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Archivio Agosto 2006

Parco e parcheggi

24 Agosto 2006 Commenti chiusi


Ho letto con attenzione ed anche con un misto di paura e preoccupazione l?articolo di Giuseppe Cassino pubblicato sull’Eco di Basilicata lo scorso 15 agosto, a tal proposito vorrei porre degli interrogativi e spiegare le mie preoccupazioni, raccontando prima dei ricordi personali sulla questione Parco.
Ricordo una sera di qualche lustro fa, quando l?allora sindaco Nicola Orlando (se non erro), convocò una seduta aperta del Consiglio Comunale per discutere se e come entrare a far parte del costituendo Parco della Val d?Agri ? Lagonegrese. Ricordo una miriade di interventi, anche di semplici cittadini, che in maniera appassionata cercarono di spiegare perché era giusto o sbagliato entrare a far parte del Parco. In quell?occasione sentii per la prima volta, la parola chiave che ha caratterizzato le prime discussioni sulla diatriba petrolio/parco e cioè perimetrazione. Sembrava che da una perimetrazione congrua potesse dipendere la buona riuscita dell?operazione Parco. Ricordo i rappresentanti delle imprese boschive ed i proprietari di boschi che si batterono per ridurre al minimo, se non a zero, la superficie del Comune da adibire a Parco, posizione opposta vi fu fra gli ambientalisti; i politici ed i consiglieri presenti assunsero una posizione intermedia, perché non sapevano come orientarsi, visto anche le difficoltà oggettive che poneva il problema.
Ricordo persino un intervento di un noto avvocato moliternese, che in un certo senso auspicò la nascita del Parco, ma che Moliterno ne doveva rimanere fuori completamente perché in quel modo poteva attirare le attività che non era più possibile svolgere all?interno del perimetro del Parco a causa dei divieti che inevitabilmente sarebbero stati introdotti.
Ricordo anche un mio intervento (il solito narcisista protagonista), nel quale proposi un referendum consultivo per cercare di sbrogliare il bandolo della matassa. Quella mia proposta nasceva dal fatto che vi era sicuramente scarsa conoscenza da parte di tutti i convenuti, io in testa, sulle opportunità ed i vincoli che l?abbinamento Parco/Petrolio presentava.
Lo strumento referendario poteva rappresentare la chiave di svolta per aprire un dibattito serio ed alla fine prendere una decisione sul come muoversi.
Quella mia proposta non fu accolta molto bene, un po? per diffidenza nei confronti dello strumento, ma molto perché si disse che non vi era tempo, bisognava decidere in fretta se non si voleva perdere un?occasione irripetibile. Tanta fretta ha portato che a distanza di circa dieci anni da quel consiglio comunale, il Parco ancora non è operativo e l?unica specie di dibattito aperto è sulla sede dello stesso.
Mi spiace constatare, a distanza di tempo e non per essere autoreferenziale che probabilmente avevo ragione e che non facendo il referendum si è persa un?occasione di conoscenza.
A questo punto mi voglio ricollegare all?analisi di Giuseppe Cassino pubblicata sull?Eco di Ferragosto.
Premetto che personalmente mi appassiona poco il dibattito sulla sede del costituendo Parco e capisco che politici e pseudo tali cercano di tirare acqua al proprio mulino, quello che credo sia importante capire e che invece non mi è chiaro, (probabilmente per mie deficienze ma credo anche per mancanza di un vero dibattito politico in materia) è qual è la mission di questo Parco? Esistono strategie di sviluppo ?industriale? dello stesso? Si conoscono i costi ed i benefici dell?operazione Parco? Quale sarà il ruolo dei politici nostrani nella gestione dell?Ente e nella selezione del Personale? Quali saranno le forme di finanziamento? Quali e quante saranno le entrate previste? Quando è previsto che l?Ente raggiungerà la parità di Bilancio? Ma soprattutto, prima di rispondere a questi interrogativi, siamo sicuri che l?istituzione del Parco sia uno strumento ancora efficace per tutelare e promuovere un territorio?
La mia preoccupazione è che, come al solito, l?istituzione di un Ente, qualunque esso sia, possa rappresentare l?accrescimento di una politica clientelare che è ormai metastasi nelle nostre zone; spero che l?istituzione di questo parco non rappresenti l?ennesima modalità di distribuzione di posti di lavoro improduttivi che, inevitabilmente, peseranno sulle spalle di chi produttivo vuole e cerca di esserlo, al solo fine di consolidare posizioni di potere politico ed affaristico delle oligarchie locali.
Questa mia preoccupazione viene avvalorata dal fatto che a nessuno interessa trattare gli argomenti che sottendono agli interrogativi posti in precedenza e si sposta la discussione su falsi problemi, quali la perimetrazione (alla fine mi par di capire che tutta la superficie del comune di Moliterno sarà adibita a Parco) e la sede del Parco.

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IL BROGLIO

20 Agosto 2006 7 commenti


Ho appena finito di leggere un libro intitolato Il Broglio, Romanzo Simultaneo, il cui autore si trincera sotto lo pseudonimo Agente Italiano edito da Aliberti Editore. Si tratta di un giallo fantapolitica, come indicato in copertina, ma sfogliandolo pone interrogativi sul ?fanta?.
In pratica, la storia è ambientata nei giorni immediatamente precedenti ed immediatamente successivi alle ultime lezioni politiche. Seppur indicati anch?essi con uno pseudonimo, tutti i principali artefici della scena politica e giornalistica italiana sono menzionati in questo racconto. Tutto il libro si pone questo interrogativo: com?è possibile che tutti i sondaggi e gli exit poll hanno sbagliato così clamorosamente rispetto al dato effettivo che è uscito dalle urne; una rivincita della realtà oppure qualcosa di poco chiaro? Come mai, ad esempio, vi è stato un crollo delle schede bianche, che negli ultimi 16 anni si attestavano intorno al 7-8% e che invece adesso erano intorno a poco più del 2%; come mai questo crollo si manifestava esclusivamente nei comuni in cui vi era un?amministrazione di centrodestra? Come mai il flusso dei risultati elettorali ha subito uno stop di 48 minuti in coincidenza della visita del Ministro dell?Interno alla residenza dell?allora Presidente del Consiglio? Questi sono tutti interrogativi che solo parzialmente vengono risolti dall?autore ma che lasciano l?amaro in bocca e comunque lasciano la sensazione dello schifo imperante e della fragilità del nostro sistema di controllo delle ?libere? elezioni.
Indipendentemente dalla verità, quello che mi fa indignare maggiormente è perché nessun organo di informazione ha voluto condurre una inchiesta in merito, perché la Giunta delle elezioni non ha aperto immediatamente un dossier per venirne a capo, non fosse altro per cercare di chiudere le falle che nelle prossime elezioni si potrebbero comunque manifestare, ma soprattutto ormai è fondamentale che per la prossima tornata elettorale ci sia la presenza degli osservatori dell?Ocse.

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Integralismo, demografia e crisi mediorientale

19 Agosto 2006 3 commenti


Confesso che non ho seguito molto bene la crisi israelo-palestinese in tutti suoi aspetti e sfaccettature. Tuttavia mi par di capire che questa crisi somiglia alle centinaia di crisi che si manifestano in Medio Oriente. Da una parte uno Stato democratico che viene attaccato a destra e a manca e dall?altra qualche comando terroristico ben armato che attacca l?unica democrazia mediorientale.
Da una parte Israele che ad un attacco risponde con un contrattacco ?molto energico? e dall?altro un gruppo di carnefici che ha l?abilità di passare dalla parte delle vittime.
Da questa ennesima storia di sangue, deduco che è ormai matura la vera ragione per cui questi conflitti si manifestano sempre più frequentemente. Credo che l?integralismo religioso sia solo uno strumento per condurre una battaglia che ha altro obiettivo che è quello di mettere a tacere l?unica democrazia in Medio Oriente.
Perché si utilizza la carta integralista? Potrebbe essere difficile spiegarlo, ma tutto si basa sulla mancanza di democrazia in quei territori, questo è dovuto ai forti ed indiscussi poteri economici che in quella zona del pianeta si gestiscono.
Non esistono dittature al mondo in cui vi sia benessere diffuso, e seppur paradossalmente, in tutte le società profondamente povere la natalità assume percentuali assurde, elevate. In uno scenario siffatto è difficile garantire un grado di istruzione accettabile e l?ignoranza si diffonde. In questo contesto, si utilizza la religione come ?oppio del popolo?, come strumento di controllo sociale e di scontro con chi la pensa diversamente oppure ha un altro credo.
Questo è possibile perché, sempre più spesso, i gruppi integralisti assolvono anche ad un ruolo di assistenza, non certo gratuita, visto che in cambio richiedono obbedienza al loro ?credo?.
A questo punto una prima ed importante battaglia da condurre in sede internazionale è quella della denatalità, di disinnescare la cosiddetta bomba demografica, un grande sforzo comunicativo per cercare di ridurre a percentuali europee, la natalità in quelle zone. Questo aiuterebbe anche sul fronte dell?immigrazione clandestina. Bisogna capire che nell?affrontare questa battaglia si avrà come nemici tutte le più grandi religioni del mondo, in primis il Vaticano.
Solo riconducendo la popolazione ad una percentuale congrua con lo sviluppo economico del proprio Paese si può arginare il fenomeno dell?integralismo, insieme ad un aumento dei finanziamenti alle forze democratiche interne di quei paesi e ad un sistema di comunicazione più ampio di promozione della democrazia, quello che viene chiamato progetto della riconversione delle spese militari in spese di promozione civile.
In conclusione credo che tutti questi gruppi politici e terroristici quali Hammas, Hezbollah, Talebani, Al Qaeda e via discorrendo, avranno sempre terreno fertile fin quando vi saranno sistemi dittatoriali e forte natalità, intervenendo su questi due elementi saranno ridotti al rango di bande armate.

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Milingo: che strani silenzi?

17 Agosto 2006 1 commento


di Gualtiero Vecellio

Emmanuel Milingo: ci si scuserà se torniamo sulla vicenda di questo settantaseienne vescovo fuggito da Zagarolo per tornare da Maria Sung e dagli adepti alla setta del reverendo Moon. Il fatto è che su questa vicenda è calato un silenzio ovattato e rigoroso. La vicenda sembra non interessi nessuno. Tutti i giorni, evidentemente, accade che un vescovo fugga dal buen retiro in cui era più o meno volontariamente costretto, e si rifugi negli Stati Uniti.

John Allen jr., del National Catholic Reporter, non ha avuto particolari difficoltà a rintracciarlo a Washington, e a raccoglierne le dichiarazioni. Il personaggio, è vero, si abbandona ad affermazioni che a voler fare un complimento si possono definire strampalate. Per esempio: ?Qualche giorno fa mi ha chiamato al telefono una donna di Modena, che dopo venti giorni dalla nascita del suo bambino non era ancora riuscita a produrre il latte. Gli ho detto di prendere un bicchiere d?acqua, che ho benedetto attraverso il telefono. Gli ho detto di berlo e immediatamente il latte materno è arrivato. I miei superiori non credono che questo tipo di cose sia possibile?. Senza essere ?superiori? di monsignore, ci si consenta di condividere lo stesso scetticismo. Ma è evidente che non è questo il problema posto dalla ?fuga? di Milingo.

?Sono già 150mila i preti sposati nel mondo. Prima o poi la chiesa dovrà accettarli?, dice monsignore. E? un problema, quello dell?affettività dei sacerdoti cattolici che indubbiamente meriterebbe alfieri meno pittoreschi, ma che comunque c?è, esiste. Con Milingo, inoltre, il Vaticano si trova a una delicata questione religiosa e politica insieme: piaccia o no, monsignore gode, in Zambia sua terra di origine, e in Africa in generale, di grande popolarità. Scomunicarlo, espellerlo dalla chiesa come pure qualcuno sostiene essere l?inevitabile fine di questa vicenda, comporta il rischio di uno scisma di considerevoli proporzioni; e la chiesa di Benedetto XVI non è detto che possa permettersi di pagare questo prezzo. E così si spiega cautela e imbarazzo. Ma certo: con un?informazione ?vaticana?, che non va al di là delle veline diffuse dalla Curia, e che identifica la complessità della galassia cattolica con quel che dicono e prescrivono Camillo Ruini, Tarcisio Bertone o i Sodano più o meno in disarmo, c?è poco da sperare; e si capisce che certe questioni, certe tematiche non siano affrontate e dibattute.

Come spiegare che la solitamente pettegola stampa italiana, che non arretra davanti a nulla quando si tratta di una storia anche vagamente torbida, che è prodiga di particolari e quando non ce ne sono fa lavorare la fantasia, in questo caso sia discreta, rispettosa, silenziosa? Come mai, insomma, a Milingo viene riservato quel trattamento, fatto di silenzi e di omissioni, cui noi siamo da sempre abituati? Potenza di potenze che sanno usare argomenti convincenti, evidentemente; e che riescono a imporre il black-out, rotto da rarissime eccezioni. Possiamo intuire le ragioni di questa volontà di silenzio e di questi imbarazzi. Molto meno comprensibile che siano assecondati.
Riferimenti: Radicali.it

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Il calcio è cambiato

10 Agosto 2006 Commenti chiusi


Da qualche settimana mi chiedevo se era finalmente arrivata l?ora per cambiare qualcosa nel mondo del calcio nostrano.
La Juve in serie B è storia, il male ?assoluto? è stato allontanato, le porte del ?bene? ormai aperte non potevano portare che un?aria nuova, fresca, pulita.
E allora che c?azzecca Matarrese? Forza Juve.

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Lotta all’evasione? Si ma non favoriamo i burocrati di Stato

4 Agosto 2006 13 commenti


E? iniziata da qualche mese, da quando è iniziata la campagna elettorale dell?attuale Premier Prodi, la retorica della lotta all?evasione.
Detta così qualcuno potrebbe pensare è giusto pagare le tasse ed è giusto punire chi non le paga. Nonostante abbia convintamene contribuito alla vittoria del centro sinistra, su questo punto, quello delle imposte, io la penso come Berlusconi. In pratica credo che le tasse debbano essere il congruo prezzo che ogni persona, fisica o giuridica, paga per ricevere in cambio dei servizi di natura sociale. Più si aumenta il prelievo, più dovrebbe aumentare la qualità e la quantità dei servizi offerti dalla p.a.
Posso dire, senza particolari smentite, che negli ultimi trent?anni ad un progressivo aumento del prelievo fiscale non vi è stato un altrettanto miglioramento della qualità dei servizi offerti.
Questo non vuol dire che l?evasione è giustificabile o comunque sempre giustificabile, però un prelievo eccessivo viene vissuto, altrettanto giustamente dal mio punto di vista, come una vessazione incongrua ed esagerata; se poi consideriamo che spesso piccoli imprenditori, professionisti e commercianti, devono scegliere se ?mangiare? o pagare le tasse, si capisce che la lotta all?evasione è più uno slogan che un reale obiettivo da perseguire.
Ma la mia paura più grande è che questo slogan possa significare maggiori poteri a funzionari pubblici e quindi una più alta possibilità di incorrere in reati di corruzione e concussioni.
Ad esempio, l?istituto dell?accertamento con adesione, se da una parte ha semplificato l?iter per ottenere uno ?sconto di pena pecuniaria?, dall?altra ha dato troppi poteri ai direttori delle varie sedi provinciali dell?Agenzia delle Entrate, e troppo potere spesso si può trasformare in abuso di potere e quindi il ricorso a reati penali come detto in precedenza.
Pertanto lotta agli evasori si, magari partendo da una forte riduzione delle aliquote d?imposta, ma poteri concentrati su qualche burocrate pubblico questo no. Staremo a vedere.

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