” la Basilicata in un crocevia del malaffare, con un incremento dei reati ambientali che inseriscono la nostra regione al primo posto in Italia nel rapporto reati/popolazione residente e che stanno portando la vecchia isola felice a diventare una vera e propria cloaca a cielo aperto.
Ho già scritto di Bolognetti, ma altra triste storia parallela a quella di Maurizio è quella che vede protagonista suo malgrado il tenente della polizia provinciale Giuseppe di Bello. Il tenente Di Bello, nel pieno svolgimento della propria attività lavorativa, ha provveduto a documentare e diffondere, sulla base della Convenzione di Ahrus, dati e immagini relativi all’emergenza ambientale lucana, tuttavia proprio per aver reso pubblici questi dati e queste informazioni è stato sospeso per due mesi dal lavoro e raggiunto da avviso di garanzia dalla procura di Potenza per aver messo in atto insieme al Bolognetti un vero e proprio disegno criminoso. Roba da ridere se non ci fosse da piangere.
Queste storie mi ricordano la tragedia del Vajont; dove la giornalista Tina Merlin veniva criminalizzata e successivamente processata per aver anticipato sull’Unità ciò che sarebbe successo a Longarone, Erto e gli altri comuni interessati alla tragedia del Vajont; dove il funzionario del Genio Civile di Belluno l’Ingegner Desidera, soltanto perché pretendeva il deposito di una relazione tecnica sulle pendici del Monte Toc, così come previsto dalla procedura, fu trasferito in altra sede; mentre l’Ingegner Bevaria, l’Ingegner Semenza ed il Professor Dal Piaz, che avevano la forza della controinformazione e del potere politico dalla loro parte, furono artefici nel nome di un fantomatico progresso di una strage di uomini, la cui causa deve essere vista nel mancato rispetto della legalità e delle procedure, piuttosto che nell’avidità umana.
Un’ultima considerazione che lascio ai lettori di Rivivere, considerato che nelle acque del Pertusillo, mesi orsono, sulla base delle analisi diffuse da Bolgonetti sono state trovate tracce di bario in misura di tre volte superiori ai limiti di legge e che questa presenza è compatibile con scarichi industriali di origine petrolifera, come mai le più importanti multinazionali del petrolio, presenti in Val D’Agri e in Val Camastra, sponsorizzano il nuovo spot radiofonico di promozione della Basilicata? Non è che c’è da nascondere qualcos’altro?

Michele Latorraca
pestelucana@libero.it