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Archivio Settembre 2006

PIERO WELBY, CARO PRESIDENTE VOGLIO L’EUTANASIA

29 Settembre 2006 3 commenti


Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell?Associazione Coscioni

Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.

Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l?ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l?allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l?aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un?ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l?aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un?ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l?ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l?amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso ? morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita ? è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c?è pietà.

Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una ?morte dignitosa?. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.

La morte non può essere ?dignitosa?; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia ?dignitosa? è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell?occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos?è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: ?Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo?.

L?approdo esiste, ma l?eutanasia non è ?morte dignitosa?, ma morte opportuna, nelle parole dell?uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che ?spinge verso il porto?; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo ?luogo? dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l?eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non ?esista?: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente ?terminale? che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di ?approdo? alla morte opportuna.
Una legge sull?eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L?associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l?impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell?alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L?opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.

Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che ?di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale?. Ma che cosa c?è di ?naturale? in una sala di rianimazione? Che cosa c?è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c?è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l?aria nei polmoni? Che cosa c?è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l?ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa ?giocare? con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ?biologica? ? io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.

Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.

Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.

Il mio sogno, anche come co-Presidente dell?Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l?eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby

Riferimenti: Luca Coscioni

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Prodi all?Onu: niente di nuovo anzi, molto della vecchia realpolitik

22 Settembre 2006 5 commenti


di Matteo Mecacci

Quella di ieri e? stata per il Governo Italiano, la giornata piu? importante nella partecipazione al vertice delle Nazioni Unite che si e? aperto la settimana scorsa a New York. E? stata, infatti, la giornata in cui il Presidente del Consiglio Prodi e? intervenuto davanti all?Assemblea Generale dell?ONU.

Gli appuntamenti a New York di ieri di Prodi sono poi culminati in serata nella cena organizzata insieme al Generale Pachistano Musharraf per promuovere una ipotesi di riforma del Consiglio di Sicurezza che non ha ormai nessuna chance di essere approvata, guidata dalla coalizione di paesi denominata Uniting for Consensus, e sono poi terminati con l?incontro con il leader anitisemita iraniano Ahmadinejad.

A commento di questa fitta serie di appuntamenti si puo? dire che appare in modo ancora piu? chiaro, anche a seguito della visita appena terminata in Cina, quali siano i tratti essenziali che caratterizzano oggi, e che sembrano essere destinati a caratterizzare anche in futuro, la politica estera del Governo Prodi; a partire da un dato che e? quello relativo alla marginalizzazione assoluta di qualsiasi iniziativa di promozione della democrazia e dei diritti umani e a favore, invece, di una poltica estera fondata sulla realpolitik, sulla ricerca del consensus internazionale e soprattutto di compromessi continui con le dittature che usino il ricatto, la violenza, le minacce o le loro risorse economiche e naturali come armi per il negoziato politico.

L?impressione che si ha e? che, sempre piu?, questo esecutivo viva ormai il tema della promozione della democrazia e della difesa dei diritti umani come un inutile orpello, o peggio, come un elemento di disturbo rispetto alle cosiddette vere questioni e priorita? che occupano l?agenda internazionale.

All?equivicinanza andreottiana rispolverata da D?Alema rispetto al conflitto Israelo-Palestinese, sembra corrispondere un?equivicinanza tra le dittature e le democrazie in sede di Nazioni Unite.

Ma al di la? di queste considerazioni, si puo? partire dall?analisi dal discorso pronunciato ieri da Prodi davanti all?Assemblea Generale. Un primo esercizio che si puo? fare e? quello di vedere quali siano le parole chiave che sono state scelte dal Presidente del Consiglio per dare il tono ad un discorso destinato ad individuare le priorita? di politica estera del Governo italiano all?interno delle Nazioni Unite. Ad esempio, se la parola Pace e? stata usata 8 volte e la parola parola Sviluppo 7 volte, democrazia e liberta? sono state citate rispettivamente solo 1 e 2 volte, e per di piu? in modo retorico e nel paragrafo finale del discorso di Prodi. Ma se anche si prescinde al da questo tipo di contabilita?, e andiamo alla sostanza del discorso di prodi, le sorprese negative non mancano.

Innanzitutto, la questione della moratoria universale sulla pena di morte. Prodi e? giunto a New York con un chiaro mandato parlamentare fondato sulla mozione D?Elia approvata all?unanimita? dalla Camera dei Deputati lo scorso 27 luglio, relativa alle iniziative in sulla moratoria universale sulla pena di morte.

Pur essendo quindi un tema su cui Prodi aveva un chiaro mandato parlamentare unanime, che ribadiva il sostegno dell?Italia alla moratoria universale, il Presidente del Consiglio ha invece scelto di non menzionare tale iniziativa ed ha preferito usare parole vaghe ed ovvie, ripetendo che l?Italia ?e? contro la pena di Morte, l?ingiustizia e la sofferenza umana?, ma senza indicare nessuno strumento di iniziativa politica.

Ma anche se si passa ad altri temi, come ad esempio, la situazione in Medio Oriente, Prodi non ha dato alcun rilievo al tema della promozione della democrazia nella regione, parlando invece solo degli obiettivi di sicurezza e stabilita?, e sull nascente Stato palestinese ha auspicato che sia indipendente, sovrano e vitale, e quindi non democratico.

Se poi si passa al tema della riforma dell?ONU, nessun impegno e? stato espresso dall?Italia sul fronte della Comunita? delle Democrazie, al cui summit qui a New York il nostro paese ha fatto partecipare un Sottosegretario mentre oltre 20 paesi partecipavano con il loro Ministro degli Esteri; e nessun impegno e? stato assunto a sostegno dello UN Democracy Fund, nei confronti del quale l?Italia non ha ancora versato i 3 milioni di dollari che erano stati promessi e mai versati lo scorso anno da Berlusconi; e infine si e? riaffermata con forza la centralita? del ruolo dell?Assemblea Generale, una richiesta quest?ultima, che e? storicamente sempre sostenuta dal gruppo dei Paesi non Allineati, guidati oggi con rinnovato vigore da una coalizione di dittatori, nella speranza di immobilizzare la capacita? di azione delle Nazioni Unite.

In serata infine, con l?incontro con Ahmadinejad, Prodi, invece di chiedere al leader iraniano di rispettare il contenuto della risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza dell?ONU sulla sospensione del programma di arricchimento dell?uranio, o di stigmatizzarne le dichiarazioni negazioniste dell?olocausto o per la cancellazione dello stato di Israele, ha ritenuto di dover auspicare un ruolo di stabilizzazione nella regione dell?Iran, pur dovendo concedere, che le dichiarazioni a favore della distruzione di Israele non vanno in quella direzione.

Un Prodi quindi, quello visto a New York, impegnato a definire un ruolo sempre piu? neutrale, o neutralista, della politica estera italiana, e che sembra aver dimenticato l?importanza e la centralita? assunta che hanno assunto nella politica internazionale i diritti umani e la promozione delle democrazia nel corso degli ultimi decenni.

Riferimenti: Radicali News

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Il caso Robert Lanza, ennesima "svista" del Foglio

5 Settembre 2006 7 commenti


L?affaire Lanza dà ennesima prova che nelle sue guerre culturali il Foglio è disonesto o è maldestro. Diamo per certo che non si tratti di disonestà: delle due ipotesi è quella indimostrabile, e perciò vale meno di niente. Vediamo quanto è maldestro, perché lo è di brutto. E questa, invece, è ipotesi dimostrabilissima .

In breve, per quanto possibile, il fatto. Un ricercatore dell?Advanced Cell Technologies, tale Robert Lanza, pubblica su Nature uno studio nel quale, ai media, pare che la cosa più interessante sia la seguente affermazione: «Here we demonstrate that single blastomeres can be used to establish hES cell lines using an approach that does not interfere with the developmental capacity of the parent embryo». Traduzione: «Qui dimostriamo che singoli blastomeri [cellule che compongono la blastocisti, uno stadio dello sviluppo embrionario] possono essere usate per ottenere linee cellulari staminali [embrionali, ovviamente] utilizzando una tecnica che non interferisce con la capacità di sviluppo dell?embrione [cioè della blastocisti] dal quale essi vengono prelevati [?parent?]». E? questa la grande novità che i media s?affrettano a diffondere come possibile via d?uscita all?empasse etico rappresentato dalla distruzione dell?embrione per ottenere cellule staminali embrionarie? Non proprio. Prelevare un singolo blastomero da una blastocisti senza distruggerla si fa già, da tempo: nella cosiddetta diagnosi pre-impianto. Qui, si preleva una cellula dalla blastocisti, la si studia e, se risulta priva di difetti, si impianta quella blastocisti, che ? a Dio piacendo ? ha un regolare sviluppo, anche se le è stata asportata quella cellula da studiare.

Diciamo la verità: i media sono da tempo assai eccitati su ciò che avviene sul ring bioetico e seguono con palpitante orgasmo (qui ?uno strabiliante trionfo del progresso scientifico?, lì ?un?apocalisse della disumanizzazione?) ogni round del match tra libertà di ricerca e tuziorismo peloso. Tifando coi toni che sono propri di questo o quello stile, i media tendono a marcare e, per ciò che loro compete e vien d?utile, a rimarcare quel bipolarismo etico entro il quale il tuziorismo arriva ad assimilare il concetto di persona umana al Dna, e la libertà di ricerca arriva ad assimilare la scoperta scientifica all?importanza del brevetto. I media non amano i toni misurati, perché questi non catturano l?attenzione, e poi la fretta nel trattare la notizia (spesso da semplificare fino ad esaurirla nello strillo d?un titolo) arriva talvolta ? per non dire spesso ? ad alimentare paure e speranze, rispettivamente assai al di sopra delle pur estreme e opposte implicazioni. Anche qui è assai difficile distinguere tra disonestà e maldestrezza, tra cialtroneria e pressappochismo, tra grancassa propagandistica e passaparola tra sordi.

I media battevano che finalmente era superato l?ostacolo, prima insormontabile, all?allestimento di linee di cellule staminali embrionali: si poteva prelevare una cellula dalla blastocisti senza provocare la morte della persona che essa rappresenta, indimostrabilmente. C?era dolo o malizia nello studio di Lanza che potesse dare il via al tam tam? Mah, chissà. Fatt?è che nel suo studio Lanza aveva scritto: «The biopsy procedure is similar to that used in IVF clinics worldwide, and could be used without affecting the clinical outcome». E cioè: «La procedura di prelievo è simile a quella comunemente approntata per la diagnosi pre-impianto e potrebbe essere impiegata senza rilevanze d?ordine clinico». Ma, allora, in cosa consisteva esattamente la novità? Nel fatto che prelevando un solo blastomero da una blastocisti, ma non a scopo diagnostico, si può ottenere una linea cellulare staminale; e che questo non significa necessariamente distruggere l?embrione.

Il fatto è, dunque, che prelevare una sola cellula da un embrione senza distruggerlo è già dimostrato possibile, si fa comunemente in tutti i paesi nei quali è consentita la diagnosi pre-impianto: quello che ha dimostrato Lanza è che da quella singola cellula si può ottenere una linea cellulare. Non è poco.

A Lanza interessava questo, non di dimostrare il già largamente dimostrato, cosa che avrebbe potuto fare solo impiantando la blastocisti privata di un blastomero. Che ha fatto della blastocisti privata di un blastomero? L?ha progressivamente smantellata per avere altre cellule per approntare successive linee staminali.

Ora vediamo come il Foglio porge la questione ai suoi lettori: «La mortificante smentita dell?ennesima conquista epocale in campo biomedico, e cioè lo sbugiardamento della scoperta di un sistema per ottenere staminali da embrioni umani senza distruggerli, annunciata con grande enfasi dai giornali di tutto il mondo la scorsa settimana, insegna che, prima di tutto, gli articoli scientifici andrebbero letti separatamente dagli annunci e dalle interviste piene di glamour pseudoscientifico». Sì, indubbiamente, e questo vale anche per il Foglio, anche se i suoi scopi sono diametricalmente opposti.

«Bastava leggere l?editoriale dell?ultimo Nature, infatti, per apprendere che ?in the experiment, the embryos were dismantled cell by cell?, cioè ?nell?esperimento gli embrioni sono stati smantellati cellula dopo cellula?» ? e abbiamo già detto perché Lanza l?abbia fatto: non aveva da dimostrare il già abbondantemente dimostrato. Il Foglio riconosce che «Lanza ha utilizzato la stessa tecnica della diagnosi preimpianto, che per permettere il successivo impianto in utero degli embrioni manipolati [termine suggestivo, ma improprio per una diagnosi] prevede che da ciascuno di essi si isoli una sola delle otto-dieci cellule. Ma nel lavoro pubblicato su Nature questa tecnica è stata usata per prelevare la gran parte delle cellule», come appunto dicevamo. «Tutti gli embrioni sono stati distrutti (non è stato scritto esplicitamente, lo si è solo lasciato intuire) perché la resa della tecnica è bassa. Lanza, come si è detto, ha infatti ottenuto solo due linee cellulari dalle novantuno cellule di partenza. Lo aveva notato, sul New York Times anche Leonard Kass, l?ex presidente del Consiglio di bioetica di Bush». «Non è stato scritto esplicitamente, lo si è solo lasciato intuire»: a chi lo si è lasciato intuire? Al Foglio e all?ex presidente del Consiglio di bioetica di Bush, che per la posizione dell?amministrazione Bush non è manco il massimo dell?imparzialità, oltre a essere pure un ex. Ma al Foglio basta per scrivere che Lanza ha raccontato balle in un?intervista sul sito della rivista Nature. Che ha detto testualmente Lanza? Ha detto: «Quello che abbiamo fatto, per la prima volta, è creare cellule staminali embrionali umane senza distruggere l?embrione». E? una bugia? E? piuttosto un?improprietà da sbruffoncello. E? sì la prima volta che da un singolo blastomero si ottiene una linea cellulare staminale (falliti due tentativi nel 1995 e nel 2005); ed è sì possibile non distruggere un embrione prelevando una sola cellula da esso, come si fa per una diagnosi pre-impianto; solo che non si è ancora certi che si stia prelevando la cellula giusta perché poi quella dìa la crescita della linea cellulare voluta.

Dimostrato in questo modo che uno sbruffoncello è uno scientista faustiano, il Foglio si affretta a mettere sugli altari l?esorcista di Mefistofele. E? «Richard Doerflinger, vicedirettore delle attività pro life della Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti», un altro campione al di sopra delle parti, che offre al Foglio le parole giuste. Costui ha costretto «Robert Lanza ad ammettere che ?gli scienziati hanno prelevato il maggior numero possibile di cellule da tutti gli embrioni, distruggendoli nel processo?», cosa che Robert Lanza aveva scritto bel bello nel suo studio. E? quello che accade quando i lavori scientifici uno se li fa tradurre dalla Conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti [*].

di Luigi Castaldi
Riferimenti: Notizie Radicali

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