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Archivio Luglio 2006

Togliere il pane agli affamati

31 Luglio 2006 11 commenti


di Francesco Giavazzi STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU’ LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Ogni anno gli Stati Uniti concedono ai loro agricoltori sovvenzioni per 20 miliardi di dollari, un po’ più del reddito nazionale del Kenia, un quarto del reddito nazionale egiziano. Di questi, due miliardi circa vanno a un centinaio di produttori di cotone, grandi aziende agricole che grazie al sussidio fanno lauti profitti. Senza questi aiuti le esportazioni americane di cotone si dimezzerebbero e la produzione mondiale si sposterebbe verso Egitto e India, due Paesi il cui cotone è in media di qualità migliore di quello americano.

In Europa molti credono che lo scopo della nostra politica agricola sia proteggere i piccoli coltivatori e così contribuire a preservare l’ambiente, una civiltà preziosa, la tradizione delle piccole comunità. È falso. Ogni anno l’Europa spende, per sostenere i propri agricoltori, circa 50 miliardi di euro, un po’ più del reddito nazionale della Repubblica Slovacca. Il principe Alberto di Monaco riceve 300 mila euro l’anno per la sua fattoria in Francia, la regina d’Inghilterra 546 mila (nel 2003). In Olanda i tre maggiori beneficiari degli aiuti agricoli sono grandi multinazionali: Philip Morris (1,5 milioni nel 2003), Royal Dutch Shell (660 mila), Van Drie (745 mila). In Gran Bretagna Nestlé ha ricevuto nel 2004 11 milioni di euro; Tate&Lyle, la più grande azienda europea di raffinazione dello zucchero di canna, 127 milioni. Altro che piccoli coltivatori e allevatori! E sono stati proprio gli inglesi a opporsi a una regola che avrebbe favorito i piccoli coltivatori limitando i grandi sussidi.

All’origine del recente fallimento dei negoziati di Ginevra sul commercio internazionale vi sono due interessi coincidenti.
Nei Paesi ricchi ? Europa, Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud ? la miopia politica, che non trova il coraggio di tagliare i sussidi a pochi agricoltori privilegiati; in alcuni Paesi emergenti ? Brasile e India in particolare ? l’illusione che proteggere le proprie industrie con i dazi aiuti la crescita. Dobbiamo preoccuparci di questo fallimento?
Io non penso che senza questi accordi l’integrazione del mondo si fermerà, ma andrà avanti portandosi appresso due gravi distorsioni. Innanzitutto i consumatori dei Paesi ricchi continueranno a sovvenzionare, senza che nessuno glielo abbia chiesto, le rendite degli agricoltori. Se un referendum ci chiedesse: «Siete disposti a pagare un po’ più tasse per salvaguardare la bellezza della campagna toscana e gli ulivi della Puglia?», è probabile che molti italiani risponderebbero sì. Ma lo si dovrebbe chiedere esplicitamente, anziché gestire la politica agricola a Bruxelles in un modo incomprensibile per la maggior parte di noi.

In secondo luogo, il fallimento di Ginevra indebolisce l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc), l’arbitro delle regole sugli scambi internazionali. Per comprendere quanto sia importante una Omc forte, basta ricordare il 2003, quando i giudici di Ginevra imposero al presidente George W. Bush di cancellare i dazi sulle importazioni di acciaio, con cui aveva cercato di guadagnare i voti dei siderurgici americani.
Nel dibattito italiano sulla liberalizzazione del commercio stupisce ? come ha ricordato sul Sole 24 Ore Riccardo Faini, il consigliere economico del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ? il silenzio dei nostri industriali.

Tuttavia dai negoziati di Ginevra essi avrebbero potuto trarre grandi benefici. I dazi con cui Cina, India e Brasile proteggono ad esempio le loro imprese tessili ostacolano le nostre esportazioni e ci precludono mercati dove il numero di consumatori che potrebbero acquistare prodotti italiani di alta gamma è in rapido aumento. Gli imprenditori francesi hanno chiesto pubblicamente di non sacrificare gli interessi dell’industria per salvaguardare quelli dell’agricoltura. Dalla Confindustria invece un sorprendente disinteresse. Ma è imbarazzante battersi contro gli aiuti agricoli quando ogni anno i nostri imprenditori (a cominciare dagli editori di giornali) ricevono dallo Stato contributi pari a circa il 2% del Pil.

30 luglio 2006

Riferimenti: Corriere.it

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Da Teheran: "oscurare" le trasmissioni dell’emittente americana CNN

25 Luglio 2006 5 commenti


Da Teheran è giunta notizia, in questi giorni, che l?hitleruccio dell?Iran, Mahmoud Ahmadinejad, ha ordinato di ?oscurare? le trasmissioni dell?emittente televisiva americana CNN e d?espellerne il direttore, Christian Ammanpour. Qual è stata la ?gravissima colpa? dell?emittente e del giornalista ? Aver tradotto la frase dell?hitleruccio ?diritto all?energia nucleare? con le parole ?diritto all?arma nucleare?. E a nulla sono valse le scuse e le immediate rettifiche della CNN. L?episodio ha anche un piccolo risvolto positivo: esso infatti rivela che, dietro alle sparate dell?hitleruccio, sta ancora una certa cautela che induce il regime di Teheran a negare a parole quello che persegue nei fatti: cioè, la costruzione dell?atomica. Certo, si tratta d?una cautela ipocrita ma, come diceva La Rochefoucauld, ?l?ipocrisia è l?omaggio del vizio alla virtù?.

Ma, nell?insieme, l?oscuramento della CNN in Iran mi sembra un segnale emblematico ed angosciante dell?inerzia vergognosa e suicida con cui i governi occidentali consegnano al fanatismo islamico l?unica valida ed incruenta arma di cui disporrebbero per contrastarne la diffusione nei paesi musulmani e nel mondo intero: appunto l?arma mediatica. E proprio la CNN aveva ampiamente dimostrato l?efficacia di quest?arma diventando il punto di riferimento, dieci anni fa, delle rivolte studentesche contro gli ayatollà. Già si sono persi decenni. Ricordo per esempio il tripudio gioioso ed incosciente con cui tutta la cultura del sinistrese salutò negli anni ?70 il rovesciamento dello Scià (unico amico dell?Occidente ed unico fautore della emancipazione della donna nel mondo islamico) e l?ascesa al potere, coll?aiuto del governo francese, dell?ayatollà Khomeini, cioè del piromane che, celebrato da Foucault e dagli altri cervelloni sinistresi come profeta della sola vera rivoluzione democratica della storia, non solo ha instaurato un regime divenuto subito primatista mondiale della tortura e dell?assassinio politico nelle classifiche di Amnesty International, ma ha acceso e alimentato con fiumi di denaro l?incendio del fanatismo islamico ancor oggi divampante. Grazie alla stoltezza di quella cultura e alla viltà delle diplomazie occidentali, l?Occidente ha lasciato per quasi trent?anni che la propaganda delle tirannie e teocrazie islamiche lo definisse ?Satana? a pranzo e a cena, gli aizzasse contro le masse della regione, insultasse le donne occidentali come una mandria di sgualdrine e indicasse nell?utero delle donne islamiche, ingravidate loro malgrado dai loro padroni maschilisti, l?arma assoluta nella lotta contro il Satana euro-americano. E intanto, i governi occidentali sono rimasti del tutto sordi agli appelli di chi, come me, Pannella, Capezzone e pochi altri cirenei, sosteneva l?urgenza non solo di contrastare con una massiccia guerra mediatica la fanatizzazione antioccidentale delle masse islamiche ma soprattutto di bonificare i tratti sessuofobici, misogini e liberticidi della cultura islamica (da cui nascono fanatismo e terrorismo) con una gigantesca cintura mediatica capace di divulgare 24 ore al giorno tra le masse femminili e giovanili dell?Islam i messaggi, le immagini e le musiche di liberazione non solo politica ma femminile, amorosa, educativa e religiosa del mondo liberal-democratico.

Se qualche ascoltatore ritenesse che questa è solo una mia idea fissa, farà bene a ricordare quanto ha dichiarato un anno fa all??Espresso? l?algerino Mohammed Arkoun, uno dei massimi filosofi viventi del mondo islamico, confermando, la totale ignoranza della realtà occidentale imposta alle popolazioni islamiche dai loro regimi.
?L?immagine che il mondo musulmano ha dell?Occidente ? ha detto Arkoun – ricalca uno stereotipo che ha ben poco a che fare con la realtà. Domina tra noi una visione dell?Occidente che presenta l?Occidente come un mondo perverso da combattere e distruggere. E purtroppo i paesi islamici sono bombardati d?immagini? Con le antenne paraboliche, la TV arriva dovunque: nelle bidonville delle grandi città come nei villaggi più sperduti. Inoltre molte televisioni ad alta diffusione, come Al Jazeera e Al Arabya, insistono unilateralmente sulle vittime civili delle azioni militari anglo-americane in Irak. Ciò produce nella gente reazioni rabbiose, esasperando le contrapposizione tra Occidente e Islam? Insomma ? conclude Arkoun ? il mondo islamico è prigioniero di false immagini televisive e privo di spazi di riflessione e conoscenza autentica. E purtroppo l?Occidente nulla fa per sfatare quelle immagini?.
Nessuno dei nostri intelligentissimi politici ha mosso un dito. Al contrario, il governo francese (da sempre primatista d?idiozia e supponenza in materia di faccende islamiche) ha firmato una convenzione ufficiale con la televisione degli Hezbollah che consentirà ad essa di diffondere tra le masse degl?immigrati musulmani in Europa le sue incitazioni fanatiche contro l?Occidente ed Israele e di prepararle in tutta comodità alla Guerra Santa prossima ventura sul territorio europeo. L?insipienza di tanta parte della classe politica occidentale mi sembra ormai aver assunto aspetti tragicomici: da un lato Bush e, con lui, i molti leaders che si ostinano a credere che il fanatismo e il terrorismo si vincono solo con la forza militare, trascinando l?Occidente nei pantani di stampo afgano e irakeno; dall?altra la Francia e il resto dell?Europa calabrache che spalancano le porte all?infezione mediatica del fondamentalismo islamico, mentre l?hitleruccio persiano le sbatte in faccia alla CNN. Nessuno dei nostri geniali reggitori, viceversa, sembra capace di capire quello che i fanatici hanno già da tempo perfettamente capito: e cioè che l?arma mediatica è la più efficace e che in essa vanno investite grandi energie e risorse, come stanno facendo le televisioni degli Hezbollah e di Al Jazeera, fiancheggiatrici dei terroristi.

Poco meno di un secolo fa Oswald Spengler, capofila della dinastia d?intelligentoni antiliberali che ha generato nell?Europa del ?900 la peste totalitaria, tentò di dimostrare in un?opera intitolata ?Il tramonto dell?Occidente? che la civiltà liberale era ormai condannata al declino. E forse lo è: ma non è condannata al declino dai suoi contenuti ideali, che ne fanno invece l?unica cultura capace di promuovere le speranze di pace e di crescita umana. L?Occidente, semmai, è condannato al suicidio dalla stoltezza e viltà di troppi suoi leader culturali e politici.
Riferimenti: WWW.LUIGIDEMARCHI.IT

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Libertà di parola

23 Luglio 2006 3 commenti


Basilicata. ?Libertà di Parola?

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Consigliere dell?Associazione Coscioni e Segretario Radicali Lucani

Finalmente ce l?abbiamo fatta! La delibera n° 2146 del 27 settembre 2004, avente per oggetto ?Acquisto di comunicatori simbolici?, è diventata operativa. La delibera, proposta dall?Associazione Coscioni e da Radicali Lucani, fortemente voluta dall?allora assessore Chiurazzi e approvata all?unanimità dalla Giunta Bubbico, prevedeva, gioverà ricordarlo, un primo stanziamento di centomila euro per l?acquisto di strumenti che consentono a coloro che hanno perduto l?uso della parola, a seguito di patologie quali la Sla, di tornare a far sentire la propria voce. In merito a questo progetto, giustamente denominato ?Libertà di parola?, Luca Coscioni ebbe a dire: ?Essere privati della parola vuol dire essere privati della vita?La mia voce è oggi quella di un sintetizzatore vocale e l?obiettivo del progetto ?Libertà di Parola? è quello di assicurare ai malati e ai disabili muti, come i malati di sclerosi laterale amiotrofica e non solo, tutti gli strumenti di una possibile forma di espressione con il mondo esterno messi a disposizione dalla moderna tecnologia?. Credo che di fronte alle parole di Luca ci sia davvero poco altro da aggiungere, se non che grazie a questo impegno, all?impegno assunto dalla Regione Basilicata, da ieri un nostro concittadino, Egidio Sisinni di Latronico, è tornato a far sentire la propria voce, grazie ad una tecnologia che gli consente di parlare con gli occhi. Ora occorre davvero fare in modo che il nomenclatore tariffario delle protesi, fermo alla preistoria, si apra a queste nuove tecnologie. Non appaia eccessivo l?affermare che non consentire(vista l?evoluzione tecnologica) a coloro che non possono più parlare di tornare ad esprimere in libertà i propri pensieri e sentimenti, è da considerarsi un crimine contro l?umanità. Nell? esprimere infine la mia gratitudine all?Assessore Colangelo, al Dr. Montagano e al direttore generale dell?Asl N° 3, Dr. Marra, allego alla presente alcune foto che meglio di mille parole possono darci il senso del progetto ?Libertà di parola?.

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Dramma? Solo se televisivo

22 Luglio 2006 4 commenti


Nel dicembre del 2004, un fortissimo terremoto ed un successivo tremendo maremoto, ormai conosciuto come tsunami, si abbattè sulle coste e i litorali di vaste zone dell?Indonesia, Myanmar, Sumatra, Ceylon ecc, l?Indocina fu quasi completamente colpita ed in parte distrutta da questo fatidico evento. In Italia ci fu una grandissima corsa contro il tempo per raccogliere fondi da poter inviare subito nelle zone colpite, in modo da cercare di alleviare le sofferenze di queste popolazioni. In fretta e furia furono raccolti oltre 47 milioni di euro, che furono immediatamente messi a disposizione di un Comitato dei Garanti che ha monitorato costantemente l?utilizzo di questa ingente somma. Sembra che a distanza di un anno, i soldi sono andati tutti a buon fine, finanziando 42 progetti, fra i quali costruzioni e ricostruzioni di scuole, ospedali e investimenti infrastrutturali volti a ravviare l?economia locale. Ricordiamo tutti, almeno credo, le terribili immagini di quei momenti e la spontaneità di milioni di italiani che attraverso l?sms hanno messo a disposizione in poco tempo quelle somme di danaro.
Qualche giorno fa a Giava, sempre in Indonesia, si è verificato un altro episodio catastrofico, un altro tsunami, sicuramente di dimensioni più ridotte, ma comunque un evento che ha provocato centinaia di morti e ben cinquecentomila, stima arrotondata per difetto, di senza tetto; praticamente una città come Firenze.
In questo caso nessuno ha proposto nulla per cercare di intervenire in quella zona. Io mi sono fatto una idea in merito, penso che tre siano stati i motivi principali: la crisi in medioriente che ha catalizzato l?attenzione dei principali media, l?assenza di immagini di rilievo che testimoniassero la drammaticità dell?evento e soprattutto l?assenza di turisti italiani.
Vale a dire che la tragedia è tale se e solo se viene documentata dalla televisione e ci sono italiani coinvolti. E questo, ahimè, vale per qualsiasi evento, manifestazione che si tiene e si svolge in qualsiasi parte del mondo. Prendiamo l?Iraq, prima dell?ultima guerra del Golfo, (da premettere non voglio entrare nel merito se era giusto o meno intervenire), negli ultimi 10 anni, sono stati ammazzati quasi mezzo milione di persone dal regime di Saddam o perché appartenenti a minoranze etniche o perché dissidenti dal regime. Bene, questa strage di uomini e donne non è stata documentata e quindi non è stata vissuta come tale dalla opinione pubblica internazionale, mentre la guerra che ha provocato lo stesso qualche migliaia di morti (fra cui qualche decina di italiani), anche se in numero nettamente inferiore, ci ha ?regalato? momenti di terrore e sgomento, di indignazione e anche di riflessione.
Credendo che se una persona viene ammazzata da un regime o da una bomba è la stessa cosa, perché sempre di guerra si tratta, credendo che se una persona viene travolta da uno tsunami documentato o meno dalla televisione è sempre la stessa tragedia, come si può rompere questo ?equilibrio?, per cui lo stesso evento viene analizzato diversamente a secondo se la tv è presente o meno?

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Libano vs. Israele o terrorismo vs. democrazia?

17 Luglio 2006 2 commenti


La situazione mediorientale è di nuovo molto critica. Si alimentano le voci a favore di una o dell?altra fazione, tutti invocano la pace (quale?), ma al momento non si vede nessuna soluzione all?orizzonte.
Tutto comincia dal rapimento di due soldati israeliani da parte del gruppo degli Hezbollah. Gruppo terrorista e fondamentalista islamico, un po? come Hammas in Palestina, gruppo che comunque conta legittimamente deputati e ministri nel governo libanese. Gruppo che viene finanziato dalla Siria e anche dall?Iran. Elemento importante per capire sia il perché della loro forza, sia per capire l?imbecillità del governo italiano che sta chiedendo la mediazione proprio ai finanziatori di questo terrore.
Si dice che la risposta israeliana è stata eccessiva. Probabilmente è vero, ma la comunità internazionale e soprattutto l?Europa cosa ha fatto in questi anni per evitare questo stato di cose? Nulla se non invocare pace e promettere la formazione dell?ennesimo Stato nazionale: la Palestina.
Anche in questa occasione, colui che mi sembra il più lucido, come al solito, nell?individuare perché e soluzioni è sempre Pannella.
Il problema, come dice Pannella, non è la pace o la Palestina come Stato, bensì la democrazia, il diritto, qualità della vita, e via discorrendo; pertanto è l?interdipendenza fra stati e fra popoli ciò che si deve perseguire, la diffusione dei diritti civili e la sconfitta della cultura fondamentalista, ma questo è possibile se e solo se la comunità occidentale prenda posizione a fianco di Israele, difendendo la democrazia israeliana e intimandole anche di utilizzare le armi della diplomazia e del diritto internazionale. Fare in modo che Israele diventi il 26esimo Stao dell?UE, di una Unione che sia sempre più simile all?Europa Federale voluta dai suoi fondatori e sviluppata da Spinelli successivamente. Se il problema di Israele diventa il problema dell?intera UE, allora avremo un momento di crescita di entrambi, superando l?empasse di questi ultimi tempi. Senza Europa, Israele rischia di perire, ma ciò vale anche per l?Europa che sempre più sembra allontanarsi dalla sua mission. W l?Europa, W Israele.

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La sentenza finale

8 Luglio 2006 2 commenti


Domenica c?è Italia vs. Francia, Lunedì c?è la sentenza o dovrebbe esserci la sentenza su Calciopoli.
Domenica otto giocatori della Juve (massima rappresentanza) si giocheranno la vittoria al mondiale, lunedì questi otto giocatori, a parte Del Piero, non saranno più giocatori della Juve.
Domenica ci saranno anche quattro ex della Juve (Lippi, Ferrara, Zidane e Henry), lunedì saranno quasi tutti ex.
Strano il calcio, mondo a parte anche rispetto a ciò che lo circonda.
Quando in Italia è esploso il caso Parmalat, sono stati rinviati a giudizio e credo verranno condannati i principali azionisti ed il top management, ma l?azienda, attraverso l?Amministrazione Straordinaria è stata salvata, attraverso alienazioni di rami d?azienda, di marchi ed una riorganizzazione del gruppo. Questo per la Juve non sarà possibile e non sarà possibile perché le norme sportive semplicemente non lo prevedono.
Spero, da juventino, che le norme attualmente in vigore, vengano applicate nel caso sia accertata la responsabilità oggettiva del club bianconero, ma subito dopo spero che si possa trovare una soluzione per modificare queste regole inique e ingiuste.
Non sono né innocentista e né colpevolista, credo che del marcio ci sia e che esso non è né maggiore e né minore di quello presente nella società nostrana e pertanto non credo nella presenza di un lupo cattivo (Moggi) e delle pecorelle vittime (tutti gli altri); l?idea che ho potuto farmi è quella della presenza di una organizzazione a capo del quale ci sia stato Moggi ma dove tutti e tutte venivano garantite attraverso l?affiliazione, dove dirigenti e proprietà delle società conoscevano e convivevano.
Tuttavia se è vero che Moggi è colpevole, (vedremo poi se ed in che modo) concordo con Sconcerti sul fatto che non si capisce perché debba essere punita la squadra e quindi i giocatori appartenenti al team, sarebbe congrua una multa salata (qualche decina di migliaia di euro) da suddividere fra tutte le società che siano state danneggiate, in modo da creare un danno economico alla società danneggiante e nello stesso tempo creare un vantaggio alle altre salvaguardando la squadra.
La sentenza che si paventa creerà alla Juve un danno sportivo con la retrocessione in serie B (speriamo che non trovino l?ardire di accettare le richieste del procuratore) ed un doppio danno economico derivante da minor introiti per diritti televisivi e dalla svendita, in quanto costretta, dei gioielli di famiglia. Credo sia eccessiva, anche alla luce di un processo (sembra veramente quello di Ceausescu), che dura una settimana e dove non viene data alla difesa la possibilità di operare
Non ci resta che aspettare la sentenza per affrontare il futuro con nuove regole all?insegna della logica e del rispetto.
Per il momento fremiamo per la finalissima della Coppa del Mondo, dove anche il pallone sarà bianconero e mal che vada ci saranno tre juventini campioni del mondo.

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Iniziative sul fotovoltaico

7 Luglio 2006 2 commenti


VAL D’AGRI – Nell’ambito del programma operativo Val D’Agri, la Regione Basilicata, su parere favorevole del comitato di coordinamento, ha deciso di assegnare poco meno di 500 mila euro a 16 comuni dell’area interessata alle estrazioni petrolifere come contributo finanziario per la realizzazione di impianti fotovoltaici in strutture pubbliche di proprietà comunali. I comuni interessati sono i seguenti (fra parentesi il contributo assegnato): Abriola, per l’edificio scolastico (18.375 euro), Aliano (18.228 euro) e Brienza (38.706), per la pubblica illuminazione, Corleto (11.853), per la scuola media, Castelsaraceno (18.187), per la pubblica illuminazione, Gallicchio (7.507), per gli impianti sportivi, Grumento Nova (27.685), per la pubblica illuminazione, Guardia Perticara (31.250), per gli impianti Pip, Marsico Nuovo (31.588), per la sede municipale, Moliterno, per la pubblica illuminazione (8.800) e per il cimitero (10.000), Montemurro (32.500), per l’edificio scolastico, Roccanova (56.939), Sasso di Castalda (32.500) e Satriano (62.340), per la pubblica illuminazione, Tramutola (10.899) e Viggiano (25.180) per la scuola media. «Questo finanziamento ­ afferma il presidente della Regione, Vito de Filippo ­ pari al 25 per cento dell’investimento ammesso consentirà la realizzazione di programmi comunali finalizzati al risparmio energetico, già valutati dalla Regione e parzialmente finanziati, altrimenti non attuabili per carenza di risorse finanziarie comunali».
Riferimenti: Quotidiano della Basilicata

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E-mail di Marco

6 Luglio 2006 Commenti chiusi


Caro Michele,

ti porto a conoscenza di una lettera che ho inviato oggi ai membri della Segreteria e di Direzione Rosa nel Pugno.

Non ho potuto, da mesi, tornare a scriverti come avrei voluto. Anche ora, impegnato a Strasburgo, non avrei tempo per farlo; preferisco quindi inviarti questo piccolo “scampolo” della tempesta che si è scatenata e che cerchiamo di governare. Se ritieni utile far conoscere anche attorno a te questa lettera, ti prego di farlo.

Al solito, ti sarei grato se vorrai fare un cenno di riscontro, cogliere questa occasione per riprendere o prendere contatto diretto con me. Spero di potere, comunque fra qualche giorno, tentare di inviarti una sintesi -ahitè certamente non breve!- sulla situazione e sui tanti eventi che hanno riguardato l’area radicale e ora anche quella della Rosa nel Pugno e di coloro che hanno sperato e vogliono tuttora sperare in questa nuova grande iniziativa.

Con i migliori saluti,

Ciao,

Marco

P.S.: Per risposte puoi scrivermi al seguente indirizzo pannella@radicali.it

………………

Ai compagni della Segreteria e della Direzione Nazionale della Rosa nel Pugno

Cari compagni,

occorre diradare alcune nebbie fumogene nelle quali ci siamo avvolti e che rischiano di togliere chiarezza di giudizio all’interno ed all’esterno della Rosa nel Pugno. Resto assolutamente favorevole allo sviluppo più ampio del nostro soggetto politico, del nostro partito (e non coalizione o espediente elettoralistico). Per questo occorre un rispetto non solamente minimo – che non abbiamo avuto – ma massimo delle pochissime realtà istituzionali e di indirizzo e operative che ci siamo dati.

La Segreteria Nazionale è l’organo che ha avuto ed ha pienezza di responsabilità, di indirizzo e operativo. La Direzione Nazionale ha anch’essa quello di indirizzo, di analisi e di giudizi sulla situazione politica generale ed interna.

Da quando la Direzione Nazionale ha ratificato l’inserimento di Biagio De Giovanni e di Lanfranco Turci nella Segreteria ed il proprio ampliamento, quasi un raddoppio di membri (il 19 e 20 aprile ultimo scorso!), di fatto, la Segreteria ha potuto riunirsi, a fatica, per un paio di limitate riunioni e ormai da oltre un mese è stato impedito che svolgesse i suoi compiti, che si riunisse, mentre non si è accolta la richiesta di convocare la Direzione Nazionale PER DISCUTERE, PER AFFRONTARE CON UN AMPIO E SERIO DIBATTITO il giudizio sugli eventi intercorsi.

Questo è un fatto che non può essere negato.

In tal modo, anziché un dibattito politico trasparente e responsabile abbiamo avuto uno stillicidio di piccoli e grandi fatti e misfatti che una forza politica nuova e seria – QUALI CHE SIANO GLI “STILI”, REALI O PRETESI – aveva ed ha il dovere democratico e statutario di analizzare e superare nella trasparenza e nella chiarezza che dobbiamo ad aderenti, sostenitori, elettori ed alla pubblica opinione.

Tutto qua. Di per sé un errore grave, come è quasi inevitabile che un partito responsabile si trovi prima o poi a commettere.

Se questo ci è chiaro e se questo onestamente facciamo tutti lo sforzo di riconoscere, realizzando il rispetto pieno, dovuto di regole e luoghi statutari, ritengo per mio conto che si possa certamente passare a quella “Fiuggi 2″ che avevamo insieme concordato e annunciato. È esploso l’annuncio pubblico delle dimissioni del Presidente del Gruppo. Questo annuncio ha sicuramente avuto il pregio (costi a parte) di fare esplodere con un’evidenza tale da accecare molti, non più solamente riserve e comportamenti equivoci e sleali soprattutto nei confronti delle massime responsabilità dello Sdi, oltre che nei confronti della RnP.

Abbiamo constatato che l’annuncio suddetto è restato tale e che quelle dimissioni sono, per la Camera dei deputati, nulle, anzi mai avvenute. Se il Presidente del Gruppo in tal modo, a ragion veduta, decide di politicamente ritirarle non abbiamo che da prenderne volentieri atto e di… passare all’Ordine del Giorno. Questo Ordine del Giorno, a mio avviso, dovrebbe includere l’immediata rianimazione dell’esercizio del diritto-dovere di pienamente operare da parte della Segreteria Nazionale e di una convocazione a breve termine della Direzione Nazionale per svolgervi un necessario e doveroso dibattito che, a mio avviso, potrebbe costituire il rilancio energico e pieno degli obiettivi, delle ragioni, degli impegni, della Rosa nel Pugno. Ne sono assolutamente convinto.

Infatti, potremo farci – senza troppo sforzo – forti delle azioni e reazioni nemiche che pullulavano all’interno ed all’esterno sotto mentite spoglie di accettazione del fatto compiuto (l’esistenza della RnP).

Noi abbiamo – tutti, credo – in corso una felice e necessaria influenza nel Governo che attraversando incertezze, ambiguità, ostilità dell’Unione sta raggiungendo un’opinione pubblica e ambienti politici autorevoli. Abbiamo in pieno corso due gravissime e tanto quanto grandi iniziative di difesa e affermazione della legalità e dei “sommi principi generali del diritto” – Giuliano Vassalli lo ha inequivocabilmente affermato mentre è fortemente possibile che come già è accaduto per la difesa del potere costituzionale di Grazia del Presidente della Repubblica può coinvolgere progressivamente gran parte del più prestigioso mondo della Scienza, della dottrina, degli operatori del diritto. L’obbligo della fuoriuscita dello Stato italiano dalla flagranza delittuosa nella quale sempre più sprofonda a causa della crisi e della negazione della crisi della Giustizia da una parte, dall’altra l’urgenza di rendere al Senato, quindi anche al Parlamento, il suo plenum legittimo e legale possono e debbono essere incardinati nell’agenda politica e istituzionale italiana oltre che istituzionale europea. Abbiamo da prepararci all’imminente riproporsi delle urgenze individuate e fissate a Fiuggi. In particolare con il proseguirsi necessario di quanto avviato da Mussi, da Livia Turco e forse anche da Ferrero. Inoltre, sembra imminente l’emersione dell’importanza e delle centralità delle funzioni di Emma Bonino a livello governativo ed europeo.

Ma la sto facendo troppo lunga. Leggo sulle agenzie le dichiarazioni di Roberto Villetti sulla candidatura di Mario Patrono e la durissima critica al comportamento dell’Unione. Domani avremo Bersani in Commissione alla Camera… insomma il bailamme che viene scatenato ed organizzato – mi sembra – contro il vertice dello Sdi (e contro la RnP) mi pare – per poderoso che sia – affrontabile e dominabile. Potrebbe consentire un grande balzo in avanti che potrebbe vedere i tanti campanari che suonano a nostra morte ad essere accompagnati loro, macerie del passato e non annunci dell’avvenire, ai luoghi del loro estremo riposo politico.

Scrivo tutto questo assolutamente convinto che la battaglia per e della Rosa nel Pugno deve affrontare prove temibili e per altri impensabili. Io stesso, non dispiaccia a nessuno, per gli obiettivi che sono stati individuati e fissati insieme so di essere in condizioni e in qualche misura costretto a contribuire in modo inevitabilmente costoso, tanto quanto, spero, felice.

Al solito, ho dettato e mi ha aiutato qui a Strasburgo Nicola Dell’Arciprete perchè potesse giungervi subito questa missiva. Non la ho nemmeno riletta, sicchè il casino e la fatica per voi sono assicurati e vi prego di davvero scusarmene.

Con fiducia e volontà di amicizia vi invio un cordiale saluto.

Marco

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Luca Coscioni: martedì 20 giugno, disperse le sue ceneri in mare

3 Luglio 2006 9 commenti


Martedì 20 giugno, alle ore 20.00, a quattro mesi dalla scomparsa di Luca Coscioni sono state disperse le sue ceneri in mare, a largo di Porto Santo Stefano, così come da sua volontà.

Erano presenti alla cerimonia Maria Antonietta Farina Coscioni, moglie di Luca, i genitori e la sorella di Luca, i dirigenti dell?Associazione Coscioni, Giulia Simi, Rocco Berardo, Mirella Parachini e il sindaco di Porto Santo Stefano, Nazzareno Alocci.

Dichiarazione di Maria Antonietta Farina Coscioni, moglie di Luca e Presidente dell?Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

La volontà di Luca di disperdere le sue ceneri è legata ad un suo stretto legame con il mare, il vento e la sabbia in particolare di Porto Santo Stefano.

Luca è stato in vita ricerca di libertà, dando corpo, con il suo corpo debole, alla nonviolenza.
In questo particolare momento di ?Satyagraha per la legalità?, portato avanti da Marco Pannella insieme a migliaia di cittadini italiani, mi viene in mente in parallelo Gandhi, la sua nonviolenza, il suo corpo le cui ceneri, anche, furono disperse nelle acque del fiume Gange.

Luca è stato fino alla fine dei suoi giorni autenticamente nonviolento, perché più la sofferenza lo attanagliava, lo soffocava, più cresceva in lui l?anelito alla libertà.
Le parole di Luca che oggi voglio ricordare sono l?espressione delle ?regole libere? sulle quali riponeva le sue speranze di uomo:

?Non mi sento libero. Non sono libero. Non posso camminare con le mie gambe, non posso parlare con la mia voce, non posso mangiare con la mia bocca, non posso veleggiare con il mio catamarano giallo verso l?Isola del Giglio. Ho perduto il bene più prezioso: la libertà personale. Ecco, è proprio il vento a mancarmi. Del resto, la mia mente era già vela verso l?altra gente. La malattia mi ha sottratto il vento e la corrente magica, che scorre tra Punta Lividonia e Giglio Porto?*.

*Luca Coscioni 9 ottobre 2004, intervento Sessione costitutiva Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica

Data:
20 Giugno, 2006 – 04:00

Riferimenti: Associazione Luca Coscioni

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