Legalizzazione Cannabis: Risposta al Lisipo/Selp

31 Luglio 2016 Commenti chiusi

Rispondo al comunicato del sindacato di polizia Lisipo/Selp ieri pubblicato su questo quotidiano a pagina 5. Rispondo innanzitutto per ristabilire alcuni concetti approssimativi e distanti dalla verità che sono stati espressi e poi per dare un contributo a questo fondamentale dibattito.
Lisipo/Selp utilizza come sinonimi i termini legalizzazione e liberalizzazione. E questo è il primo punto, i due sostantivi sono l’uno l’opposto dell’altro, infatti la cannabis è di fatto già libera e sfugge a qualsiasi tipo di regola, mentre la legalizzazione ha come scopo quello di regolamentare la coltivazione, la commercializzazione e l’utilizzo della canapa indiana e dei suoi derivati, al fine di tutelare meglio i consumatori (che grazie al proibizionismo sono arrivati ad oltre cinque milioni fra consumatori saltuari e continuativi) e togliere un importante business alle narcomafie.
Il secondo punto è considerare i derivati della cannabis come “droghe leggere”. L’O.M.S. ha più volte ribadito che tali sostanze non portano a tossicodipendenza (a differenza di altre droghe quali tabacco e alcool perfettamente legali), ma sono “sostanze psicotrope” che possono portare solo a dipendenza psicologica.
A tal proposito nessuno vuole negare che un abuso di queste sostanze non rechi danno alla salute, ma sicuramente tali danni possono essere considerati infinitamente inferiori a quelli provocati da alcool e tabacco, che sono droghe legalizzate.
Bisogna anche sfatare il falso mito del collegamento fra cannabis e altre sostanze stupefacenti, in quanto i consumatori di cannabis sono in numero notevolmente superiore a quelli di altre droghe e non tutti i consumatori delle “droghe pesanti” sono passati dall’utilizzo dell’hascisc o della marijuana.
C’è poi un punto credo esiziale ed è quello che nell’illusione di proibire un comportamento, si è arrivati alla criminalizzazione di una pianta che ha svariati utilizzi dal tessile alla farmacologia (negli anni trenta l’Italia era il secondo produttore mondiale) con gravi danni per l’economia reale ed alla criminalizzazione di giovani che spesso si trovano a transitare per le carceri nostrane dove è ormai arcinoto che si entra “rubagalline” e si esce delinquenti affermati. Senza considerare casi di persone che utilizzano la cannabis per curarsi e che a causa di leggi criminogene vivono il terrore quotidiano di poter finire in carcere; il caso di Fabrizio Pellegrini è l’ultimo di una lunga serie.
Consiglio infine agli iscritti ed ai dirigenti della Lisipo/Selp di abbandonare posizioni antistoriche, antiscientifiche e draconiane e consultarsi coi colleghi della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo che invece auspicano una pronta legalizzazione della cannabis per i seguenti motivi: si liberano risorse per la P.A., si snelliscono i procedimenti giudiziari, si colpiscono le narcomafie, aumentano le entrate tributarie, si indebolisce il terrorismo integralista che si finanzia anche con la commercializzazione di queste sostanze,si garantisce il diritto alla salute ed un miglior funzionamento del libero mercato.
Dopo tanti anni di lotta, noi Radicali abbiamo raggiunto la maggioranza del Paese, speriamo che anche la maggioranza del Parlamento possa fare lo stesso salto di qualità, perchè come dice Marco Pannella:” la guerra alla droga produce i suoi effetti ovunque come ogni altra guerra classica”. Legalize it.

Michele Latorraca
Segretario Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone
Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani

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In ricordo di Marco

22 Maggio 2016 Commenti chiusi

E’ da ieri che sono chiuso in un dolore che pervade la mia persona. Un dolore che ha varie sfaccettature, di ciò che poteva essere e non è stato, ciò che potevo fare e non ho fatto, ciò che ho condiviso, che mi ha dato da pensare e che mi ha completamente avvolto.
Sono uno dei pochi radicali “storici”, considerato la mia militanza ultraventennale, che non aveva un rapporto personale con Pannella. Un po’ per timidezza, la mia, molto per scelta.
Marco aveva un carattere difficile, non era facile stargli accanto e probabilmente anche io avevo un carattere poco compatibile con Pannella. A me è sempre interessato capire le sue battaglie politiche, dare un apporto da militante, fare un passo nella direzione giusta, non mi interessava esserne amico, avevo timore di esserne troppo coinvolto dal punto di vista personale.
Ho contato nulla nella sua vita, ma lui ha contato molto nella mia e credo nella vita di tutti noi italiani.
Molti lo ricordano per le battaglie sul divorzio, sull’aborto, sull’obiezione di coscienza (spesso svilita nell’accezione con cui facilmente adesso se ne fa abuso), a me piace ricordarlo anche e soprattutto per le battaglie impopolari che sono diventate popolarissime dopo e penso alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti o alla legalizzazione dell’eutanasia, la libertà di ricerca scientifica, ma anche a quelle che ancora scontano una impopolarità, spesso legata alla mancata conoscenza delle stesse, come quelle sulla giustizia giusta, l’amnistia, il tribunale penale internazionale, la moratoria universale sulla pena di morte, gli Stati Uniti d’Europa e d’America, l’organizzazione mondiale della e delle democrazie e, ovviamente, la lotta per lo sterminio per fame nel mondo.
In tutto questo è giusto ricordare la sua ultima lotta politica per la transizione verso lo Stato di diritto e l’affermazione del diritto umano alla conoscenza; in provincia di Frosinone, il comune di Anagni ha già approvato una mozione che impegna il governo italiano a supportare la propria candidatura come membro temporaneo del Consiglio di Sicurezza Onu, proprio sull’affermazione dello Stato di Diritto.
Un amico e compagno di battaglie di Sciascia, di Pasolini, di Tortora, di Modugno, di Vasco, di Saramago, Ionescu, Sartre e del Dalai Lama.
Un militante della libertà e della laicità, un uomo che ha sempre sfidato l’impopolarità per non essere antipopolare, un politico che non si è mai seduto sugli allori e che ha sempre cercato nuove battaglie, un integralista del diritto contro le ragion di Stato o di partito, insomma una persona d’altri tempi che, come amava dire lui, speriamo futuri.
Spes contra spem. Il suo ultimo grande insegnamento, “essere” speranza e non “avere” speranza, essere proattivi e non sperare in una soluzione calata dall’alto.
Ciao Marco, mi mancherai, spero solo non troppo.

LADRI DI VERITA’

3 Maggio 2015 Commenti chiusi

C’è un aneddoto della mia vita che, ripetutamente, mi viene in mente in questi giorni.
Nei miei lunghi “pellegrinaggi” in giro per l’Italia e non solo, mi sono ritrovato, per un breve periodo a condividere l’appartamento anche con un ragazzo polacco. Si trattava degli anni 2002/2003 ed egli si trovava a Roma per motivi di studio.
Una sera nel parlare del più e del meno, delle nostre vite, dei nostri trascorsi e delle nostre esperienze, mi raccontò di un episodio che lo aveva visto protagonista e, che, all’epoca mi sconvolse e non poco.
Iniziò col mostrarmi una svastica tatuata all’interno del suo labbro inferiore, che rappresentava più che un credo politico, una appartenenza calcistica.
Lui era tifoso del Polonia Varsavia, era un ultras e mi raccontò di scontri, fratture, sangue e via discorrendo. Era un mondo, quello delle tifoserie organizzate, da me sempre disprezzato o in ogni caso mai amato e lui, da “pentito” mi confermò tutte le mie perplessità su quel mondo.
Ma veniamo alla cosa che mi sconvolse.
A differenza di ciò che succede normalmente in Italia, i polacchi tendono a “fare squadra” in ambito internazionale e così, anche se molto rivali in campionato, le tifoserie del Polonia e del Legia Varsavia fanno fronte comune nelle competizioni europee.
Così nella stagione 1990/1991 il Legia arrivò in semifinale di coppa Coppe contro il Manchester United ed ecco che accade il colpo di scena, dal mio modesto punto di vista, una delegazione di ultras polacchi (di cui questo ragazzo faceva parte), una settimana prima dell’incontro, si recò in quel di Manchester per incontrare una delegazione della tifoseria locale per stabilire i percorsi ed i luoghi dove ci sarebbero stati gli scontri fra le opposte tifoserie. Proprio così. Le due fazioni si incontrano pacificamente dentro un pub per stabilire le modalità operative della guerriglia urbana che scateneranno l’un contro l’altro armati una settimana dopo.
Il mio rimanere allibito durò qualche ora, poi a mente più fredda feci un’altra riflessione.
A parte le fratture, non è quello che normalmente avviene nella politica italiana seppur a momenti invertiti? Le tifoserie calcistiche si mettono d’accordo prima e si scannano poi, nella politica politicante si scannano prima e si mettono d’accordo poi…. o giù di lì.
C’è sicuramente un dato di fatto, non sempre le cose sono come appaiono.
Ad esempio nelle elezioni non si vota quasi mai per chi deve governare e per chi deve fare l’opposizione, ma più realisticamente per chi deve essere azionista di maggioranza e chi azionista di minoranza, all’interno di un’unica società di spartizione partitocratica.
Chi si oppone a questo schema, o è inadeguato (e viene alimentato dallo stesso potere) o talmente pericoloso per la spartitocrazia che viene silenziato oppure dileggiato, anche grazie ai media amici e “conviviali”.
Questo è il fenomeno dei menzogneri che a me piace chiamare con il vero nome: “ladri di verità”.
E’ difficile combattere contro queste sirene, ma non impossibile, bisognerà essere intelligenti nel trovare gli spiragli giusti ed imporre al potere la sua stessa legalità, solo così si potrà sonfiggerlo facendo leva sulla sua avidità.

Rems, Regione Lazio e Ceccano

31 Marzo 2015 Commenti chiusi

Il Decreto legge 211/2011 successivamente convertito con la Legge 9/2012 ha predisposto la chiusura definitiva degli Ospedali Penitenziari Giudiziari. Tale chiusura dovrà avvenire, salvo proroghe dell’ultima ora il prossimo 31 marzo. Inizialmente la stessa legge prevedeva una chiusura al 31 marzo 2013 e poi dopo due proroghe si è arrivati finalmente alla fine di marzo 2015. A discapito del nome, gli OPG non erano delle strutture sanitarie in senso stretto, ma dei carceri dove venivano detenute delle persone con seri problemi psichiatrici. Rappresentavano, senza ombra di dubbio, la conitnuazione in senso stretto degli ex manicomi criminali di lombrosiana memoria e come constatato nel 2010 dalla Commisione Sanità presieduta da Marino, rappresentavano dei veri e propri lager che per numero di detenuti e scarsità di mezzi non permettevano il trattamento individuale dei pazienti in termini accettabili nè dal punto di vista sanitario nè da quello umano.
Con la legge 9/2012, il successivo DM salute dell’ottobre del 2012 e la legge 81/2014 si individuano anche le modalità di chiusura e di passaggio ad altro trattamento degli ospiti degli OPG. Dei circa 700 detenuti degli OPG poco meno della metà saranno accolti da comunità di accoglienza o restituiti alla famiglie per le cure che dovranno essere garantire dai Dipartimenti di Salute Mentale. Gli altri, i cosiddetti non dismissibili, saranno ospiti delle cosiddette Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza detentiva (REMS) e facendo prevalere l’interesse territoriale, ogni regione dovrà occuparsi di collocare i detenuti residenti nella propria regione attualmente presenti un una dei cinque OPG italiani. Per la Regione Lazio si tratterà di provvedere all’assistenza sanitaria di 91 detenuti attualmente ospiti ad Aversa e Napoli.
Le Rems saranno, sulla base degli intenti del legislatore, una sorta di case di cura che si occuperanno dei trattamenti di natura psichiatrica e sanitaria dei propri pazienti e che avranno anche l’ambizione di recuperare alla vita normale tali persone.
Come quasi tutte le regioni, anche la Regione Lazio si trova a vivere una situazione di forte ritardo all’appuntamento del 31 marzo ed ha individuato al momento quattro Rems provvisorie (non previste dalla normativa e quindi con profili di forzatura della legalità vigente) in Subiaco, Pontecorvo, Palombara Sabina e Ceccano (che ospiterà 20 persone di sesso maschile, aanche se non credo che dal 1 aprile i primi ospiti saranno trasferiti) questo per cercare di dare adeguata ospitalità a tali pazienti e fino al completamento delle Rems vere e proprie che saranno ubicate a Subiaco, a Rieti e a Ceccano.
Soffermandoci sulla realtà ceccanese, occorre dire che, come previsto dall’art. 3 ter della legge 9/2012, la struttura pur essendo una residenza sanitaria a tutti gli effetti, sarà oggetto di sorveglianza esterna del perimetro dell’edificio attraverso l’accordo che le Prefetture stipuleranno con le forze dell’ordine nel pieno rispetto degli standard di sicurezza.
In deroga al blocco delle assunzioni previste, la stessa norma prevede l’assunzione di personale medico e paramedico ad alta professionalità attraverso concorso e personale OSS a chiamata diretta il tutto gestito dalle ASL.
Tale informazione viene data anche per evitare che probabili speculazioni possano inficiare il corretto svolgimento della prossima competizione elettorale. Anche perchè i rischi di manipolazione sono talmente alti che le forze investigative sono tutte già allertate.
Ceccano sarà anche ospite della Rems definitiva. Su questo punto bisogna fare delle precisazioni. Il decreto del commissario ad acta n. 72 del 19-02-2015 indica nella località Borgo Santa Lucia (alle spalle dell’ex Ospedale)il luogo dove costruire tale struttura. Successivamente, in una conferenza stampa tenuta in prefettura qualche settimana orsono, si è precisato che vi è stato un errore di stampa e che invece la Rems definitiva sarà costruita in Via Fabrateria Vetus recuperando l’area dell’Ospedale in Costruzione, mai concluso ed abbandonato. Al momento però non risultano decreti o provvedimenti di rettifica dell’indirizzo.
Quello che sembra certo è che verranno costruiti due moduli da 20 posti cadauno ed anche qui ci sembra si possa configurare una forzatura, in quanto fra i requisiti previsti dal DM salute dell’ottobre 2012 risulta che l’area abitativa deve avere un massimo di 20 posti. Ora sicuramente due moduli possono essere configurati come due unità abitative differenti, ma lo spirito della norma immaginava altro.
Anche perchè la speranza è che tali Rems non siano solo operazioni dai grandi interessi (ogni paziente graverà sul SSR per circa cinquemila euro al mese) o un modo per cambiare nome agli OPG magari in forma mini (con l’aggravante che per queste strutture non sono previste visite di sindacato ispettivo), ma diventino delle strutture di eccellenza per questo tipo di malattia.
L’auspicio è anche il rafforzamento in termini di personale e di risorse dei Dipartimenti di Salute Mentale che dovranno comunque farsi carico sia dei pazienti ritenuti dismissibili dagli OPG, sia di nuovi pazienti derivanti dal considerevole aumento di patologie psichiatriche dovuto agli effetti della crisi economica e che rappresentano un importante avamposto anche in termini preventivi per questa tipologia di problematica sanitaria.

Continua la mia adesione al Satyagraha di Marco Pannella

9 Dicembre 2014 Commenti chiusi

Uno Stato di diritto non può e non deve aspettare le logiche spartitocratiche per far rispettare le stesse leggi di cui si è dotato. E’ impensabile che a 10 mesi dall’introduzione della figura del Garante Nazionale dei Detenuti ancora non si è proceduti alla nomina, non è pensabile che il diritto alla salute non venga garantito nei fatti ai detenuti, in quanto le carceri italiane sono un bubbone di malattie soprattutto psichiatriche.
Nella sola casa Circondariale di Frosinone, più di un terzo dei detenuti sono sotto osservazione psichiatrica e nonostante l’immenso lavoro effettuato dall’infermeria del carcere, che lavora in condizioni a dir poco imbarazzanti, la situazione non può considerarsi sotto controllo con alcuni gravi casi di incompatibilità, a mio parere, col regime carcerario.
La miriade di lavoro presente sulle scrivanie dei magistrati, anche in virtù di un obsoleto principio della obbligatorietà dell’azione penale, fa si che i tempi di giustizia diventino inevitabilmente tempi di ingiustizia, con il corollario della prescrizione che non è altro che una amnistia di classe, visto che coloro che si possono permettere un buon avvocato hanno molte probabilità di riuscire a garantirsi questo fondamentale istituto.
E’ ovvio che la risposta non può essere allungare i tempi della prescrizione, perché sarebbe l’allungarsi di un’agonia, ciò che è necessario nel breve termine è un ulteriore provvedimento di indulto legato ad un altro ancor più fondamentale provvedimento di amnistia per garantirsi il tempo necessario per arrivare ad una vera riforma della giustizia. Sarà compito del parlamento italiano, nel quale noi siamo assenti, garantire agli italiani una riforma che tenda a superare lo stato perenne di emergenza nel quale versa questo importante pilastro dell’organizzazione dello Stato.
La stessa revoca del 41 bis al detenuto Bernardo Provenzano e l’abolizione dello stesso in quanto incompatibile con il dettato dell’art. 27 della Costituzione, non è altro il rientro nella legalità da parte dello Stato Italiano sempre più tecnicamente criminale come le stesse condanne ricevute dalla Cedu dimostrano, in particolar modo sul fronte della irragionevole durata dei processi e per i trattamenti inumani e degradanti legati alle condizioni in cui vivono i detenuti.
Non è pensabile lasciare da soli i direttori dei carceri ed il Corpo della polizia Penitenziaria nell’affrontare un così grave problema, la politica e la giustizia devono fare la loro parte non presto ma subito.
Sono profondamente convinto che il Satyagraha radicale sia fondamentale e addirittura dirimente per rientrare nella traiettoria di una Giustizia Giusta nel pieno rispetto della legalità esistente e nel rispetto della persona e delle persone che sono ospitate nelle carceri italiane.
Per questo motivo dopo aver aderito con 48 ore di sciopero della fame gli scorsi 5 e 6 dicembre, continuerò insieme a Marco Pannella, a Rita Bernardini e ai Radicali tutti con altre 48 ore il 10 e 11 dicembre e 17 e 18 dicembre.

NOI I SOLDI LI ABBIAMO RESTITUITI, GLI ALTRI QUANDO LO FARANNO?

6 Febbraio 2013 1 commento

C’è chi ama le parole, c’è chi produce i fatti. Noi radicali siamo fatti così, di solito parliamo bene e razzoliamo benissimo. Lo scorso 1 febbraio 2013, i due consiglieri radicali uscenti, Rossodivita (candidato alla Presidenza della Regione per la Lista Amnistia Giustiza Libertà) e Berardo, durante una conferenza stampa, hanno consegnato ai media presenti, copia del bonifico effettuato dal Gruppo dei Radicali al Consiglio Regionale del Lazio per un importo di 360.000 Euro quale restituzione delle somme ricevute per il funzionamento del Gruppo, ancora non utilizzate.
Dopo essere stati l’unica forza politica a denunciare lo scandalo dell’ammontare dei fondi regionali destinati ai gruppi consiliari, denuncia grazie alla quale è uscito fuori il marcio che contraddistingueva tutti i gruppi consiliari, tranne i RADICALI, adesso si è arrivati al completamento dell’opera restituendo la somma non utilizzata, così come previsto dalle norme vigenti.
Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, per dare concretezza alle tante parole che in questo periodo si sentono dai diversi esponenti politici della partitocrazia del Lazio, hanno fatto “un appello agli altri Gruppi affinché anche loro restituiscano le somme rimaste nei loro conti e documentino, come noi, come sono stati spesi i soldi in questi ultimi mesi”. Durante la conferenza è stata sollecitata la stampa a promuovere forme di giornalismo di inchiesta “affinché su questo denaro pubblico venga data la possibilità ai cittadini di conoscerne l’utilizzo, così come abbiamo fatto noi con la pubblicazione delle spese sostenute negli ultimi mesi, e con i bilanci precedenti”.
I Radicali hanno anche chiesto che il Procuratore Capo della Repubblica di Roma verifichi cosa è rimasto dei fondi dei Gruppi, anche delle scorse Legislature, in particolare dell’ultima (quando era Governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo). Infatti, secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione, non esiste alcuna continuità formale tra i Gruppi rispetto al rinnovo delle diverse legislature.
Questa è la differenza tra il fare trasparenza e l’immaginarla soltanto, sicuramente una differenza per gli altri intollerabile.
Ad esempio sarebbe utile sapere come, alcuni big della mafiosità partitocratica locale, finanzino le loro mega campagne elettorali, con tanto di kermesse e affitto di locali costosissimi e verificare se ci sono o meno collegamenti proprio con quei fondi consiliari che noi radicali abbiamo provveduto a restituire. Sarebbe utile cioè, essere trasparenti sin dall’inizio, documentando e mettendo on line ogni spesa sostenuta in campagna elettorale, indicando anche la provenienza del danaro. Anche perché alcuna fiducia può meritare chi millanta in campagna elettorale meriti ed iniziative sul fronte trasparenza e legalità, se poi non si rende noto nè la fonte dei finanziamenti, nè l’ammontare degli impieghi a sostegno della propria campagna elettorale.
L’unico voto utile alla trasparenza e alla soluzione dei problemi della regione Lazio e dei suoi cittadini è quello alla Lista Amnistia Giustizia Libertà e noi crediamo che i cittadini laziali premieranno il merito ed i fatti e non le chiacchiere tripartisan.

Michele Latorraca
Candidato alla Regione Lazio
Lista Amnistia Giustizia Libertà
Circoscrizione Provincia di Frosinone

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Lista Amnistia Giustizia Libertà: Riammessi

1 Febbraio 2013 15 commenti

Eh già, siamo ancora qua”, direbbe Vasco. Il Tar ha riammesso (non
poteva fare altrimenti) la nostra lista, la lista Amnistia Giustizia e
Libertà. Ritorniamo in pista più convinti che mai che questa Regione,
per poter sopravvivere e superare questo momento di crisi, ha bisogno
dei radicali e del loro modo di vivere le istituzioni. La partitocrazia
è avvertita, i vecchi giochi di potere sono a rischio, se, come
auspicabile, i radicali torneranno a sedere alla Pisana, saranno
scoperchiate tutte le illegalità e il nuovo consiglio e la nuova giunta
regionale saranno costretti a operare con e nella massima trasparenza.

Noi radicai possiamo orgogliosamente dire che, a differenza dei
principali soci della partitocrazia (PD e PDL) e delle loro appendici
alleate, non dobbiamo promettere alcun rinnovamento bensì continuare
il fantastico lavoro di Rossodivita (il nostro candidato Presidente) e
Berardo che hanno già iniziato l’opera di demolizione del malcostume e
malaffare alla Pisana; perché la storia radicale è sempre stata quella
del rinnovamento continuo, dell’attenzione verso gli ultimi, delle
istituzioni al servizio dei cittadini e non dei cittadini al servizio
della partitocrazia e dei burocrati di partito.
Cominceremo e
condurremo questa campagna elettorale a mani nude, senza un soldo in
tasca, con una sproporzione disarmante anche nei confronti delle liste
più povere, ma con la ricchezza delle nostre idee, con la dignità delle
donne e degli uomini presenti nelle nostre liste, con la nostra vision,
con le nostre parole e qualche iniziativa a sorpresa dei prossimi
giorni.
Se la nostra storia sessantennale non ha mai coinvolto un
nostro esponente in storie partitocratiche di spartizione e ruberie ci
sarà un perchè e spero che i laziali in generale ed i ciociari in
particolare il prossimo 24 e 25 febbraio diano un senso a questo
interrogativo, mandando una folta ed agguerrita truppa radicale alla
pisana votando Lista AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTA’.

Michele Latorraca
Candidato alla Regione Lazio
Lista Amnistia Giustizia Libertà
Circoscrizione Provincia di Frosinone
michelelatorraca@tiscali.it
Tel. 338/3889816

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A Taranto invece, sta cercando di vincere il mercato

29 Luglio 2012 4 commenti

No caro Sechi. Su Taranto e l’Ilva ti sbagli. A Taranto non sta vincendo il socialismo irreale come lo descrivi, sta vincendo, o meglio sta cercando di vincere il mercato. Il mercato quello vero, quello fatto di regole, magari poche, chiare e precise, ma quel mercato sta cercando di imporsi. Perchè dico questo? Perchè l’Ilva non sta rispettando la normativa in maniera ambientale, perchè se è normale che produrre acciaio inquina è pur vero che superare determinati livelli di taluni inquinanti significa non rispettare le regole che lo Stato impone al mercato, affinchè nello stesso vinca il migliore e non il più arrogante. La famiglia Riva era stata già avvisata da lustri e passi avanti significativi non se ne sono fatti a sufficienza, nell’ottica italiota per cui si privatizzano giustamente i profitti, ma si socializzano ingiustamente le perdite. Sono stati stanziati oltre trecento milioni di euro per bonificare quell’area e li metterà Pantalone, la cassa integrazione ormai quasi certa per gli operai la pagheremo tutti noi e se l’Ilva chiuderà, chiuderà non per un provvedimento giudiziario ma per una tecnologia ormai obsoleta che impedisce alla stessa azienda di essere competitiva sui mercati. E’ arrivata l’ora dei piagnoni? Hanno poco da piangere, chi difende questa Ilva, attacca Taranto, violenta Taranto, ma soprattutto toglie una speranza ad una nazione intera che deve finalmente capire che il suo cancro, il suo vero cancro, oltre alla tassazione elevata, ad una giustizia che non funziona è una illegalità diffusa ed una arroganza di potere per cui, una azienda che paga più di un tot di stipendi è autorizzata a fare tutto perchè ha sempre il coltello del ricatto dalla parte del manico. Giustamente tutti parlano della gravità della vicenda, potrebbe essere un duro colpo non solo per l’Ilva, per Taranto ma per l’intero complesso industriale italiano, ma nessuno parla in queste ore di tutte le altre attività che, a causa dell’Ilva o anche dell’Ilva, hanno portato centinaia di famiglie in una situazione altrettanto grave, dai pescatori, agli allevatori di mitili, agli allevatori di ovini e ai coltivatori della zona, senza considerare le migliaia di famiglie nella disperazione più totale perché colpiti da leucemie o neoplasie dovute proprio al mancato rispetto dei vincoli ambientali. Nessuno si illude che il benessere sia a costo zero, ma c’è un limite al costo da sostenere e credo che a Taranto, quel limite sia stato da tempo, troppo tempo, superato. W il mercato, w il liberismo, quello vero però.

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Anagrafe pubblica degli eletti: la delibera esiste e va applicata

22 Gennaio 2012 46 commenti

In qualità di segretario dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della provincia di Frosinone, credo sia doveroso intervenire per fornire alcune precisazioni sul tema dell’Anagrafe Pubblica degli eletti, che ha visto protagonista nei giorni scorsi, fra gli altri, il Sindaco Sorge.
E’ vero ciò che dice il sindaco quando sostiene che non vi è alcun obbligo di legge nella pubblicazione della situazione reddituale e patrimoniale, in quanto la legge 441/82 prevede tale obbligo solo per i comuni capoluogo di provincia e per quelli con popolazione superiore ai cinquantamila abitanti; tuttavia sembra alquanto singolare l’atteggiamento del sindaco quando sottolinea che non risulta alcuna delibera comunale di approvazione dell’anagrafe pubblica degli eletti da parte del consiglio comunale di Ceprano. Senza entrare nel merito delle responsabilità degli uffici nella pubblicazione della delibera, l’approvazione della stessa, che prevedeva fra l’altro, la pubblicazione della situazione anagrafica, reddituale e patrimoniale di tutti i consiglieri e assessori comunali, è avvenuta nella seduta del 28 novembre 2008, come dimostrato dalla registrazione audio disponibile sul sito di Ceprano.net. In quella sede, era presente l’allora consigliere di opposizione Giovanni Sorge e la delibera venne approvata all’unanimità, quindi anche col voto favorevole dell’attuale sindaco cepranese. Ad onor del vero, c’è da dire, che la delibera fu approvata ma mai attuata visto che rimandava, fra l’altro, a delle modifiche statutarie la piena applicazione della stessa, cosa che non mi risulta sia avvenuta. Pertanto, benissimo fece l’allora Presidente del consiglio comunale di Ceprano, Avvocato Antonio Radice, a presentare la proposta di delibera, bene fece il consiglio comunale a votare tale proposta all’unanimità, male fece il consiglio, soprattutto nella allora maggioranza a non dare mai attuazione alla delibera stessa, malissimo sta facendo l’attuale sindaco ad innescare una polemica speciosa e futile, negando l’evidenza dei fatti e dando l’impressione di non essere il sindaco di Ceprano ma quello di Collodi. Credo sia necessario riprendere il testo di quella delibera e dargli finalmente attuazione per cercare di affermare quei principi di trasparenza e di buon governo che dovrebbero caratterizzare qualsiasi amministrazione comunale, anche e soprattutto nel rispetto delle decisioni già prese e per non dare adito ad ulteriori polemiche su chi si voglia proteggere e su cosa si voglia nascondere.

Michele Latorraca
Segretario dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone
michelelatorraca@tiscali.it

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Anagrafe pubblica deglie eletti e dei nominati: Occorre attuarla immediatamente

10 Gennaio 2012 165 commenti

Con delibera n. 54 del 26 novembre 2008, il Consiglio provinciale di Frosinone approvò l’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati; da allora poco o nulla si è fatto per l’attuazione di quella delibera.
Nulla vale ricordare che all’epoca il Presidente della Giunta fosse Scalia e che la maggioranza era di centro sinistra, perché tale delibera fu approvata all’unanimità.
Con quella delibera la provincia di Frosinone si impegnò, fra l’altro, a mettere a disposizione di tutto il suo elettorato, i dati di ogni consigliere, di ogni assessore e di tutti i dirigenti di nomina dell’ente, i dati reddituali e patrimoniali di ognuno di essi, la produttività dei consiglieri e degli assessori espressa sia in termini quantitativi (presenze nelle assisi di appartenenza), sia in termini qualitativi (provvedimenti prodotti e/o votati), i curricula dei dirigenti ed i criteri di nomina degli stessi.
Alla luce di quella iniziativa, che ebbe anche un buon riscontro di media, ci furono anche altri soggetti politici ed istituzionali che, a parole, si dichiararono d’accordo con l’impostazione dell’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, salvo poi non adoperarsi e riportare il tutto nel dimenticatoio.
Mi piace ricordare come lo stesso sindaco frusinate Michele Marini, più volte si impegnò a far approvare una delibera simile, ma i suoi impegni rimasero lettera morta; probabilmente vi era altro tipo di impedimento per cercare di raggiungere questo elementare criterio di trasparenza e di corretto rapporto fra elettorato e rappresentanza dello stesso.
Al sindaco Marini vogliamo ricordare anche che, probabilmente, lo strumento per superare la sua crisi di maggioranza può essere proprio quello dell’anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati, evitando rimpasti o blindature di giunta che a poco servono, prendendo il timone della trasparenza per dare una risposta politica anche ai recenti ed incresciosi avvenimenti di cronaca giudiziaria che hanno visto coinvolti sia componenti di maggioranza che dirigenti nominati dalla stessa.
I radicali dell’Associazione Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone si batteranno nelle prossime ore per cercare di far attuare questo importante strumento, sia dove vi è già una delibera approvata (Provincia di Frosinone), sia per farla approvare dove ancora non si è provveduto (Comune di Frosinone), in quanto riteniamo non più rinviabile una concezione del rapporto fra elettorato e istituzioni basato sulla consapevolezza, sulla conoscenza e la massima trasparenza, lasciando la delega in bianco ad una politica ormai superata dai fatti e dagli eventi.

Michele Latorraca
Segretario Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini della Provincia di Frosinone
michelelatorraca@tiscali.it