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Archivio Dicembre 2006

Il pericolo iraniano e la ragionevolezza della proposta radicale

28 Dicembre 2006 2 commenti


di Gualtiero Vecellio

Ha cercato di accreditarsi come il campione del mondo musulmano, il paladino della lotta all?egemonia americana, ebraica, ed occidentale. C?è del metodo, nella ?follia? del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad; e non è da sottovalutare la mossa di non considerare più il dollaro, ma l?euro, come unità di misura per i pagamenti del greggio. La sua posizione ?interna?, dopo le elezioni di qualche giorno fa, che hanno visto l?incremento dei ?riformisti?, è traballante: ma Ahmadinejad ha ancora carte da giocare.

La piattaforma elettorale sulla quale Ahmadinejad aveva puntato e costruito la sua fortuna politica ? lotta alla corruzione, rilancio dell?economia ? si è rivelata molto presto un bluff. Dopo due anni le promesse sono rimaste tali; e tantissimi iraniani stanno pagando in corpore vili i fallimenti della ?politica? del presidente e dei suoi fanatici sostenitori. Per dire: nel 2005 Ahmadinejad aveva promesso la redistribuzione dei proventi delle società nazionali. Un nulla di fatto, costosissimo però: il solo annuncio, infatti, è stato sufficiente perché gli investitori stranieri trasferissero in un baleno fuori del paese almeno duecento miliardi di dollari. L?inflazione è alle stelle, la disoccupazione cresce in modo esponenziale.

Per quel che riguarda la lotta alla corruzione, meglio stendere un velo pietoso: il 40 per cento del prodotto interno lordo è gestito dalle ?bonyads? : qualcosa di simile a fondazioni caritatevoli con il compito di amministrare i beni dello scià; ne avrebbe dovuto beneficiare la parte più bisognosa della popolazione. Sono diventate centri di corruzione e clientela.

Secondo alcuni analisti l?opzione nucleare, ampiamente enfatizzata, sarebbe ?semplicemente? un diversivo: il tentativo di compattare una popolazione sempre più refrattaria e disorientata, facendo leva sull?orgoglio nazionale. Anche la recente, odiosa, conferenza negazionista sull?Olocausto, farebbe parte dell?identica strategia. Pericolosa, tuttavia: non si cavalca a lungo, impunemente, una tigre.

Al di là delle ?sparate? sceniche e del rozzo fanatismo in cui si produce Ahadinejad, non è privo di significato il fatto che alla conferenza non siano giunti messaggi o saluti né da parte di Rafsanjani né di Khamenei. Quest?ultimo fino a ?ieri? è stato uno sponsor del presidente iraniano, ma ora il feeling tra i due sembra essersi raffreddato.

La partita essere sostanzialmente giocata da tre protagonisti: il settantaduenne Rasfsanjani; il sessantaseienne Khamenei; il settantaduenne Mesbah Yazdi: ultraconservatore, che vuole la rigida applicazione delle regole islamiche.

Sono tuttavia categorie che lasciano il tempo che trovano. Ci si è dimenticati, per esempio, che il ?riformista? Rafsanjani nel maggio del 2002 agli studenti universitari parlava dei ?crimini del regime sionista in Palestina?quattro milioni di ebrei vivono sull?isola e hanno fondato nel mare rappresentato dal mondo islamico, sostenuti dagli Stati Uniti, quegli Stati Uniti la cui forza deriva dallo sfruttamento dei musulmani e dei paesi del terzo mondo??.

Poco prima sempre Rafsanjani aveva difeso la ?bomba islamica?, in grado di annientare Israele: ?Gli ebrei devono veramente aspettarsi il giorno in cui questo arto superfluo verrà amputato dal corpo dell?area musulmana e dal mondo musulmano, e tutti i popoli che si sono adunati in Israele si spargeranno nuovamente nel mondo e diverranno profughi?.

Insomma: dall?Iran ? non solo da Ahmadinejad ? vengono minacce ad Israele e a tutto l?Occidente. Dan Schueftan, vice-direttore del Centro per gli studi sulla sicurezza nazionale dell?università di Haifa dice che ?l?opzione militare contro l?Iran non solo esiste, ma a mio parere è inevitabile?. Può piacere o no (e certamente a noi non piace): ma questi sono gli umori e i timori di molti, e non solo in Israele. Un pericolo non si annulla negandolo, ignorandolo; e tantomeno un pericolo come quello iraniano. Illusorio pensare di risolverlo con le blandizie e le ?furbizie? di alcune cancellerie europee; l?opzione militare, d?altra parte, è rischiosa almeno quanto il problema che vorrebbe sanare. L?attualità e la ragionevolezza della proposta radicale, da Israele nell?Unione Europea al Satyagraha mondiale per la pace, e la comunità mondiale per la e le democrazie, sono nei fatti.

Riferimenti: Notizie Radicali

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Credo, quindi posso picchiare mia moglie. Quando la ?legge? è maschia

17 Dicembre 2006 6 commenti


di N.R.

Questa è una sentenza della sesta sezione della Corte di Cassazione. Molto ?maschia?, come si vedrà. Si stabilisce, in sostanza, che ?episodi sporadici di maltrattamenti tra coniugi, causati anche da continui dissidi per ?l’educazione religiosa dei figli? possono non essere condannabili.

La Cassazione ha insomma confermato l’assoluzione (?perché il fatto non costituisce reato?) di un uomo, accusato di aver maltrattato la moglie con ripetute offese, minacce e aggressioni alla sua integrità fisica nel corso di dissidi causati dal diverso credo religioso dei due: la donna, in

particolare, era testimone di Geova, e impartiva la propria fede ai figli in contrasto con il marito.

Per la Corte d’appello di Catanzaro, ?i provati episodi di percosse da parte dell’imputato nei confronti della moglie?, verificatisi in occasione delle frequenti liti tra i due dovute anche a una

relazione extraconiugale che l’uomo aveva allacciato, ?non erano riconducibili a un’unica intenzione criminosa di ledere sistematicamente l’integrità fisica e morale della congiunta

al fine di avvilirla e di sopraffarla, ma erano espressioni reattive a una situazione di reciproche malversazioni e di disagio familiare, il che escludeva la sussistenza del dolo di

maltrattamenti?. La Suprema Corte (sentenza n.40789), dunque, ha ritenuto inammissibile il ricorso del procuratore generale di Catanzaro: nelle sentenze di primo e di secondo grado, osserva la Cassazione, ?si è pervenuti a una decisione assolutoria sulla base dell’apprezzamento di condotte violente e offensive dell’imputato nei confronti della

moglie non riconducibili a un carattere di abitualità né collegabili a un dolo unitario di vessazione”. Si è dunque ritenuto che “siffatte condotte fossero espressione di una reattività estemporanea che affondava le sue radici nel clima di dissidio tra i coniugi”, derivante sia dalla “diversa religione” praticata dalla donna, sia dalla “relazione adulterina” intrattenuta

dall’imputato, “che tuttavia la congiunta era disposta a subire, non sollecitando la separazione del marito”.

Linguaggio contorto quanto basta; bisantinismo di forma e di sostanza. Sentenza che riempie di vergogna. Viene in mente quel che scrisse Leonardo Sciascia nel suo ultimo libro, ?Una storia semplice?: il ?dialogo tra il professore e il suo vecchio alunno, diventato magistrato:

?…Il magistrato si era intanto alzato ad accogliere il suo vecchio professore. “Con quale piacere la rivedo, dopo tanti anni!”.
“Tanti: e mi pesano” convenne il professore.
“Ma che dice? Lei non è mutato per nulla, nell’aspetto”.
“Lei sì” disse il professore con la solita franchezza.
“Questo maledetto lavoro…Ma perché mi dà del lei?”.
“Come allora” disse il professore.
“Ma ormai…”.
“No”.
“Ma si ricorda di me?”
“Certo che mi ricordo”.
“Posso permettermi di farle una domanda?…Poi gliene farò altre, di altra natura…Nei componimenti d’italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?”.
“Perché aveva copiato da un autore più intelligente”.
Il magistrato scoppiò a ridere. “L’italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…”.
“L’italiano non è l’italiano: è il ragionare” disse il professore. “Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto”.

Noi non siamo professori. Ma saremmo pronti a scommettere qualcosa che là, in quella sesta sezione della Cassazione, da come motivano le sentenze sono piuttosto deboli in italiano. Lo prova il fatto che sono in Cassazione, e non semplici procuratori: ?sono ancora più in alto?.
Riferimenti: Notizie Radicali

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Un tributo al moliternese Ferdinando Petruccelli della Gattina

10 Dicembre 2006 4 commenti


Qualche giorno fa mi sono ritrovato a discutere con alcuni amici dell?affascinante figura del moliternese Ferdinando Petruccelli della Gattina. Petruccelli, nato nel 1815 in quel di Moliterno(PZ), fu medico, scrittore, giornalista; partecipò all?attività cospirativa dei gruppi mazziniani; nel 1848 fu deputato del Parlamento napoletano e dopo l?indipendenza deputato del primo Parlamento italiano. Qualcuno lo ha definito un radicale, di certo, per quel che mi è dato sapere e leggere, Petruccelli fu un anticlericale. Uno dei suoi romanzi, ?Ildebrando?, risulta essere tra i libri che la Curia romana, nella sua infinita bontà e misericordia, ebbe a mettere all?Indice.

A 15 anni il giovane Petruccelli fu rinchiuso dallo zio Francesco nel seminario di Pozzuoli, retto da Monsignor Rossini. Ed è in quel luogo, certo non ameno, che scaturisce uno degli episodi più gustosi della vita del Petruccelli. Si narra, infatti, che in occasione della festa di S. Luigi ogni alunno del seminario aveva l?obbligo di lasciare sull?altare una lettera al santo protettore degli studenti. Nella sua missiva Petruccelli chiese al santo di ?essere liberato dal vescovo Rossini?.

In una seduta parlamentare del 26 marzo 1861, le cronache narrano che ebbe ad affermare: ?in ogni pagina della storia italiana quando noi leggiamo che l?Italia ha versato una lacrima o una goccia di sangue, fu sempre un papa ad esserne la causa??

Ironia della sorte, Petruccelli, di cui ho per sommi capi cercato di tratteggiare la figura, è stato celebrato qualche tempo fa dall?Associazione lucana ?Giustino Fortunato?, presieduta da monsignor Antonino Pace. Inutile dire che l?illustre esponente curiale, nel tratteggiarne la figura, si è guardato bene dal ricordare aspetti certo non marginali della vita, delle azioni, del pensiero e delle opere di Petruccelli.

C?è da chiedersi cosa avrebbe pensato di cotanta celebrazione l?uomo censurato dalla polizia borbonica, noto ed inviso per le sue invettive contro la classe politica dominante, l?uomo che fu definito dal padre di Giustino Fortunato ?Robespierre redivivo? e che di Giustino Fortunato fu amico.

Quando si dice tradire la memoria di un uomo, modificarne la vita e le opere a proprio uso e consumo! Ferdinando Petruccelli della Gattina morì a Parigi il 25 marzo 1890 e, come da suo desiderio, le ceneri furono sparse sul suolo inglese. C?è da compiacersi di questa sua ultima scelta. Siamo quasi certi, infatti, che oggi anche le sue spoglie mortali, così come la sua vita, avrebbero potuto finire ostaggio di tutto ciò che egli ebbe a combattere. ?L?estrema unzione? impartitagli da monsignor Antonino Pace ha il gusto di una vendetta postuma: di certo il tentativo di purgarne l?anima da un insopprimibile desiderio di libertà, che ad alcuni risulta insopportabile. Per parte mia, sono certo che Don Ferdinando, le cui ceneri vagano per il mondo, se potesse spedire una nuova missiva a san Luigi chiederebbe di ?essere liberato da monsignor Antonino Pace? e da tutti coloro che odiano visceralmente gli spiriti autenticamente anticonformisti.

Da qualche parte, ne siamo certi, nel momento in cui la memoria di Petruccelli è stata vilmente tradita, è risuonato il feroce giudizio che egli ebbe a rivolgere ai ?traditori? potentini: ??Onta a te Potenza, onta eterna! Sulla tua fronte non potrà trovar luogo altro stigmata fuori di quello di fedele che ti hai meritato da Ferdinando Borbone; e questo stigmata, come il bubone della peste, uccide.?

Riferimenti: lucania.ilcannocchiale.it

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Mobbing, il mio urlo di dolore

7 Dicembre 2006 1 commento


di Francesco Pullia

Per più di una settimana i lettori di questo giornale telematico non hanno visto più miei articoli. E? successo qualcosa di molto grave che ho deciso di denunciare pubblicamente. Sono oggetto in ufficio di un penoso, e a questo punto per me insostenibile, mobbing unicamente per motivi politici. La conseguenza non è solo un danno morale ed economico alla mia professionalità (di fatto la mia carriera è bruciata) ma anche fisico e psichico alla mia persona. Sto male, sto soffrendo moltissimo, corro il rischio di ammalarmi seriamente. Eppure mi trovo di fronte ad un muro di gomma. Mi si dice che per intentare un?adeguata azione dovrei prima sottopormi al Servizio di igiene mentale. E? semplicemente assurdo perché io non sono matto e non voglio passare come tale.

Sono semplicemente perseguitato, e volutamente indotto a commettere azioni che non voglio assolutamente compiere, perché radicale e pannelliano in un ente in cui per accedere ai livelli apicali bisogna esclusivamente avere ?meriti? partitici.

So che, purtroppo, non sono l?unico a trovarsi in questa situazione. E? per questo che voglio renderla pubblica. Gradirei che il professor Pietro Ichino, che non ha risposto ad un mio precedente intervento, dello stesso tenore, sulla questione, prendesse seriamente in considerazione quanto sto scrivendo per prevenire alcune inevitabili distorsioni che possono prodursi dall?accettazione pedissequa della impostazione.

Le sue giuste considerazioni sull?improduttività nella pubblica amministrazione, se rapportate agli enti locali, enti meramente politici, e se non sottoposte a qualche correttivo finiscono per costituire un alibi per l?eliminazione indiscriminata dal lavoro di persone ritenute, come me, politicamente scomode o per ricattarle.

Da quando, nel 1987, ho vinto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per entrare in Provincia ne ho viste, e me ne hanno fatte, di tutte i colori. E questo sia per il mio impegno radicale sia perché essendo l?unico nel servizio ad essere laureato (in Filosofia nell?anno accademico 1978/79), ad avere conseguito una specializzazione in Giornalismo e comunicazione di massa alla Luiss nel 1985 (con pubblicazione della tesi) e ad avere all?attivo diversi libri e numerosi saggi, dovevano in qualche modo ?cautelarsi? da una possibile mia ascesa.

Il buongiorno si vede dal mattino. Per più di sei mesi sono rimasto senza un tavolino o una sedia, con un capo (si badi bene, aveva sostenuto e perso lo stesso concorso) che mi fumava in faccia e mi sottraeva mansioni nel tentativo di accreditare di me un?immagine negativa e distorta. Parallelamente assistevo alla folgorante scalata di figure il cui comportamento, a raccontarlo, è stato e continua ad essere a dir poco vomitevole.

Non essendo stato inquadrato nel livello contemplato originariamente dal bando, cominciavo, intanto, ad essere seriamente danneggiato. Ricordo che il buon Danilo Dolci, ospite una volta a casa mia, insistette tanto perché scrivessi un romanzo su quello che stavo subendo. Le difficoltà si sono protratte a lungo, con profondo disagio personale, fino a quando, nel 1992, un presidente, avendo stima di me e dei miei scritti, volle valorizzarmi chiamandomi a fare parte del suo staff in qualità di capo gabinetto. Sono stati anni indimenticabili d?intenso e proficuo lavoro che, tuttavia, con la giunta successiva, ho dovuto pesantemente scontare. Subentrato un nuovo presidente, eletto come ?cristiano sociale? aderente ai DS (lo avevo criticato in campagna elettorale definendolo ?gamberone democristiano riciclato in salsa rossa?), sono stato costretto a tornare al vecchio servizio. Non solo. In quel periodo lavorava in Provincia colei che poi sarebbe diventata mia moglie. Aveva vinto, come biologa, un concorso per un servizio a tempo determinato sulle acque reflue e sullo smaltimento dei rifiuti. Mia moglie fu oggetto di una vendetta trasversale politica. Non le fu riconfermato il contratto e dall?oggi al domani venne messa per strada proprio mentre la madre stava morendo per tumore (n. b.: aveva già perso anche il padre). Io, anche per influenza dell?attuale mio dirigente (la cui connotazione politica non è difficile da immaginare), divenuto nel frattempo consigliere e uomo di fiducia di quel presidente, tornai, come detto, al servizio originario ritrovando la situazione preesistente, anzi constatando che era peggiorata: pratiche che mi sparivano dalla scrivania, cassetti manomessi, accesso, in mia assenza, al mio computer. Addirittura ricevevo telefonate a casa nel caso mi ammalassi o fossi legittimamente in ferie. E? per questo motivo che ho cambiato numero e sono stato costretto a toglierlo dall?elenco. Qualcuno, con ovvie protezioni, godeva nel farmi passare come inseguitore di fantasmi e a screditare la mia persona. Ci sono episodi inenarrabili.

Sono stati effettuati persino allucinanti cambiamenti di serrature di stanze con lo scopo di crearmi impedimenti ed esasperarmi. Nonostante il lavoro che comunque sono riuscito a svolgere (bastino per tutti la cura della pubblicazione di una ventina di libri sui beni culturali della Provincia nonché l?organizzazione, con successo, di diverse iniziative), non ho mai avuto alcun incentivo e, da ultimo, sono stato penalizzato, in un modo ritenuto platealmente scandaloso, con la negazione, secondo criteri tutt?altro che oggettivi ma discrezionali da parte del dirigente, dell?indennità di responsabilità. Non solo mi è stata negata ma sono stato, in modo fazioso e umiliante, equiparato a impiegati o funzionari la cui improduttività è sotto gli occhi di tutti.

Detto in soldoni, qua dentro non ho futuro. Posso solo attendere la morte fisica vista che quella professionale è già arrivata. E adesso vengo al prof. Ichino. Appare evidente, lapalissiano, che se passasse, senza specifiche tutele e limitazioni, la sua proposta, io sarei il primo ad essere sottoposto a licenziamento. Lo riterrei ingiusto e delinquenziale non perché riguardante la mia persona ma perché scaturente da logiche punitive. Io non sono improduttivo e chi mi conosce lo sa. Non posso però attivare alcuna azione di rivalsa.

Qui in Umbria è difficile, se non impossibile, vincere un contenzioso per mobbing se di mezzo c?è un ente locale. Può uscire a testa alta solo chi si misura con un?azienda privata. Quando, però, vengono toccati gli interessi di un?istituzione locale non c?è niente da fare. In altri luoghi si chiama connivenza, omertà. Qui non saprei come definirla.

E, allora, può di grazia il prof. Ichino venirmi in soccorso garantendomi magari che non corro il rischio di perdere quei 1280 euro mensili che mi consentono di tirare avanti e pagare il mutuo per la casa? Può dirmi come sono tutelato e chi posso chiamare a rispondere dei fastidi cardiaci che comincio ad avere, senza subire ulteriori ritorsioni?

Riferimenti: Radicali.it

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Sacerdoti, matrimoni, interrogativi e assenza di risposte: Ultima parte

2 Dicembre 2006 17 commenti


Il corso prematrimoniale è terminato. Finalmente. Però è finito in bellezza, nel senso che ci ha regalato due ?perle? del sacerdote.
La prima in chiesa. Come qualsiasi corso che si rispetti, ha il suo naturale epilogo con la messa. Verso la fine della celebrazione, prima della benedizione finale e subito dopo l?eucarestia, il sacerdote chiede di lasciare un contributo per il sostentamento del clero. Fino ad ora nulla di grave, tutto a posto e persino molto condivisibile, solo che qui scatta qualcosa e l?altare si trasforma per incanto, in una tribuna televisiva o in un palco per un comizio e il celebrante afferma che, mentre prima vi era il finanziamento pubblico, adesso c?è solo l?otto per mille. Poverino e l?otto per mille non è sempre finanziamento pubblico? E da quando c?è l?otto per mille è vero o non è vero che il danaro nelle casse della CEI si è praticamente triplicato? Per saperne di più Vi consiglio di leggere http://libertari.blog.tiscali.it/bv2621074/.
Ha fra l?altro aggiunto che con questo governo, prima o poi, sarà abolito anche l?otto per mille e che sarebbe bello tornare alla decima, dove ogni fedele versa alla Chiesa il decimo delle proprie entrate mensili. A me non dispiacerebbe, però non credo ci sia molta gente disposta a foraggiare questa chiesa.
Seconda perla. Prima di finire il corso con un buffet di dolci, abbiamo fatto un resoconto del corso. Da premettere che tutte le coppie che hanno partecipato al corso, hanno compilato un questionario, in forma anonima, sul gradimento o meno della Chiesa e del corso. Molte coppie hanno evidenziato che la Chiesa non è al passo con i tempi, commento del sacerdote: ?se dite così è perché non conoscete i testi sacri?; come dire non voglio darvi spiegazioni, è così e basta. Bah.
Ma c?è una terza perla, che è racchiusa nelle pagine della dispensa che ci è stata donata ad inizio corso ed è la parte relativa all?educazione dei figli.
Fra le varie cose più o meno condivisibili, vi è scritto fra l?altro che ?se non accompagnate vostro figlio la domenica a messa, se non gli date una educazione religiosa, con la scusa che da grande si orienterà da se, se litigate spesso fra di voi in presenza di vostro figlio e?????????.. non meravigliatevi se, avendo seguito queste regole, quel figlio allevato con tanta cura ed amore, un domani riesca nella vita un poco di buono o un candidato per le patrie galere.? A voi l?ardua sentenza.

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