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Archivio Aprile 2007

ABOLIRE LE COMUNITA’ MONTANE

26 Aprile 2007 2 commenti


Comunità montane, carrozzone da 800 milioni

di Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Per Giulio Andreotti ci sono due tipi di pazzi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che pensano di poter risanare le Ferrovie dello Stato. Ma anche i politici che vogliono abolire le comunità montane non scherzano. Finora chi ci ha provato – a destra e a sinistra – è stato respinto con perdite al grido «La montagna non si azzera». Lo slogan fu coniato nel 2005 dall?Unione delle comunità montane «per difendere la dignitosa operatività trentennale» e spense le velleità riformatrici del governo Berlusconi. Un anno dopo, un?analoga sollevazione costrinse il governo Prodi a stralciare dalla Finanziaria ogni ipotesi di riduzione. Adesso ci riprovano due deputati radicali, Sergio D?Elia e Maurizio Turco, che hanno appena depositato un progetto di legge (sotto elezioni, figurati!) inequivocabilmente intitolato «Soppressione delle comunità montane».

I numeri

Perché accanirsi contro questi enti pubblici fino a chiederne la cancellazione? Perché rappresentano un capitolo non trascurabile del libro nero sui costi della politica. Sparse per l?Italia ce ne sono 356. Non poche, considerando che solo il 35% del territorio nazionale è montagnoso. D?altro canto imporre un freno è difficile, poiché l?istituzione è decisa dagli enti locali in piena autonomia. In Umbria, per dire, ci sono 9 Comunità montane che si sommano a Regione, 2 Province, 92 Comuni, 3 Ambiti territoriali e 4 Parchi. Tutto per soli 800mila residenti. In Piemonte ce ne sono 48, in Calabria 26 (solo 4 meno della Lombardia), in Basilicata 14 (una ogni 40mila abitanti), in Molise 10 (una ogni 33mila abitanti).

Tanto poi paga lo Stato, che ogni anno spende 800 milioni di euro per tenerle in vita. Ogni Comunità montana ha uno statuto, una struttura burocratica, un presidente e un?assemblea di consiglieri nominati dai Comuni. Risultato: gli stipendi dei 356 presidenti costano alla finanza pubblica 13,6 milioni di euro all?anno, mentre i 12.800 consiglieri si accontentano di gettoni di presenza variabili tra 17 e 36 euro per ogni riunione.

Le competenze

Nate nel 1971 come enti autonomi, oggi le Comunità montane altro non sono che unioni di Comuni. Il loro compito è «eliminare gli squilibri di natura sociale ed economica tra le zone montane e il resto del territorio nazionale, difendere il suolo e proteggere la natura». Hanno un ambito operativo prossimo all?infinito: dalle infrastrutture alla formazione professionale, dalla bonifica del suolo alla promozione economica. A tal fine, adottano «piani pluriennali per lo sviluppo economico-sociale» e ne curano l?attuazione. Vasto programma, lodevoli intenzioni. Ma analizzando i bilanci, i due deputati radicali rilevano che «circa la metà dei fondi viene destinata alle spese di struttura e solo una minima parte ridistribuita ai cittadini sotto forma di opere e servizi pubblici».

A sostenere le tesi di chi ne invoca la soppressione è arrivata la Corte costituzionale, che ha definito le Comunità montane «enti costituzionalmente non necessari». Dunque, nulla vieta di eliminarle. Ma l?ultima riforma degli enti locali, nel 2000, non le ha toccate. Anzi, ne ha rafforzato l?autonomia e i poteri, rendendole «sovrane nella determinazione della loro organizzazione».

Un caso esemplare

Stefano Iannucci, in una ricerca per l?Università La Sapienza di Roma, ha esaminato il caso della XXI Comunità montana dei Monti Lepidi e Ausoni e Vallina della provincia di Frosinone, che comprende nove città e 30mila abitanti. Nel 2005 aveva a disposizione 1,1 milioni di euro. La spesa è stata così ripartita: 50% per l?acquisto di una nuova sede, 20% per il funzionamento degli uffici, 12% per il personale, 11% per gli stipendi degli amministratori. Solo il 7%, dunque, per gli interventi sul territorio. Non un euro è stato destinato alla promozione turistica, culturale e sportiva, a biblioteche e musei, alla protezione civile, alla difesa del suolo, all?assetto idrogeologico e forestale, ai trasporti, ai servizi sociali, all?agricoltura, all?industria, al commercio e all?artigianato.

Il dibattito

«La molteplicità di enti locali è un?idea sbagliata di decentramento. Le Comunità montane sono un esempio di come le amministrazioni locali possano rappresentare fonti di spreco e simbolo di una gestione del potere fine a se stessa», scrivono D?Elia e Turco nella relazione che accompagna il progetto di legge.

Le Comunità montane non ci stanno. Rivendicano «performance finanziarie di tutto rispetto», migliori di Comuni e Province. Sostengono che la spesa corrente (stipendi, indennità, costi degli uffici…) è ferma al 42,2% contro il 57,8% degli altri enti locali. E avvertono: «Senza la nostra azione il territorio rimarrebbe sguarnito di interventi specifici per l?ambiente, l?agricoltura, la forestazione, il turismo e l?agriturismo, la difesa idrogeologica, la lotta contro gli incendi boschivi, la protezione civile, la difesa dei valori antropologici e delle tradizioni locali». Insomma si sentono indispensabili.

Riferimenti: Il Giornale.it

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Europeo 2012, Staderini: per fortuna l?Italia ha perso

18 Aprile 2007 3 commenti


? Dichiarazione di Mario Staderini

Indipendentemente dalle ragioni che hanno portato un organo tutt?altro che cristallino come l?UEFA a scartare l?Italia per l?organizzazione degli Europei 2012, il risultato è un bene per il Paese.

Ancora una volta, con la scusa degli Europei di calcio, le oligarchie politiche ed economiche erano pronte a spartirsi una torta superiore al miliardo di euro per impianti sportivi ed infrastrutture: uno tsunami di malaffare di cui non abbiamo certo bisogno.

In occasione dei Mondiali del ?90, 1200 miliardi di pubbliche lire furono partitocraticamente gettati al vento per costruire stadi insicuri e anacronistici, concausa dell?attuale impossibilità di gestire al meglio il fenomeno calcio nel suo complesso.

Presidente e direttore generale del Comitato organizzatore erano, rispettivamente, Franco Carraro e Luca Cordero di Montezemolo; Antonio Matarrese, anch?egli membro del Comitato, presiedeva la Federcalcio.

Vent?anni dopo ci ritroviamo le stesse persone ai vertici del mondo economico e calcistico; persino Carraro ?condannato per Calciopoli- è ancora in sella, addirittura rappresentante italiano nell?Uefa.

Nel frattempo, però, abbiamo introdotto una legislazione d?emergenza e cervellotica, la più repressiva e inutile del mondo.

Se un?emergenza esiste, è rappresentata dall?illegalità diffusa che ha permesso lo spreco di denaro pubblico, l?agibilità di stadi fuorilegge, l?elusione delle normative sulla sicurezza, l?ottusa gestione dell?ordine pubblico. A quando un franco dibattito su tutto questo?

Riferimenti: Radicali.it

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Lottologia

15 Aprile 2007 3 commenti


Da premettere non sono un giocatore di lotto accanito, ma qualche volta anche a me capita di giocare pochi euro su qualche numero.
Così è stato oggi. O meglio, così ha fatto la mia compagna, vedendo che nella giornata di oggi i numeri 57 e 77 si ripetevano in ogni cosa che facevamo, abbiamo deciso di giocarli sulla ruota di Roma e su Tutte. Come succede nella stragrande maggioranza dei casi, questi numeri non sono usciti, ma con sorpresa ho constatato coincidenze che mi convincono poco, non fosse altro da un punto di vista matematico-statistico. La prima stranezza evidente è sulla ruota di Roma, dove sono usciti ben quattro numeri consecutivi il 71, il 72, il 73 ed il 74. Strano vero? Ma certo non la sola coincidenza. Sulla ruota di Torino sono usciti il 72, il 73 ed il 74, ben tre numeri consecutivi ed uguali a quelli della ruota di Roma. Ma non è finita. A Firenze sono usciti di nuovo il 73 ed il 74, non il 75 bensì il 76. Ancora numeri consecutivi o quasi. In più vi sono strane combinazioni matematiche fra la ruota Nazionale e la ruota di Bari, vi è una tipica progressione di decine, nelle differenze fra i numeri 86 (Nazionale) e 36 (Bari), 88 (Nazionale) e 28(Bari), 79 (Bari) e 9 (Nazionale), quindi 50, 60 e 70.

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Religiosità e coscienza

3 Aprile 2007 Commenti chiusi


Nel maggio del 2004, mi sono recato, per qualche giorno di vacanza a Valencia, in Spagna. All?arrivo all?aereoporto mi aspettavo che ci fosse solo la mia amica Julia ad aspettarmi, invece c?era una marea di gente. Ho avuto un attimo di attacco di narcisismo imperante e mi sono illuso che tutta quella gente fosse lì per accogliere me. Naturalmente non era così, non poteva essere così.
Dopo aver passato tutti i controlli di rito e aver salutato Julia, le ho chiesto immediatamente chi fosse quella gente e perchè era lì e lei candidamente mi ha risposto: ?tifosi della squadra di calcio del Valencia?. Questo perchè la sera prima il Valencia aveva vinto la Coppa Uefa e quindi i tifosi erano arrivati all?aereoporto per festeggiare con i giocatori che stavano rientrando da Goetborg.
Mi accodo anch?io e aspetto i giocatori, nel frattempo (anche lì) la solita sfilata di sindaci e governatori (osannati a differenza nostra) e poi, finalmente, ecco i campeones. Salgono su uno di quei pullman aperti e si avviano, con tutto un codazzo di automobili dietro, verso la città. Appuntamento nella piazza del Ayuntamiento di Valencia, dove si affacceranno dal balcone del Comune. Ma qui succede una cosa strana, tutti i tifosi in piazza, ma i giocatori non arrivano, a questo punto chiedo a Julia come mai c?è questo ritardo e lei tranquillamente? sono andati a ringraziare la Madonna al Santuario?, facendole notare che questa cosa era abbastanza inusuale, lei e la sua amica mi rispondono: ?se il Valencia ha vinto è anche grazie all?aiuto dall?alto, altrimenti….?.
Questa frase e la tranquillità e la convinzione con cui la pronunciarono, mi colpì molto. Eppure eravamo in Spagna, in quella Spagna che si apprestava a votare per Zapatero ma che già con il democristiano Aznar aveva regolamentato le unioni di fatto, aveva creato le narco salas, era all?avanguardia sulla fecondazione artificiale. Era la prova provata che la sfera della religione e soprattutto della religiosità è completamente separata dalle regole di vita sociale.
Qualche anno dopo, la stessa Valencia, nello spettacolare teatro architettonico raprresentato da La ciudad de las artes e della cienza, ha accolto in delirio Papa Ratzinger, la stessa Valencia che aveva contribuito alla vittoria di Zapatero qualche mese prima.
La lezione che deriva da questi comportamenti è che l?allargamento dei diritti e delle libertà individuali, porta con sè una consapevolezza della propria responsabilità personale ed un maggiore confronto con la propria coscienza, che è poi l?essenza della religiosità.
Il vietare, i limiti e le imposizioni rappresentano il modo più becero per annullare la propria coscienza, perchè manca la necessità di confrontarsi con se stessi.
Meditiamo gente, meditiamo.

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